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 2003  ottobre 09 Giovedì calendario

Biografia menzognera dell’elefantino a uso della stampa estera gauchiste, Le Monde, 09/10/2003 Oggi verso le due del pomeriggio i lettori del Monde avranno per le mani un articolo in prima pagina di Antonio Tabucchi

Biografia menzognera dell’elefantino a uso della stampa estera gauchiste, Le Monde, 09/10/2003 Oggi verso le due del pomeriggio i lettori del Monde avranno per le mani un articolo in prima pagina di Antonio Tabucchi. Il titolo è ”Fatwa all’italiana”, ed è rubricato sotto l’occhiello ”point de vue” (punto di vista, personale). Il Foglio è in grado di offrire ai suoi lettori il testo dell’articolo in corso di stampa questa mattina. Se mi ammazzano, ricordatevi che i mandanti linguistici sono Antonio Tabucchi e Furio Colombo, in concorso tra loro». Questa è la dichiarazione al tempo stesso losca e volgare di Giuliano Ferrara, nel giornale ”Il Foglio” (6 ottobre), con comunicazione preventiva alle agenzie di stampa. Furio Colombo è il direttore dell’’Unità”, uno degli ormai rari giornali che non appartiene a Silvio Berlusconi, e al quale io collaboro. Un giornale che ha preso posizioni ferme e coraggiose in favore della democrazia e che oggi si trova in condizione di isolamento. Antonio Tabucchi sono io. Ma chi è Giuliano Ferrara? S’impone un rapido ritratto, per chi non lo conosca. Figlio di un alto dignitario del Partito comunista italiano, Ferrara si è formato in Unione Sovietica dove ha frequentato l’Università di Mosca ai tempi di Breznev. Di ritorno in Italia, diventa una figura di punta della ”contestazione” molto vicino ai gruppuscoli rivoluzionari dell’estrema sinistra marxista-leninista (c’è una celebre fotografia di lui mentre prende d’assalto la polizia a Roma). Deluso dalla politica moderata e pro europea del Pci di Berlinguer (in quegli anni le Brigate rosse, assassinando Aldo Moro, impedirono quel che era stato chiamato il ”compromesso storico” tra la Democrazia cristiana e il Pci), Ferrara si avvicina a Bettino Craxi di cui seguirà l’itinerario politico dall’ascesa alla caduta. ’Radio Londra”, si apprezzi l’ironia Dopo la fine di Craxi – morto latitante in Tunisia dopo la sua condanna per corruzione da parte di un tribunale della Repubblica – Ferrara vira su Berlusconi e diventa uno dei grandi artificieri mediatici del suo arrivo al potere. All’inizio gli è affidato il programma ”Radio Londra” (si apprezzerà l’ironia), poi è nominato ministro nel primo ed effimero governo Berlusconi nel 1994. In seguito Ferrara prende la direzione del settimanale ”Panorama”, impero Berlusconi, il più potente veicolo di propaganda berlusconiana, consacrato a discreditare le personalità della politica, della cultura e dello spettacolo che si oppongono a Berlusconi. In questo lavoro colleziona un centinaio di querele per diffamazione, ma l’importante nella strategia messa in opera è diffamare, visto che per un miliardario come Berlusconi indennizzare il pregiudizio è un’inezia. Infine Ferrara diviene direttore di un nuovo quotidiano, ”Il Foglio”, proprietà di Veronica Lario, la moglie di Berlusconi, pubblicazione che beneficia tuttora di una sovvenzione pubblica per effetto di una legge molto italiana, concepita da un parlamentare, Marco Boato, che negli anni 60 militava anche lui nei gruppuscoli di estrema sinistra. ”Il Foglio” è il giornale in cui Berlusconi pubblica i suoi discorsi e i suoi proclami. lì che si fa intervistare quando ha in mente una nuova legge (Berlusconi disprezza il Parlamento ed è sua abitudine utilizzare i suoi giornali o la televisione per far conoscere la sua ”parola” agli italiani). Il linguaggio di questo giornale e di Ferrara in persona è, come vedremo, aggressivo, volgare e minaccioso. Un linguaggio identico a quello usato da Ferrara nel suo programma su un nuovo canale televisivo, La7, altra tribuna da cui trae un grande potere grazie alla sua grande capacità di intimidire ogni avversario del suo padrone. Facciamo un passo indietro: poco prima dell’estate scorsa, sempre sul ”Foglio” e poi anche nella sua trasmissione televisiva, Ferrara ha proceduto ad ”autodenunciarsi” rivelando che nel passato era stato un informatore dei servizi segreti americani operanti in Italia. Ma attenzione: non era la dichiarazione di chi si penta di un’attività losca. Al contrario: Ferrara faceva un annuncio trionfale, arrogante, dichiarando di averlo fatto per proteggere l’Italia dal comunismo e vantandosi di essere stato lautamente pagato per i suoi servigi. Ferrara giocava d’anticipo, molto semplicemente. La Cia stava aprendo le sue carte piuttosto recenti agli storici, e probabilmente in quelle carte c’è il suo nome. Si è autodenunciato prima di essere denunciato da uno storico. Ciò che è curioso, ma è tipico del clima dell’Italia berlusconiana (un paese intimidito, disorientato, in larga misura imbavagliato nel suo sistema d’informazione), è che le infami dichiarazioni di questo Ferrara non hanno suscitato alcuna reazione. Ho osato esprimere la mia stupefazione, per iscritto, sull’’Unità”. La Cia non paga per informazioni turistiche E l’ho fatto per la ragione, tra l’altro, che la Cia non paga lautamente per delle informazioni turistiche, e perché il passato recente del mio paese è fatto di bombe, terrorismo e massacri. E la Commissione parlamentare sulle stragi (nome sinistro, certo, ma quello è il nome) presieduta dal senatore Pellegrino, ha prodotto un’enorme quantità di atti parlamentari (in parte pubblicati e in ogni caso a disposizione dei cittadini) in cui si dimostra che molte stragi italiane a carattere sedizioso furono organizzate dai servizi segreti italiani ”deviati” in collaborazione con alcuni servizi segreti stranieri, tra i quali la Cia. Oggi Ferrara denuncia in modo assai allarmante il suo possibile assassinio e designa a priori la mia persona e quella di un direttore di giornale come mandanti. Mandanti linguistici: espressione curiosa che rivela la volontà di far tacere uno scrittore che, come me, utilizza lo strumento della parola. Dopo la citazione con la quale ho cominciato il mio articolo, Ferrara scrive: «Ricordatevene per metterci una pezza, e per impedire che la frittata sia come al solito rovesciata: non vorrei morire anch’io come un martire della sinistra chic e perbene, visto che il Papa in carica di questa sinistra, il mio vecchio amico-nemico Piero Fassino, ha avuto la bontà di scrivere nelle sue memorie che malgrado il mio cattivo carattere e il mio lavoro d’analista per l’intelligence americana, io resto ”uno di loro”. Però perdonateli (Tabucchi e Colombo, ndt), perché sono povere anime. Ho parlato di un mandato linguistico perché non sono uno specialista in moralismo e non arrivo neanche a capire il concetto di concorso morale. Da parecchio tempo Antonio Tabucchi, che è appunto uno scrittore e utilizza il linguaggio, mi assimila in modo obliquo e minaccioso (minaccioso per gli altri, per la comunità dei liberi) al nome di Silvio Berlusconi. [...] Egli offre della persona più trasparente al mondo, trasparente fino al grottesco, la versione onirica di un sedizioso che lavora nell’ombra. Un invito a nozze? No, un invito a uccidere. Che non ha un ”carattere penale”, ma che ha un’importanza linguistica decisiva». Faccio osservare quanto segue: con molta astuzia, Ferrara precisa che quello che ho scritto su di lui non riveste «carattere penale». E come potrebbe essere altrimenti? Mi sono limitato a ripetere quel che ha detto lui stesso: che è stato una spia della Cia. Invece, quel che lui ha scritto riveste un carattere penale e, naturalmente, ho sporto immediatamente querela contro di lui. Fatwa all’incontrario Ma fino a che punto la giustizia italiana può proteggere uno scrittore dalle abiette parole di Ferrara? Egli ha lanciato contro di me una ”fatwa” all’incontrario. Designandomi come possibile mandante del suo possibile assassinio, in un paese caratterizzato dalla presenza della mafia, di oscure attività di terrorismo, di associazioni clandestine, e con le vecchie amicizie che certamente Ferrara ha nella Cia, egli s’indirizza a uno sconosciuto affinché costui mi tappi la bocca in tempo, per disinnescare la libertà di parola di cui dispongo e che teme (il suo ricorso all’aggettivo ”linguistico” è rivelatore). Se le cose non fossero già di per sé chiare, un altro quotidiano dell’impero Berlusconi, ”Libero” (apprezzate anche qui l’ironia) ha insistito sulla faccenda con questo titolo nella sua edizione del 7 ottobre: «Ferrara: Tabucchi e Colombo mi vogliono morto», con una formulazione in progressione logica. Ecco l’Italia di oggi. Io credo che questo episodio, sebbene sia strettamente personale, costituisca un ritratto eloquente del mio paese. Antonio Tabucchi (traduzione di Giuliano Ferrara)