Mario Sechi il Giornale, 12/10/2003, 12 ottobre 2003
Per l’ex Gran Maestro Corona, la P2 era un’accolita di marcantoni scemi, il Giornale, 12/10/2003 Se uno ama i romanzi di Le Carrè e dice che «James Bond è uno che verrebbe arrestato da un vigile urbano», l’altro non si intriga per i romanzi di spie e preferisce leggere «molti libri di Storia»
Per l’ex Gran Maestro Corona, la P2 era un’accolita di marcantoni scemi, il Giornale, 12/10/2003 Se uno ama i romanzi di Le Carrè e dice che «James Bond è uno che verrebbe arrestato da un vigile urbano», l’altro non si intriga per i romanzi di spie e preferisce leggere «molti libri di Storia». Francesco Cossiga e Armandino Corona, due sardi così uguali e così diversi. Il primo pirotecnico, con la vocazione al coup de theatre, il secondo misurato, una luce nell’ombra. Il presidente emerito l’ha evocato qualche giorno fa su ”Repubblica”, nel corso di un’intervista cult del genere cossighiano: spie, logge coperte e cabriolet, Licio Gelli, generali, templari, cattedrali segrete e poi l’Armandino Corona, il medico che prese in cura la massoneria italiana nel 1982, nel pieno del virus P2. «Abbiamo pranzato insieme qualche giorno fa», dice Corona. Dalla sua villa in viale Merello, a Cagliari, passati disinvoltamente gli ottant’anni, tiene ancora d’occhio le cose della massoneria e della politica. E le parole di babbai Francesco sono sempre fonte di discussione in un’isola dove in molte famiglie il menù resta sempre quello dei tempi del Cossiga dei giovani turchi: minestra e politica. Onorevole Corona, ha letto Cossiga? «Sì, letto, letto». Be’ che ne pensa? «Quando dice che io ho fatto pulizia nella massoneria dice una cosa vera». Dice pure che Licio Gelli è stato riammesso in una delle logge. «Licio Gelli? Questo non è vero». Il presidente dice anche che «la nuova massoneria sta rifiorendo». Che dopo di lei è il diluvio nelle forze armate, nella marina, nella magistratura, nei lavori pubblici. Un tempo eravamo un paese di democristiani, moriremo tutti massoni? «La massoneria non ha ripreso quel respiro. Non c’è nessuna trama oscura. L’unica cosa che io non condivido del tutto è che l’attuale Gran Maestro ha modificato alcune cose che avevo stabilito. Io feci una serie di leggi per evitare infiltrazioni strane. Era fatto tutto con molto rigore e qualcuno di questi rigorismi oggi è stato abbandonato. Ma sicuramente è perché non sono più necessari. Francamente mi pare impossibile che la massoneria oggi operi al di fuori delle istituzioni. Non c’è alcuna possibilità, perché ci sono chiusure forti. La massoneria è diventata una cosa molto stretta, anche nel numero di affiliati. Quando si raccoglieva di tutto, entravano anche le mele marce». A proposito di trame oscure e mele marce. Ha letto ”Repubblica”? Sembra di essere tornati agli anni Ottanta, è tutto un fiorire di piduisti. Spuntano ovunque, perfino in Telekom Serbia. «Guardi che la P2 in realtà era una bolla di sapone, c’erano un sacco di iscritti che non sapevano neppure di cosa si trattasse. Tanta gente era ignorante di cose massoniche, pure qualche giornalista. E moltissimi erano in buona fede. La loggia - e poi macché loggia! - non si riuniva neppure, pensi un po’». Però lei fu chiamato al Grande Oriente per fare pulizia. E Gelli non era isolato. «Certo che no. Ma allora dobbiamo cominciare a dire come è nata la P2. Il guaio è che in quel periodo era Gran Maestro il professor Lino Salvini, che era un medico, socialista di sinistra». Il guaio? «Sì, proprio da qui è nato tutto il guaio. Perché gli americani si sono subito chiesti: un Gran Maestro di sinistra? Allora vuol dire che la massoneria appoggerà la sinistra e se scoppia la guerra appoggeranno anche l’altro blocco. Questa si vede benissimo che è una stupidaggine, ma gli americani allora ragionavano così. E mi creda, questa è la verità». E Gelli cosa c’entra nel ragionamento degli americani? «Vista la carta d’identità di Salvini, gli americani chiesero di poter costituire in Italia una massoneria di destra. Pensavano di metterla in contrapposizione a quella che loro pensavano fosse di sinistra». La politica dei due blocchi perfino nella massoneria. Però ancora non c’è traccia del burattinaio Gelli. «Ora ci arriviamo. Succede una cosa semplicissima: nello studio di un grande avvocato gli americani chiesero di cercare una persona per mettere in piedi questa loggia. E chi c’era da questo avvocato? Licio Gelli, che portava le pratiche in ospedale per conto di questo studio. E siccome Gelli era uno svelto, alla fine, incaricarono proprio lui. Gelli, che non era stupido. Preso subito l’incarico, si insediò e cominciò a raccogliere persone che volevano iscriversi in una massoneria di destra. Il problema è che raccoglieva solo marcantoni scemi oppure ingenui che pensavano così di difendere la patria». Non sarà stata tutta un’operetta? «Gelli cominciò a crescere. Il numero di persone iscritte saliva. C’erano molti militari e ammiragli. Molte cose furono facilitate dal fatto che quasi tutta la flotta di Napoli si era iscritta alla loggia». E i soldi per mantenere la baracca? «Loro avevano necessità di finanziamenti e gli americani cominciarono anche a dargli dei soldi. Si dice anche che fossero non pochi. Tanto è vero che quando la P2 si liberò da questa scemenza americana, allora chiesero a Licio Gelli di restituire un po’ di soldi che non aveva investito». Andreotti ricorda Gelli così: il direttore della Permaflex. Insomma, tutt’al più un esperto di molle e materassi. «In realtà Gelli ebbe proprio dalla Dc l’appoggio per avere la Permaflex. E mi creda, ho scoperto che per lui questo fu un grosso aiuto». I piduisti e gli ex piduisti a leggere certe cronache sembrano coinvolti in tutti gli scandali d’Italia. «Trame d’Italia? Mah, a quei tempi c’erano di mezzo personaggi strani e influenti, perfino un segretario dell’allora presidente della Repubblica. Ma la loggia in sé non aveva nessuna forza e nessuna filosofia. Era una conventicola di marcantoni che facevano affari ed erano protetti dagli affiliati della guardia di finanza, che era ben rappresentata”. E se fosse un coperchio buono per tutte le pentole? Non le sorge questo sospetto? «La coperta di tutti gli scandali? Ah, questo è certo. Pensi che io ho sofferto l’ira di Dio quando ho accettato di fare il Gran Maestro. La prima visita che ricevetti al Grande Oriente fu quella dei carabinieri. Anche loro erano un po’ convinti che ci fosse chissà che cosa. Appena arrivarono dissi: un momento, sono un uomo d’onore, vengo dalla Sardegna. Alla fine, ci siamo messi d’accordo, abbiamo discusso e in poco tempo hanno capito che non c’era trippa per gatti». Dissero che trafficava armi. Cose da spioni. «Armi? Di più! Agostino Cordova credeva che io vendessi sommergibili atomici. Pare ci fosse stato un tale che telefonò a Cordova dicendo: sono un Gran Maestro della massoneria, vi posso dire con certezza che Corona traffica in sommergibili atomici. Dopo tanto agitarsi, alla fine arrivò a interrogare anche me. E gli spiegai che i sommergibili atomici non sono come le caramelle». Si narra della segretezza della loggia P2 come se fosse il mistero dei misteri. Coperta, copertissima e via così in un crescendo che sfocia nel genere fantasy. O no? «Coperta? La piddue? Ma quale coperta? Lo sapevano tutti che c’era questa cosa. E la politica sapeva benissimo cosa faceva Gelli. Ma in troppi credevano che quella cosa potesse essere guidata da tanti. Due anni prima che scoppiasse la grana io a Cagliari avevo saputo con certezza che c’era questo murigo (un frugare sospetto, sempre in sardo, ndr), e allora andai in loggia, nel Grande Oriente, a Cagliari, e all’unanimità votammo un documento dicendo che era scandaloso che vi fossero associazioni come quella di Gelli. Altro che coperta». E la sinistra, che faceva la sinistra? «Stendiamo un velo pietoso. La sinistra in quel periodo non diceva né ah né bah». Ma in commissione d’inchiesta hanno scritto una controstoria d’Italia. «Per quanto fossero molto ignoranti di massoneria devo dire che la signora Anselmi è stata brava, mi ha consentito di parlare in libertà. La sinistra si limitava a fare chiasso e chiedeva sciocchezze del tipo perché vi mettete la benda? Perché vi riunite in luoghi segreti? Poverini, ignoravano che proprio io avevo riunito 800 massoni, a Roma, sotto i riflettori della Rai». Non c’è stata una forzatura nella rilettura di quegli anni? «Forzature? Certo, la sinistra voleva dimostrare a tutti i costi che senza di loro il Paese era completamente incasinato. Che senza i comunisti non c’era nulla. Ignoravano il fatto che la Anselmi restava sempre e comunque una democristiana». Dicono che fu Spadolini a chiederle di rimettere ordine nella massoneria. «Macché Spadolini, anche questa è una leggenda. Io godevo della fiducia dei fratelli e fui proprio io a offrirmi per quel delicato compito. Quando sono arrivato, la prima cosa che ho fatto è stata quella di abolire tutte le massonerie non regolari. E poi ho rimesso ordine nei rapporti con i francesi, gli inglesi e con tutti gli altri europei. Negli anni successivi ogni volta che ci incontravamo mi festeggiavano: avevano capito che salvai anche loro». E con gli americani come l’ha messa giù? «Sono andato dagli americani e gli ho spiegato come stavano le cose. E alla fine capirono, a modo loro, ma capirono. Soprattutto gli spiegai che la massoneria non si occupa di politica». Parlò con esponenti del governo degli Stati Uniti? «Scherza? Io parlavo solo con i grandi maestri della massoneria americana. Mai visto nessuno del governo. Per me anche il presidente degli Stati Uniti non avrebbe avuto alcuna autorità in materia». Mario Sechi