Antonino Zichichi Il Sole-24 Ore, 28/09/2003, 28 settembre 2003
Illustre e caro presidente Berlusconi, veda un po’ di non deludere Zichichi, Il Sole-24 Ore, 28/09/2003 L’imminente discussione della Finanziaria 2004-2006 pone in drammatica evidenza la necessità da parte del governo di affrontare, ormai senza indugi, i problemi determinati dalla progressiva perdita di competitività del nostro Paese
Illustre e caro presidente Berlusconi, veda un po’ di non deludere Zichichi, Il Sole-24 Ore, 28/09/2003 L’imminente discussione della Finanziaria 2004-2006 pone in drammatica evidenza la necessità da parte del governo di affrontare, ormai senza indugi, i problemi determinati dalla progressiva perdita di competitività del nostro Paese. I problemi sono economici e politici. Politici perché in assenza di strategie moderne, adeguate a sostenere lo sviluppo dell’Italia, il governo ed il suo premier corrono il rischio di alienarsi la fiducia che tanti italiani hanno in loro riposto. Economici se si considera che oltre il 25 per cento della produzione industriale italiana è esportata in tutto il mondo. è su questa capacità del sistema paese di competere a livello internazionale che si basa la sopravvivenza di una parte consistente della nostra struttura industriale. Il grande pubblico è in attesa di un fermo indirizzo politico e strategico che definisca gli interventi su cui concentrare le risorse per lo sviluppo, tenuto conto che le nostre quote di commercio mondiale stanno diminuendo in importanti settori tecnologici, quali macchine e apparecchi meccanici, autoveicoli, beni strumentali. Le parti sociali, Confindustria e organizzazioni sindacali, hanno indicato in un accordo congiunto la necessità di attuare una concreta strategia basata su quattro grandi priorità condivise: ricerca, formazione, infrastrutture e mezzogiorno. Da parte sua il governo ha approvato, fin dal 2002, le «Linee guida per la politica scientifica e tecnologica del Governo» e dispone quindi di un complesso di regole, programmi e indicazioni sulle modalità operative che - evitando indiscriminati finanziamenti a pioggia - permettono di attuare una netta svolta rispetto alle politiche dei precedenti governi. Questi governi, caso unico tra tutti i paesi industrializzati, hanno portato gli investimenti in ricerca e sviluppo dall’1,30 per cento del Pil (1992) all’1 per cento del 2001, provocando una decadenza economica e industriale dell’Italia. Il ministro per l’Economia, contrariamente a quanto affermava un suo illustre predecessore, Guido Carli («il ministro del Tesoro non parla mai, e se parla dice no»), di fronte a questa situazione ha proposto una serie di interventi nel settore della ricerca scientifica e tecnologica, insufficienti per delineare una politica incisiva. C’è di più. Tali interventi devono essere opportunamente corretti ed indirizzati secondo strategie già adottate dai paesi nostri concorrenti. Queste strategie peraltro, sono alla base delle «Linee guida» di questo governo. Si darà luogo altrimenti a una inutile e dannosa dispersione delle già esigue risorse. Risorse che sarebbero preziose se orientate su obiettivi strategici. La mia lunga esperienza mi porta a pensare che stia prevalendo nei nostri massimi esponenti politici un antico senso di sfiducia nella componente impegnata nello studio e nelle ricerche scientifiche e tecnologiche. Non mancano esempi di successo delle nostre strutture scientifiche. Senza citare i settori in cui sono impegnato da diversi decenni - ad esempio i magneti superconduttori - ci sono campi nei quali i nostri ricercatori hanno conquistato record mondiali. Nel settore dello sviluppo di prodotti ad alta tecnologia sono stati ottenuti risultati che hanno prodotto rilevanti ricadute economiche per il nostro paese. Alcuni esempi. Le scoperte di Natta nel campo delle materie plastiche, come il polipropilene, che hanno rivoluzionato questo importante settore produttivo. Il primo calcolatore da tavolo prodotto al mondo, l’Olivetti 101. La scoperta italiana di nuovi antibiotici come la rifampicina, ancora oggi il farmaco di elezione nella cura della tubercolosi e delle cefalosporine. I nuovi farmaci antitumorali, e, ancora, lo sviluppo dei treni a inclinazione variabile. I nuovi motori «common rail» che hanno rivoluzionato il settore dei motori diesel. Per non annoiare il lettore mi limito ad aggiungere, solo altri due esempi. Una fabbrica grande come due campi di calcio che, una volta completata nel 2004, darà lavoro a 1500 tecnici altamente specializzati, sta sorgendo nel Sud d’Italia. Questa è una delle realtà di StMicroelectronics, il gigante del chip italiano, guidato da Pasquale Pistorio. Questa realtà ha trasformato la periferia di Catania in una piccola «Silicon Valley italiana». In essa la stessa azienda impiega già circa 5mila persone. è un’impresa cui hanno contribuito l’Università di Catania e il Cnr in uno sforzo di ricerca con 7700 ricercatori nel mondo, con un investimento di 1,2 miliardi di dollari in ricerca, pari al 17 per cento del fatturato aziendale. La recente vendita a «Corning» del settore fibre ottiche, fornisce un secondo esempio per indurre il nostro governo a credere nei nostri giovani e nella nostra ricerca. La cessione di questo centro ricerche localizzato a Sesto S. Giovanni, in cui è concentrata l’attività di circa 400 ricercatori italiani che operano strettamente collegati ai nostri centri universitari, ha fruttato oltre 7000 miliardi di vecchie lire. Quanto esposto dimostra che, anche in Italia, la ricerca sa produrre concreti e importanti risultati. Illustre e caro presidente Berlusconi, ritengo che una risposta forte del Suo Governo sia attesa da tutto il Paese, e in particolar modo da coloro che, impegnati nello studio e nelle ricerche scientifiche e tecnologiche, producono ricchezza e benessere e ripongono in questo governo e nel suo premier la fiducia e la speranza di una svolta che valorizzi la scienza e le sue conquiste. Antonino Zichichi