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 2003  ottobre 04 Sabato calendario

Ma il Correntone Ds l’ha rovinato l’Onu o Gaetano Sateriale?, Corriere della Sera, 04/10/2003 A informare Nilde Iotti, dopo l’attentato a Togliatti, che l’insurrezione popolare non si sarebbe fatta, fu l’uomo che l’insurrezione sognava

Ma il Correntone Ds l’ha rovinato l’Onu o Gaetano Sateriale?, Corriere della Sera, 04/10/2003 A informare Nilde Iotti, dopo l’attentato a Togliatti, che l’insurrezione popolare non si sarebbe fatta, fu l’uomo che l’insurrezione sognava. Pietro Secchia si presentò sulla soglia della camera operatoria. La Iotti capì: «D’accordo. A meno ovviamente che Palmiro muoia». «No - rispose Secchia con il calore di uno stalinista piemontese -, anche se muore. Se l’insurrezione è un errore, lo è qualsiasi sia l’esito dell’operazione». A informare Rosy Bindi e Gloria Buffo, all’assemblea della sinistra Ds, che l’insurrezione popolare si farà, è stato invece Fabio Mussi. Nel teatro Ambra Jovinelli, storico tempio dell’avanspettacolo romano, parte subito alla grande: «L’Italia democratica, la nostra gente, rialza la testa e dice a tutto il centrosinistra: ”Rappresentateci, state insieme, rovesciate questo governo!”». Ovviamente sia Mussi sia la Bindi sia la platea che applaude sanno benissimo che non solo l’insurrezione non ci sarà, ma per giunta il «biennio rossiccio» (la definizione è di Giuseppe Caldarola) è finito. Molto in fretta. L’urlo di Moretti in piazza Navona. I girotondi. L’alleanza con Cgil e no global. I tre milioni del Circo Massimo, gli ottocentomila di piazza San Giovanni, fino all’incoronazione di Sergio Cofferati al palasport di Firenze. Nove mesi fa, una vita. Oggi «somos todos reformistas», dice Mussi. Hanno vinto Fassino e D’Alema? «No, a noi c’ha rovinato l’Onu» teorizzano i delegati al bar. Se il Consiglio di Sicurezza avesse avallato la guerra in Iraq, la sinistra riformista si sarebbe allineata, e «la piazza sarebbe stata nostra». «Ma che dici? Ci ha rovinato Bertinotti, che con il referendum sull’articolo 18 ha messo in difficoltà Sergio». «No, ci ha rovinati Gaetano Sateriale». Chi? «Il sindaco di Ferrara. molto amico di Cofferati, hanno scritto anche un libro insieme. L’ha convinto che fare il sindaco è il più bel mestiere del mondo». Il solo Mussi coltiva una visione incoraggiante del futuro: «La destra ci trascina indietro in un medioevo delle istituzioni e dell’anima, popolato di latifondisti del video, soldati di ventura, bande tribali». Cofferati verrà stamattina. stato lui, accettando la candidatura a Bologna, a chiudere una stagione. C’è invece Bertinotti, che è qui per festeggiare lo scampato pericolo di perdere quasi tutto lo spazio a sinistra. C’è Pancho Pardi, salutato in piazza Navona come «il nuovo leader dell’Ulivo», senza il cane filosofo di nome Platone. C’è Bassolino che invita a crederci ancora: «Quel che sono stati i girotondi magari ritornerà, magari con un altro nome». Moretti è annunciato ma manda la Bonucci. Nostalgia. I cori di Bella ciao. L’urlo strozzato di Nanni sotto Palazzo Madama nei giorni della legge Cirami: «Vergognaaa!». ”Micromega” . La sinistra fai-da-te. I cori per la Bindi: «Pa-sio-na-ria Pa-sio-na-ria». Dario Fo e Franca Rame al congresso di Castel San Pietro. Gino e Teresa Strada. I viaggi a Porto Alegre da Lula e Rigoberta Menchù. Lo stesso Ambra Jovinelli, da Petrolini alla Dandini. Mussi, fiducioso: «Nello stadio tecnologico in cui si trova l’umanità, l’incremento del consumo di materia ed energia disegna una curva catastrofica».  probabile che i girotondi, la competizione interna, i cortei siano stati utili all’opposizione. Hanno intercettato un sentimento diffuso. Hanno risvegliato una leadership partorita da una sconfitta elettorale e da un congresso dimenticabile. Qualcuno poi ha cambiato idea. Gianni Vattimo, per esempio. «Bisogna rottamare D’Alema e affidare la sinistra a Cofferati» disse lo scorso ottobre, proponendo una raccolta di firme: «Andrò di persona a chiedere quella di Bobbio». «D’Alema è apparso ancora una volta la personalità più adatta a tener testa a Berlusconi» dice ora. Non è un dettaglio, perché era D’Alema il vero bersaglio di Moretti. I due si somigliano, intelligenti e sarcastici, senso dell’umorismo e sussiego, e si stuzzicano da trent’anni. «Sono vecchie storie di quartiere, dei primi Anni 70 - disse un anno fa il presidente Ds -. Io ero nel Pci, lui in un gruppuscolo. I fatti diedero ragione a noi allora, ce la daranno adesso». Era D’Alema il parlamentare smemorato di Palombella Rossa, era D’Alema il capo dei giovani comunisti di cui Moretti sentenzia in Aprile: «Sono cresciuti davanti a Happy Days, e quella è stata la loro formazione morale e culturale». D’Alema l’uomo di cui Mussi oggi dice: «Se qualcuno fonda l’Associazione vittime dei sondaggi, a un Ds tocca la presidenza onoraria». Per il resto, ottimismo ai limiti dell’euforia: «Gli ultimi due sono stati anni orribili, hanno compresso il lavoro, affondato il Mezzogiorno, favorito l’illegalità, devastato la scuola, consumato la memoria storica del paese». In platea Alberto Asor Rosa, lo sdegno sul volto. Fuori dal teatro, le autoblù faticano a parcheggiare tra le casse del mercato dell’Esquilino. Sembra ieri. L’abbraccio con Agnoletto al Forum di Firenze. Marina Astrologo e le altre amiche di Moretti traduttrici o critiche d’arte. Il vaticinio: «Con questi leader non vinceremo mai». Gli Stati generali della cultura, con il fiore degli intellettuali italiani che per non essere da meno si alternavano a insolentire Fassino (oggi molto applaudito), con gran finale dello scrittore Fulvio Abbate: «Dove sono Bin Laden e mullah Omar? Anche i Ds hanno votato la guerra in Afghanistan, anche i Ds devono rispondere!» (al che il segretario allargò le lunghe braccia come a dire: e cosa ne so io?). Mussi guarda oltre, verso il day after: «Nessuno sa bene come si possono stoccare in sicurezza le scorie nucleari, l’agenzia per l’ambiente americana chiede garanzie per un milione di anni!». Certo non è finita. Il correntone può fare da cerniera tra Rifondazione e Fassino, tra i manifestanti e i riformisti. Nel frattempo tiene duro, Giovanni Berlinguer veglia la memoria del fratello, gli alleati non scarseggiano, domani ad esempio si riunisce la corrente di Cesare ”Jospin” Salvi, la linea è salda: no al partito riformista, no al dialogo con Berlusconi, sì al referendum sul lodo Schifani. E no alla lista unica, appoggiata invece dall’’Unità”, che ha guardato con simpatia ai girotondi per scelta editoriale prima ancora che politica, ha salvato la testata, e ora prepara una nuova stagione. L’ottimismo di Mussi si fa cosmico: «Qui si mette a rischio la biosfera, le condizioni basilari di produzione e riproduzione della vita!». Dov’è il ticket Prodi-Cofferati? Diego Novelli risorto? La rete dei movimenti dai nomi immaginifici, ”Chi ci sta ci sta” di Reggio Emilia, ”Non solo spettatori” di Padova, ”Se non ora quando”, ”Viva Jospin”, ”Suez”, ”Sei Maggio di Cagliari”, ”Save democracy”. E ancora: ”Lucca per la Costituzione” e ”Brigate Montesquieu”. Giuliano Giuliani. Flores d’Arcais al Palasport di Firenze con cassetta delle offerte tipo questuante minorita. Paul Ginsborg che intanto ha scritto un saggio su Berlusconi pubblicato da Berlusconi. Il normalista Mussi cita Krugmann, Galbraith, Adorno («in gioventù a me molto caro»), Tversky e Kahnemann: «Il presente immediato è governato dal cieco caso. Si gioca a dadi, ma il tuo numero non esce mai». Aldo Cazzullo