Oreste del Buono La Stampa, 15/03/1994, 15 marzo 1994
O.d.B. alla conquista del West, La Stampa, 15/03/1994 Il mio dormir poco sta diventando quasi un titolo accademico
O.d.B. alla conquista del West, La Stampa, 15/03/1994 Il mio dormir poco sta diventando quasi un titolo accademico. L’altro giorno mi ha persino telefonato Piero Angela per invitarmi a una sua Serata Quark sull’insonnia. Mi sono sentito onorato, ma ormai non ho più l’età per andare in tv. Certe mattine, quando mi faccio la barba, mi spavento da solo. A ogni modo, non avrei avuto da dir troppo. Io non soffro d’insonnia, semplicemente, a un certo punto della mia vita, ho cominciato ad aver meno sonno e ne ho avuto sempre meno. Ma questo non ha costituito un dramma per me. Avevo avuto l’esempio dei miei genitori che sono morti in tarda età e non dormivano più. Quando io dormivo normalmente e li andavo a trovare all’Elba, in qualsiasi momento mi svegliassi la notte, erano lì in cucina a schiccherare caffè e parlare. Così non mi sono angosciato, e, invece di restare a letto a fingere con me stesso di dormire, o a compiangermi perché non mi riusciva di riprender sonno, ho cominciato a impiegare il mio tempo libero a far quel che mi piaceva di più. A passeggiare per la città che anni fa non era ancora tanto pericolosa la notte o a leggere i libri che nessuno mi imponeva di leggere, ma che mi andava di leggere. Tra questi, una grande scoperta: Le frontiere della notte di Murray Melbin, pubblicato nel 1988 dalle edizioni di Comunità. Il suo incipit mi è diventato più caro di quello della Recherche proustiana: «A lungo, mi sono coricato di buonora. Qualche volta, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che non avevo il tempo di dire a me stesso: ”Mi addormento”. E, mezz’ora più tardi, il pensiero che era tempo di cercar sonno mi svegliava...» (traduzione di Giovanni Raboni). Recitava, infatti, l’incipit de Le frontiere della notte: «Il tempo è un contenitore che stiamo riempiendo in modo nuovo, con periodi più lunghi di veglia nell’arco delle ventiquattr’ore...», traduzione di Nicoletta Rosati e Matilde Dell’Isola. La conquista della notte come la conquista del West. Sono un colono della notte. Oreste del Buono