Francesco Giavazzi Corriere della Sera, 24/09/2003, 24 settembre 2003
Italiani ricchi ma inflazionati, Corriere della Sera, 24/09/2003 C’è un’anomalia italiana nei dati sull’inflazione nei Paesi dell’euro
Italiani ricchi ma inflazionati, Corriere della Sera, 24/09/2003 C’è un’anomalia italiana nei dati sull’inflazione nei Paesi dell’euro. L’inflazione media europea, che è vicina al 2 per cento, nasconde due realtà molto diverse: da un lato i Paesi con un reddito pro capite ancora sotto la media (Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda), dove l’inflazione è relativamente alta, fra il 3 e il 4per cento; dall’altro i Paesi più ricchi (in primis, Germania e Francia) dove l’inflazione è tra l’1 e l’1,5 per cento. L’inflazione relativamente elevata del primo gruppo di Paesi non è sorprendente: i Paesi relativamente più poveri partono con prezzi e salari più bassi, e parte del processo di crescita comporta l’adeguamento dei prezzi a quelli dei Paesi ricchi, il che significa più inflazione finché il loro livello di reddito ha raggiunto quello dei Paesi più ricchi. La stabilità dei prezzi nell’area dell’euro va valutata guardando ai Paesi che già sono ricchi, come Francia e Germania: qui la preoccupazione è se mai l’opposto, che la bassa inflazione sia il sintomo di un’economia ancora in stagnazione. L’Italia è ricca più o meno come Germania e Francia, cresce, o meglio non cresce, come quei due Paesi, ma ha un’inflazione da paese relativamente povero. Da che cosa dipende questa anomalia? La risposta sta nei dati sul diverso andamento dei prezzi nel settore dei servizi e in quello dei beni manufatti. Dal gennaio 2001 l’inflazione nei servizi non è mai scesa sotto il 3 per cento, mentre nel settore dei beni manufatti il tasso di inflazione si è quasi sempre mantenuto sotto il 2 per cento. Il dato odierno sull’aumento dei prezzi dei servizi di telefonia fissa conferma questo andamento. L’immagine che ne emerge è quella di un Paese con due volti: un settore manifatturiero ormai perfettamente integrato nell’economia europea, dove le aziende non possono usare i listini prezzi per far fronte a un divario di produttività: se non ce la fanno a tenere la concorrenza perdono quote di mercato, come dimostrano le vicende della Fiat che ora sta tentando di recuperare terreno. Dall’altro un settore di servizi protetti dalla concorrenza esterna, dove i prezzi sono la variabile sulla quale si scaricano le inefficienze - oppure, per dirla più chiaramente, l’aumento dei prezzi - è il meccanismo attraverso il quale questo settore fa pagare ai consumatori le proprie ricche posizioni di rendita. Provate ad acquistare un’auto usata e a cercare un notaio che apponga la firma necessaria per il passaggio di proprietà a un prezzo inferiore a quello stabilito dall’Ordine. Oppure chiedete a un immigrato filippino, che fa l’autista privato, perché non riesce ad avere la licenza necessaria per guidare un taxi. Tra le rendite difese dalla chiusura dei mercati (in questo caso europei, non italiani) ci sono anche quelle che riguardano l’agricoltura: a un cambio di 3 peso per dollaro mettere sul mercato un po’ di carne argentina farebbe crollare almeno un prezzo - e aiuterebbe il governo argentino a rimborsare i titoli di qualche nostro risparmiatore. Il «silenzio assordante sulle liberalizzazioni» come lo ha efficacemente definito Carlo Scarpa su ”lavoce.info” è la più grande delusione di questo governo, che a parole non perde occasione per definirsi «liberista»: «Nel settore dell’energia - dice Scarpa - continuiamo a essere ”liberi” di acquistare il gas dall’Eni», mentre Telecom Italia copre circa l’80 per cento del mercato italiano della telefonia fissa. Quanto alle libere professioni, Berlusconi e i suoi ministri sembrano essersi dimenticati che il loro compito dovrebbe essere quello di difendere i consumatori, non le rendite dei professionisti. Non ci rimane che sperare nella scure del Commissario europeo alla concorrenza Mario Monti: smantellare un po’ di rendite in questo settore sarà ancor più difficile che ostacolare gli aiuti pubblici francesi ad Alstom. Francesco Giavazzi