Geminello Alvi CorrierEconomia, 22/09/2003, 22 settembre 2003
Il merito di Soru, sardo calvo ma alto, che pensa l’economia come un’epica, CorrierEconomia, lunedì 22 settembre CorrierEconomia, 22/09/2003 Dietro alle dune desolatissime di una ventosa spiaggia sarda, il mare immenso inquieta chi sia abituato, come lo scrivente, alle abitate marine medioadriatiche
Il merito di Soru, sardo calvo ma alto, che pensa l’economia come un’epica, CorrierEconomia, lunedì 22 settembre CorrierEconomia, 22/09/2003 Dietro alle dune desolatissime di una ventosa spiaggia sarda, il mare immenso inquieta chi sia abituato, come lo scrivente, alle abitate marine medioadriatiche. All’indigeno Renato Soru invece, due anni fa, piaceva tanto da voler affittare una barca e spiacersi che un bagnino gliela negasse: c’era troppo vento e saremmo finiti in Africa. Mi rallegrai del diniego. E parlammo di come la vita paia già scritta, e di quel capitano di Cortez che scrisse della conquista del Messico dicendo che ripensando alle sue gesta gli pareva come se un altro l’avesse compiute al suo posto. Sensazione che si ripete nelle anime cui sia riuscita una grande impresa, e che ancora non si capacitano di quanto di bello o brutto è loro successo ma lo sentono epico. Com’era allora, e oggi, la vicenda di Tiscali: il fatto che a un giovane partito con mezzo supermercato, sia riuscito di creare la più grande Internet company d’Europa. Perché questo sardo calvo ma alto, con il pensiero che come un nurago gli si avvolge dentro, prima che a stento lo dica, ha avuto le sue astuzie ma anche un gran merito: ha pensato la sua economia come un’epica. Come un’impresa che doveva riuscire in Sardegna per farla diversa e migliore; intento che compensa il rischio e forse l’errore ch’è candidarsi alle prossime elezioni regionali. Un rischio che è stato quello di Berlusconi, ma che fu pure di Adriano Olivetti. A cui Soru più rassomiglia, tanto da rendere inevitabile che di lui ci si occupi. Perché con lui rinasce, ormai dopo quarant’anni e più, l’idea di aggregare comunità attorno all’impresa. Nel dopoguerra fu l’ingegner Olivetti che pensò suo dovere fare della Olivetti di Ivrea l’embrione per mutare l’Italia in un sistema confederato di comunità. La sua Olivetti divenne sì la prima produttrice di macchine da scrivere d’Europa, ma l’intento fallì. V’era troppo Stato nei cervelli che aveva radunato a Ivrea, che peraltro erano l’intellettualità d’allora. Così come troppo Stato, vincolo indebito, v’è negli statuti di ogni regione italiana. Templi residui di quella programmazione spreca-chiacchiere che gli Anni Settanta prescrivevano assieme ai posti lottizzati per i portaborse e le segretarie amanti. Il buon senso avrebbe consigliato di chiuderle: di sciogliere le regioni in aggregazioni più precarie e funzionali al territorio. Invece proprio Bossi, ripiegando e rinunciando alle idee comunitarie di Miglio, le ha salvate, quando per il loro demerito dovevano tutte affogare nel Mar d’Africa. A Soru, se vincerà, toccherà usarle. Peraltro Soru riconferma che è il momento degli imprenditori in politica. Ma se Illy poco aveva a che fare con la friulanità, essendo di Trieste; molto Soru intende aver a che fare con la sardità. I colori delle pietre bianche e scure di Sa Illetta dov’è il quartier generale di Tiscali, nome nuragico, sono quelli delle chiese antiche dell’isola e il muretto di cinta s’interrompe per rispettare un ulivo. Il nome di Soru in ogni studente sardo suscita un orgoglio che se non arriva a quello di Gigi Riva, è nell’isola secondo solo a quello. Ed è tutto dire. In breve in un’epoca in cui l’economia conta troppo, e tutto è affare di percentuali misurate in denaro, è inevitabile che tutto s’economicizzi. Anche la politica. Però almeno in Soru c’è un’epica delimitata, e non per slogan consueti come è stato per Illy e Berlusconi. C’è l’intento d’una Sardegna dove agricoltura, turismo prendano a modello quando gli è riuscito con Internet: creare sistemi ad alta produttività. Quindi attorno a essi concentrare un’originalità sarda di cultura e novità amministrativa. E torniamo al punto dolente: quanto quei contorti strumenti che sono le nostre regioni vi si adattano? Quanto lo statuto sardo è diverso? E però, che ci si provi, resta degno di nota. Com’è interessante questo stancarsi dell’economia in molti imprenditori, quasi che in essa non ci sia più da andare oltre. Ma quel diversissimo mare sardo, ora come due anni fa, resta per un continentale medioadriatico troppo blu ed enigmatico, com’è il capire perché Renato Soru si sia deciso per la politica. Geminello Alvi