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 2003  settembre 24 Mercoledì calendario

Quel fusto dell’Efisio, reso invalido dalla politica: Serrenti, presidente del Consiglio regionale sardo, ha un «equo indennizzo» per lo stress da troppo lavoro, Corriere della Sera, 24/09/2003 «Incessantemente»

Quel fusto dell’Efisio, reso invalido dalla politica: Serrenti, presidente del Consiglio regionale sardo, ha un «equo indennizzo» per lo stress da troppo lavoro, Corriere della Sera, 24/09/2003 «Incessantemente». Ecco come lavora, dice lui, il presidente del Consiglio regionale sardo, Efisio Serrenti. Un uomo benedetto due volte. La prima quando, una dozzina di anni fa, fu salvato da un trapianto di cuore. La seconda quando, qualche giorno fa, il consiglio di presidenza da lui guidato gli ha assegnato un’indennità una tantum di circa 350 mila euro e una pensione mensile di altri 7.500 riconoscendogli un’invalidità di servizio del 90 per cento. Giusto premio all’«incessante» stakanovismo d’un uomo che, col 10 per cento di salute che secondo i certificati gli resta, ha fatto in questi anni il deputato regionale e l’assessore allo Sport e il capogruppo e il segretario di partito e le campagne elettorali e un’infinità di altre cose faticosissime delle quali, tuttavia, giura in un’intervista, non si è mai lamentato: «Come si usa dire, la bicicletta l’hai avuta? Con quel che segue». Sono anni che pedala, il «Moro Seduto», come lo chiamano gli avversari con una feroce sintesi tra i quattro mori simbolo del Partito sardo d’azione (al quale il nostro apparteneva prima di essere folgorato sulla via della poltrona e di passare dalla sinistra al Polo formando un partitino tutto suo: i «Sardistas») e la sua capacità di imbullonarsi alle sedie. Anni che pedala senza sosta, affrontando le salite più impervie: «Il lavoro, come sanno i miei collaboratori, non mi ha mai spaventato e non mi spaventa ora», dichiarava appena eletto nell’intervista vanitosetta citata poco sopra e fieramente immessa nel sito ufficiale della regione. E giù dimostrazioni di forza: «In ufficio arrivo verso le nove e mezzo, dieci di mattina e mi trattengo sino alle nove e mezzo, dieci di sera». Che fusto! «Spesso anche il sabato». Che fusto! «Molte volte, per questioni istituzionali e politiche, devo spostarmi anche lontano da Cagliari», da Londra a New York, dall’Argentina all’Australia. Che fusto! «Ma non mi lamento certamente. Ho scelto volontariamente di candidarmi e ho promesso, ai sardi che mi hanno votato, di portare avanti certi programmi. Un impegno al quale non voglio sottrarmi». Però! Un «Cuore Toro», ha ironizzato sulla ”Nuova” Giorgio Melis. Ma sensibile. Vicino alla gente che soffre. Così vicino da essere tra i promotori, un anno fa, di una leggina regionale desiderosa di accomunare anche i deputati sardi ai lavoratori comuni. Con l’introduzione dell’«invalidità di servizio». Se un taxista si rovina i polmoni a guidare in mezzo allo smog, se un muratore si ammala di ernia a sollevare pesi, se un sistemista si rovina gli occhi a passare gli anni davanti al computer, perché non riconoscere lo stress di chi fa politica? Un quesito, ammettetelo, sacrosanto. Lesiona o no il fegato essere trombati alle elezioni? Fa venire o no le vene varicose passare la vita in piedi a tagliare nastri? Guasta o no la distribuzione gastrica la sconfitta nella conquista di una municipalizzata? Una precauzione, tuttavia, si rivelò presto indispensabile: bene l’avvicinarsi alle invalidità del popolo, ma non troppo. Dice infatti la legge che un invalido civile cui sia stato trapiantato il cuore senza alcuna complicazione (tanto per fare un esempio a caso) ha diritto a 223 euro al mese, purché non guadagni più di 3.600 euro l’anno. Oppure, se si tratta di un invalido per ragioni di servizio, tipo il taxista o il sistemista di cui dicevamo, ha diritto a un assegno da confermare ogni tre anni e comunque non cumulabile a un altro reddito se questo è superiore a 15.682,68 euro lordi l’anno. Vale a dire, grossomodo, quello che prende un consigliere regionale al mese. Una retrocessione troppo dolorosa, per chi si è abituato per anni all’auto blu. Ma come stabilire la cifra da dare agli «invalidi da politica» che già si erano premurati di farsi fare la visita medica al vicino ospedale militare (Serrenti, l’aennino Italo Masala, l’ulivista Gian Mario Selis), mettendosi in coda per l’incasso? Pensa e ripensa, il consiglio di presidenza sardo non riusciva a darne fuori. Finché il 16 settembre scorso, alla primissima riunione dopo il salvataggio della giunta di centrodestra avvenuto dieci giorni prima con il voto determinante di Efisio (il primo presidente dell’assemblea a rompere la prassi secolare dell’astensione) l’intesa è stata miracolosamente trovata. Erano presenti in 5 su 9. Hanno votato a favore in 4 (An, Fi, Udc e Patto Segni) contro il diessino Salvatore Sanna. Risultato: «Cuore Toro» si sarebbe ritrovato, come detto, un «equo indennizzo» di 350 mila euro e un assegno mensile di 7.500 che dovrebbe sommarsi, secondo la denuncia giornalistica, ad altri 7.500 euro di pensione come deputato regionale per un totale di 15.000 euro al mese. Certo, l’ideale sarebbe non usare i verbi al condizionale. E dare le cifre esatte. Ma non è possibile: nonostante l’Authority sulla privacy neghi ogni riservatezza alle questioni in cui sono spesi soldi pubblici, l’Ufficio di presidenza sardo, dopo avere opposto mille ostacoli alle domande dei cronisti che chiedevano di vedere la delibera (chi scrive ha fatto 21 telefonate, inutilmente) ha diffuso ieri sera una paginetta spiegando come tutti i dati «debbano essere considerati riservati e quindi non divulgabili». Non bastasse, il comunicato fa pure una ramanzina agli impiccioni spiegando che si tratta solo dell’adozione di «istituti normativi e previdenziali applicati in tutta la pubblica amministrazione». Certo, come spiega Carlo Giacomini che si occupa d’invalidità per la Fish, la Federazione italiana per il superamento dell’handicap, che raggruppa una trentina di associazioni, l’invalidità per un trapianto di cuore senza complicazioni (tanto per fare un esempio) porta di solito «al riconoscimento di un’invalidità più bassa, dal 71 all’80 per cento». Per non parlare delle restrizioni pidocchiose che lo Stato dalle casse vuote fa su quei 223 euro di assegno di cui abbiamo scritto. Ma non andatelo a dire a Serrenti: «Io queste cose non le so... Non posso dire niente. Voglio stare al di sopra delle parti. Mi attengo al comunicato». Gian Antonio Stella