Fabio Tamburini Il Sole 24 ore 02/09/2003, 2 settembre 2003
2/«Si dimetta, lei ha pure famiglia!» (cronaca dello strano affare Telekom Serbia), Il Sole 24 ore 02/09/2003 Biagio Agnes, ex presidente della Stet (11 dicembre 2002 e 20 marzo 2003)
2/«Si dimetta, lei ha pure famiglia!» (cronaca dello strano affare Telekom Serbia), Il Sole 24 ore 02/09/2003 Biagio Agnes, ex presidente della Stet (11 dicembre 2002 e 20 marzo 2003). Domanda del presidente della commissione, l’avvocato Enzo Trantino, di An: «Ritiene che il suo allontanamento da Stet possa essere collegato in qualche modo all’operazione Telecom Serbia?». Risposta di Agnes: «Non lo so, non voglio neanche pensarlo, non ho avuto neanche tempo per esaminare le carte di Telecom Serbia, perché non sono mai arrivate in Stet, almeno finché ci sono stato io... tuttavia... qualche pensierino l’ho fatto, ma si è trattato di un pensierino ingenuo». E ancora: «Ho pensato che forse la richiesta di dimissioni fosse dovuta anche al fatto che pensavano che Agnes e Pascale potessero dire di no a una eventuale acquisizione». Di sicuro anche il pensionamento anticipato di Agnes è risultato traumatico, avvenuto senza alcun preavviso e comunicato nel corso di un incontro presso il Tesoro con Ciampi e Draghi. «Alla richiesta delle dimissioni, motivate con il fatto che era meglio che nuove forze facessero le privatizzazioni – ha detto – ho opposto un diniego al quale il ministro del Tesoro ha risposto: ”La capisco, non posso dire che fa male, faccia come vuole, faccia come vuole”. Ci siamo salutati e il dottor Draghi mi ha accompagnato alla macchina. Insieme abbiamo preso l’ascensore e Draghi mi ha chiesto: ”Perché non si vuole dimettere? L’ha fatto anche Pascale”». Ho risposto: «Pascale ha i suoi motivi, io ho i miei e non intendo dimettermi». Ha continuato con «Ma chi glielo fa fare, chissà i giornali che cosa diranno...!». E io ho controbattuto: «Diranno che non mi sono dimesso, non possono dire altro». «Le conviene dimettersi, lei ha pure famiglia, perché non dimettersi? Pensi a tante cose!». Agnes ha aggiunto che, sentito il parere della moglie, accettò di farsi da parte e ha sottolineato che, sempre secondo le indicazioni fornite da Draghi, il mandante era Prodi, «che insiste molto affinché lei vada via», avrebbe detto l’allora direttore generale del Tesoro. Draghi, dal canto suo, nell’audizione del 30 aprile ha smentito in modo risentito l’intera versione dell’ex presidente. Un secondo passaggio dell’audizione di Agnes, questa volta del 20 marzo 2003, merita di essere riportato per intero. Si tratta del botta e risposta con il presidente della commissione sulle responsabilità dell’Iri e del governo. Trantino: «L’Iri poteva non sapere?». Agnes: «Assolutamente no». Trantino: «Quando dico l’Iri dico il governo, perché l’Istituto è il tramite». Agnes: «è evidente». Ma anche in questo caso la testimonianza di Draghi è risultata opposta: «Il Tesoro – ha dichiarato – non sapeva e, di conseguenza, non ha potuto controllare». Francesco Chirichigno, ex amministratore delegato di Telecom Italia (9 e 15 gennaio 2003). Esattamente come Pascale anche Chirichigno, rimasto in carica fino all’aprile ’97, era contrario all’operazione Telekom Serbia: «Pascale mi riferì che la pratica non gli piaceva – ha detto -. Siccome non piaceva nemmeno a me, non ho chiesto, né mi è stata data, alcuna motivazione del perché non gli piacesse. Mi ritenni soddisfatto del suo non gradimento, che riferii al mio collaboratore, dottor Tommasi». Molto chiara è risultata anche la fotografia dei rapporti tra Micheli e Tommasi: «Micheli era capo del personale – ha ricordato Chirichigno – e Tommasi è sempre stato nella linea del personale, per cui c’era un rapporto di stima reciproca e grande cordialità. Per Prodi vale lo stesso: fu lui che nel lontanissimo 1993-1994 lo volle all’Iritel come amministratore delegato». Proprio Prodi, secondo Chririchigno che in proposito ricorda una conversazione con Massimo D’Alema, si era opposto alla sua promozione in Stet, preferendogli Tommasi. E il nuovo amministratore delegato «mentre in precedenza mi aggiornava su Telekom Serbia, dal gennaio ’97 ha praticamente cessato di farlo». Anche perché Chirichigno ha ricordato di avergli «riconfermato che doveva ritenere la pratica sospesa». Poco tempo dopo, «alla fine di gennaio-primi di febbraio, Tommasi venne nominato ufficialmente amministratore delegato della Stet» e all’inizio di giugno firmò il contratto con i serbi. Nel merito dell’operazione Chirichigno ha definito «anomalo» il pagamento della banca inglese Natwest, advisor dei venditori, da parte della Telecom e ha censurato le modalità con cui l’affare Telekom Serbia è stato inserito nell’ordine del giorno del consiglio della società sotto la voce «varie ed eventuali»: «Nei tre anni in cui ho fatto l’amministratore delegato – ha detto – ciò non rientrava assolutamente in una procedura accettabile e accettata». Altrettanto sicuro, secondo lui, è che la società non poteva deliberare senza informare il ministro competente. «Lo ritengo impossibile, cioè non ipotizzabile, non conforme all’etica professionale», ha dichiarato. E, per quanto riguarda le mediazioni pagate agli emissari di Milosevic, ha spiegato che non era abitudine della società pagarle. «Le assicuro che non ho mai firmato contratti del genere», ha detto. Cesare Geronzi, presidente di Capitalia (12 febbraio 2003). L’audizione del banchiere è cominciata con la richiesta se avesse mai avuto rapporti con la società di aeronavigazione Noman. Poi se è entrato in contatto con la Alicapital. Infine con Aircapital. La risposta è sempre stata negativa, seguita dalla richiesta di fare il nome della società di aeronavigazione a cui «il gruppo Banco di Roma si è rivolto quando ha avuto bisogno di aerei non di linea». E Geronzi ha spiegato che si tratta della Snam servizi aerei con «dei contratti che abitualmente rinnoviamo anno per anno». Subito dopo la curiosità dei commissari si è spostata sui rapporti tra il banchiere e Milosevic. «L’ho visto soltanto una volta», ha fatto verbalizzare Geronzi, precisando che si è trattato di un incontro tenuto il 13 giugno 1996 «alla presenza di monsignor Paglia (della comunità di Sant’Egidio), di un suo collaboratore e di altre dieci, quindici persone». Le ragioni della visita a Belgrado compiuta, come ha precisato Trantino, «ancora in pieno embargo»? Secondo Geronzi, «assistere alla ripresa dell’attività dopo l’embargo (in realtà l’embargo risulta entrato in vigore il 30 maggio 1992 ed è stato revocato il 1 ottobre 1996, ndr) di un’acciaieria che con la prima colata portava a completamento una fornitura di laminato d’accaio per conto di un’azienda italiana». Secondo un dispaccio dell’Ansa, riportato dal presidente della commissione, la visita è rientrata «nel quadro della crescente attenzione con la quale gli operatori economici guardano a una cooperazione maggiore fra la Federzione jugoslava, Serbia, Montenegro e Italia». Sempre Trantino ha ricordato una seconda testimonianza sui rapporti tra il banchiere e l’ex premier, quella di Dojcilo Maslovaric, ambasciatore jugoslavo presso la Santa Sede e amico di Milosevic, decisivo nello sbloccare la trattativa su Telekom Serbia. In un’intervista a ”il Messaggero” del 19 febbraio 2001, Maslavaric ha dichiarato: «Ho portato il presidente del Banco di Roma a Belgrado il 13 giugno 1996, all’incirca quando sono venuto qui a Roma. Successivamente il Banco di Roma ha lavorato con Borka Vucic (ex presidente della Beogradaska banka di Belgrado, la banca indicata dai serbi per ricevere il pagamento della partecipazione di Telekom, ndr) e così si è arrivati alla Telekom. Io ero il tramite; mi contattavano per la mia conoscenza con il presidente. Ero io il contatto per fissare un incontro». Piccata la replica di Geronzi: «Follie e delle affermazioni folli bisogna chiedere al folle. Questo signore l’ho incontrato due volte e non ho mai avuto sentore di una ipotesi Serbia, intesa come Telekom; nessuno mi ha mai detto o chiesto nulla. Per me tutto ciò che ha detto questo signore è arabo». Domande, quelle del presidente, che hanno provocato un certo risentimento da parte di Geronzi e che hanno animato l’audizione. Tanto che va registrata la sortita di Trantino: «Mi scusi, dottore», ha detto rivolgendosi a Geronzi, «chiariamolo una volta per tutte: l’interrogatorio lo conduco io; quindi, le sue risposte che diventano in polemica per come io avrei dovuto porle le domande ci tolgono tempo senza portare a risultato». Nervosismi a parte, che hanno avuto un seguito nella seduta del 26 febbraio con il senatore Guido Calvi (Ds e vicepresidente della commissione) che ha spezzato una lancia a favore di Geronzi e il presidente cha ha accusato il banchiere di «intolleranza», la testimonianza del numero uno di Capitalia si è chiusa con un lungo elenco di domande a cui vengono date risposte negative. Geronzi ribadisce che non conosce il presidente della Beogradaska banka, che non ha mai avuto rapporti con la Banca centrale jugoslava né con i mediatori dell’affare Telekom Serbia, di non avere relazioni con il mondo bancario e imprenditoriale di quel Paese né con i personaggi su cui hanno acceso i riflettori le dichiarazioni di Igor Marini, di non avere mai partecipato ad acquisizioni effettuate da Telecom a livello internazionale. Più mirate le domande relative al caso Telecom Serbia fatte nella fase finale dell’incontro. La prima è se la banca di Geronzi «ha effettuato un bonifico a favore della Mak environment della Macedonia» (collegata al conte Gianni Vitale, uno dei mediatori nella compravendita per conto di Milosevic, ndr). La seconda, posta da un senatore dell’Udc, Maurizio Eufemi, è relativa a «un’operazione firmata il 5 giugno ’97 il cui pagamento sarebbe stato effettuato a pochi giorni di distanza» e che ha richiesto «una provvista di 34 miliardi di vecchie lire». Geronzi ha sostenuto di non saperne nulla anche se ha sottolineato come ci siano operazioni che possono essere condotte «nell’autonomia di qualche funzionario di qualche filiale». Di sicuro, però, ha ribadito di negare ogni coinvolgimento nella vicenda Telekom Serbia. Guido Rossi, ex presidente della Telecom (26 febbraio 2003). La sostituzione di Agnes e Pascale? «Pascale non lo so... Agnes francamente, per le parole che mi disse, credo che non credesse alla privatizzazione». La gestione di Telecom-Stet? «A comandare era l’amministratore delegato... il capo azienda... senza possibilità d’interferenza nella gestione da parte di qualunque altro amministratore che non avesse avuto deleghe speciali, cosa che io non volli avere». Telecom Serbia messa all’ordine del giorno sotto la voce «varie ed eventuali»? «Mi è difficile ricordare se venni informato preventivamente, perché comunque si trattava di una questione che non necessitava di alcuna delibera del consiglio Stet. Mi pare di ricordare che l’amministratore delegato disse che vi era già stata una delibera del consiglio prima della mia gestione, cioè sotto la gestione di Agnes e Pascale. Si trattava di un’informativa che l’amministratore delegato dava su un’operazione che, secondo lui, non necessitava di una nuova approvazione». Le risposte di Rossi alle domande dei commissari sono state didascaliche, precisando fin dalle battute iniziali che il suo incarico ha riguardato esclusivamente la soluzione delle difficoltà di carattere giuridico, indispensabile per avviare la privatizzazione. Una sorta di monarchia assoluta, quella di Tommasi, che Rossi non ha mai condiviso e che lo ha spinto a uscire di scena appena terminata la privatizzazione. Né Rossi ha ricordato le ragioni per cui non si recò a Belgrado per firmare il contratto con il Governo serbo. «Era un atto di gestione – ha sottolineato – e non ho mai saputo che l’avrei dovuto firmare». In proposito il presidente della commissione gli ha citato un’intervista di Tommasi, secondo cui ci fu un ritardo nella partenza e Rossi non andò a Belgrado perché nel frattempo aveva preso altri impegni. «Non lo ricordo – ha dichiarato – ma certamente non andai in Jugoslavia. Avevo molto da fare e non avevo alcuna voglia di girare il mondo». E qualche minuto dopo, a un commissario che gli aveva chiesto come mai aveva rifiutato l’invito di Tommasi per recarsi a Belgrado, ha aggiunto: «I miei rapporti con l’amministratore delegato non erano idilliaci, quindi i suoi inviti normalmente ricevevano un rifiuto». Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica (12 marzo 2003). Il resoconto dell’audizione di Cossiga è di quelle che si leggono con assoluto interesse, a partire dalla citazione della diffidenza di Madeleine Albright, segretario di Stato americano, nei confronti del ministro Dini, con riferimento specifico «alle imprese economiche della signora Dini in Costa Rica». Ma un punto, in particolare, risulta di rilevante interesse perché la possibilità di chiarire i termini reali dell’affare Telekom Serbia è legata alla scoperta dei percorsi fatti dai denari utilizzati per il pagamento della partecipazione acquistata da Telecom. Il presidente della commissione ha citato un lancio dell’Ansa, datato 17 ottobre 2002, che pone una domanda girata a Cossiga: «Quale ente o istituto, e da chi autorizzato, ha fornito i biglietti di banca che a quanto si dice erano contenuti in sacchi di iuta, trasportati da un aereo privato e consegnati all’aeroporto di Atene o di Cipro agli emissari del presidente Milosevic?». Cossiga ha confermato la ricostruzione che ha raccolto sul pagamento in denaro contante, stipato in 18 sacchi di iuta, rivelando la fonte solo successivamente, e in sede riservata, al presidente della commissione ma facendone l’identikit: «Una persona che conosce il mondo, onesta – ha dichiarato – molto esperto negli affari finanziari, che oggi occupa una posizione importante nello Stato». Poi, ha proseguito: «Se è vero che sono stati forniti i soldi, il problema è chi poteva dare somme così ingenti. Chi, dall’oggi al domani, dispone di somme di questa natura in contanti?». Sulla vicenda Cossiga non ha aggiunto altro, limitandosi a sottolineare che «se i denari per fare l’affare in un regime come quello di Milosevic sono stati pagati a Milosevic il dittatore, non mi scandalizzo con il senno del poi», sia perché «è stato il cocco di mamma di Francia, Stati Uniti e Germania per lungo tempo», sia perché allora «Milosevic era trattato benissimo: il presidente di una delle banche più importante del nostro Paese... si è fatto fotografare mentre gli stringeva la mano». Il Cossiga pensiero su Telekom Serbia è chiaro: «Il giudizio grave può essere: ”Tu hai stornato e ti sei messo il denaro in tasca.” Per il resto si può solo dire: ”Sei un cretino; sei un cattivo amministratore; ti sei fatto fregare dai dirigenti di Telekom Serbia”». E per quanto riguarda le responsabilità del governo ha dichiarato rispondendo a un commissario: «Se lei mi chiede se sia possibile che da un punto di vista formale i politici non sapessero, le rispondo che non è possibile. Se mi chiede se i politici, tutti, compreso l’ ”innocente” (appellativo con cui Cossiga si riferisce a Ciampi, ndr) avessero capito di cosa si trattasse, le rispondo che può darsi benissimo che non lo avessero capito o che avessero considerato l’operazione come una pratica normale».(2° puntata/fine) Fabio Tamburini