Marco Ansaldo La Stampa, 04/09/2003, 4 settembre 2003
Il Marco Polo del calcio è costretto a esplorare per sopravvivere, La Stampa, 04/09/2003 La curiosità di osservare la videoteca in casa di Alessandro Gaucci, di cui si favoleggia assai quando si parla degli stranieri del Perugia, è acuita dalla descrizione che suo padre Luciano ha dato del prossimo acquisto degli umbri: una ragazza altissima, bellissima, con gli verdi e dell’Est, la prima donna da far giocare in serie A
Il Marco Polo del calcio è costretto a esplorare per sopravvivere, La Stampa, 04/09/2003 La curiosità di osservare la videoteca in casa di Alessandro Gaucci, di cui si favoleggia assai quando si parla degli stranieri del Perugia, è acuita dalla descrizione che suo padre Luciano ha dato del prossimo acquisto degli umbri: una ragazza altissima, bellissima, con gli verdi e dell’Est, la prima donna da far giocare in serie A. Tra gli scaffali che arrivano al soffitto e si espandono per l’intera parete, con i contenitori che si ammassano in doppia e tripla fila, non si scorge però la cassetta di ”Playboy” dalla quale l’uomo che stipendia il figlio di Gheddafi avrebbe estratto quel ben di Dio di calciatrice prossima a vedersela con i maschi. Sulle etichette, scritte a mano, compaiono i nomi di gente sconosciuta, la posta della speranza di chi ha saputo che il Perugia offre un’opportunità a tutti e si fa avanti. Della Kournikova del pallone, nessuna notizia. «Mio padre si sta godendo questa storia - sorride Alessandro, 30 anni -: non so se la ragazza esista davvero, di calciatrici così non ne conosco e la svedese di cui ho letto è più bassa di Miccoli. Però è bastato buttarla lì perchè se ne parli». Lui è divertito e scettico. «Dall’Est non può venire nessuno, neppure maschio, perchè sarebbe extracomunitario. Poi c’è il problema del tesseramento e, infine, una donna non regge il calcio degli uomini. Ho letto di quella ragazza che gioca a football americano: la fanno entrare solo per il calcio dopo i touch-down, in azione la stritolerebbero. Forse il confronto funziona nella boxe: ho visto a Las Vegas la figlia di Mohammad Alì e potrebbe suonarle a molti maschi della sua categoria. Ma con mio padre non si sa mai». Gaucci junior è un Marco Polo per quel calcio che deve esplorare per sopravvivere. Eppure ce ne sono pochi come lui soprattutto nelle società medio-piccole dove servirebbero di più. Quest’anno ha portato a Perugia 13 calciatori, spesa complessiva: 920 milioni di lire, meno di 500 mila euro. Di quei tredici, una decina esordiranno in serie A, a parte il figlio di Gheddafi che non ha le qualità atletiche per reggere certi livelli ma insiste e si impegna. «Lo vediamo orgoglioso di quello che fa, prima o poi avrà un suo spazio» garantisce Alessandro Gaucci. La videoteca è imponente. Più di un migliaio di cassette. «Ne arrivano un centinaio a settimana - spiega -, le guardiamo in sede per un paio di ore al giorno io e due collaboratori, Fabio Salvatori e Gianluca Dominici, e non c’è giocatore del Perugia che non abbia visto direttamente. Invece prima del mercato, cioè a maggio-giugno e a dicembre, ci passo tutte le notti fino all’alba, a casa. Ho anche perso la fidanzata per questo: non sopportava di vedermi davanti alla tv a guardare sconosciuti, con il commento in persiano o in cinese, senza badare a lei». Così sono passati da Perugia giocatori da 54 Paesi. «Nel mondo si è sparsa la voce che un’occhiata ai video la diamo sempre. Sorprese? A volte arriva il film di un bambino mentre palleggia nel cortile di casa. E poi ci sono i ”pacchi”. Soprattutto dall’Argentina e dal Brasile. Lì puoi pagare 30 miliardi gente come D’Alessandro che, visto nel Wolfsburg, è molto normale». Gaucci non rischia fregature. «Cerco solo chi costa 100, al massimo 150 mila euro. Se arrivo prima degli altri e su mercati che pochi conoscono me lo posso permettere. Ad esempio Bothroyd, che ha segnato domenica con il Siena, l’ho preso gratis dalla B inglese perchè il Coventry non aveva i soldi per pagarlo». L’unica eccezione importante è stata Nakata. «Ce lo segnalò un signore. Spendemmo 7 miliardi però l’abbiamo venduto alla Roma per 32 miliardi più Aleinichev e Blasi, da cui ne abbiamo ricavati altri 15. Fu un buon affare. Come Kaviedes. In Ecuador aveva segnato 48 gol in 37 partite, andava preso come si prende chi nella nostra C2 segna così tanto. Dovemmo poi cederlo al Celta Vigo prima che mettesse incinta mezza Perugia ma abbiamo preso sette miliardi per la nostra metà. Ora è più difficile guadagnarci. Nessuno paga più certe cifre, bisogna aumentare il numero dei giocatori da scoprire e vendere, mentre l’area di acquisto si è ristretta alla comunità europea, dove non c’è molto e ha prezzi alti. Io punto sui francesi. I vivai ne sfornano così tanti e bravi che puoi provare a sfilargliene qualcuno». Il segreto, dice Alessandro Gaucci, è conoscere a fondo le cose e non avere preconcetti. «Il buon calciatore può nascere ovunque. Ahn è uno dei talenti più forti che abbia visto, non capisci se è destro o mancino, ma molti non si sarebbero fidati di un coreano. E in Iran o in Cina pescherei bene se non avessero messo il blocco agli extracomunitari. Di cinesi abbiamo avuto Ma, serissimo professionista però di 30 anni e lento. Fu un equivoco. Mi era piaciuto un centrocampista dai capelli lunghi, Li Tie, che adesso gioca nell’Everton. Mandai a rivederlo in un’amichevole Cina-Jugoslavia ma Milutinovic lo schierò in difesa così il mio osservatore non capì chi fosse e mi segnalò quest’altro, che era stato il migliore in campo. Spesi due lire e fu un modo per aprirci una strada in Cina». «Non si deve essere schiavi dei preconcetti, dei tifosi, dei giornali - prosegue Gaucci -. Il primo anno non potevo uscire di casa, dicevano che con questa politica avremmo affossato il Perugia, invece abbiamo azzerato vecchi tabù. Abbiamo dimostrato che un italiano che gioca in C o tra i dilettanti può adattarsi benissimo alla A se c’è un allenatore capace di sfruttarne le doti. Bazzani parve una scommessa perdente quando lo prendemmo dalla C, eppure i gol li faceva sempre». La trafila per Gaucci è questa: un’occhiata al video («bastano cinque minuti di highlights per capire se c’è la stoffa»), poi l’approfondimento. «L’anno scorso abbiamo speso in viaggi di mercato 2 miliardi di lire, su un budget complessivo di 40. Ma sono soldi che ritornano». Infine c’è l’invito al provino. «Che è una scrematura, perchè se il giocatore o il suo procuratore lo rifiutano, al 90 per cento c’è sotto qualcosa, spesso un problema fisico. Al massimo si fermano sei giorni, più di frequente uno. Cosmi e i nostri calciatori si sono abituati a vedere sempre facce nuove». Perciò se un giorno vedranno quella di una donna non si stupiranno. Marco Ansaldo