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 2003  settembre 04 Giovedì calendario

Il lento avvilupparsi di Capitalia sul collo di Franco Sensi, Il Velino, 04/09/2003 Dopo aver tenuto con il fiato in gola i suoi tifosi, il patron della Roma Franco Sensi è riuscito a portare nella capitale il difensore rumeno Christian Chivu

Il lento avvilupparsi di Capitalia sul collo di Franco Sensi, Il Velino, 04/09/2003 Dopo aver tenuto con il fiato in gola i suoi tifosi, il patron della Roma Franco Sensi è riuscito a portare nella capitale il difensore rumeno Christian Chivu. Con un compromesso però: la squadra olandese dell’Ajax ha lasciato partire il calciatore con la formula del prestito valido per quattro mesi. Ancora è da completare la fideiussione necessaria a copertura dell’acquisto di Chivu, che già il presidente della società giallorossa torna alla carica su Davids. Ma nel calcio degli annunci e delle false garanzie, in un calciomercato che assomiglia più al gioco del Monopoli, con i soldi rigorosamente di carta, è difficile credere che Sensi - annunci a parte - abbia voglia ancora di investire nella squadra capitanata da Francesco Totti. Nessuna sensibilità è stata manifestata per il problema di liquidità che attanaglia la società giallorossa. Nessun segnale è arrivato in direzione di una ricapitalizzazione della società, operazione che, considerato il bilancio della Roma, si rende quanto mai urgente. Eppure Sensi aveva lasciato intendere di essere disposto ad impegnarsi in tal senso. Gli ultimi sei mesi del 2002 si sono chiusi per la Roma con un profondo rosso - il più alto tra le società di calcio quotate - pari a 63,4 milioni di euro ed un patrimonio netto in calo a 3,8 milioni. Con un’esposizione finanziaria netta a 119,6 milioni di euro (31 volte il patrimonio netto), in calo risultavano i dati relativi al valore della produzione (-11 per cento), i ricavi ottenuti dalle gare e dal merchandising, mentre cresciuti erano i costi operativi, a causa dell’aumento delle spese per il personale (+11 per cento), e gli ammortamenti legati ai calciatori, passati da 42,4 a 53,9 milioni di euro. Oltre ai debiti tributari che, comprensivi di sanzioni e interessi per omessi versamenti, risultavano pari a 47,4 milioni. Di fronte a tali numeri, nella nota del consiglio di amministrazione di marzo il gruppo Sensi si impegnava a coprire le perdite anche «attraverso la rinuncia a parte dei propri crediti e/o mediante apporti di nuove risorse finanziarie; ciò anche in vista di una ricapitalizzazione al fine di far fronte alla regolarizzazione dei debiti scaduti anche di natura tributaria». Ma di ricapitalizzazione neanche l’ombra. Negli ultimi conti pubblicati dalla Roma la perdita di nove mesi risultava al 31 marzo a 82,6 milioni. Sensi ha tentato di riportare un po’ d’ordine nei conti, rinunciando a crediti infruttiferi per 60 milioni già erogati alla società. Poi il silenzio. La società giallorossa, di cui è azionista la famiglia Sensi con il 63 per cento, mentre il sette per cento è in pegno ad Antonveneta, ha scelto di avvalersi della facoltà di esonero dalla pubblicazione della relazione trimestrale, chiusa al 30 giugno. Un modo di procedere non certo corretto per una società quotata in Borsa, da cui si spera un minimo di rispetto delle regole di trasparenza nei confronti del mercato. Poi è arrivato lo scandalo fideiussioni. E dallo scandalo, a salvare la Roma ci ha pensato ancora una volta Cesare Geronzi, presidente di Capitalia. Con la fideiussione di 30 milioni di euro che l’istituto di Via Minghetti ha concesso alla squadra di Franco Sensi per regolarizzare la posizione contabile verso la Lega Calcio, e consentirne così l’iscrizione al campionato di serie A, Geronzi ha rafforzato la sua posizione di dominus del calcio romano. Fu proprio il presidente di Capitalia, dieci estati fa, a rilanciare il calcio capitolino con Franco Sensi e Sergio Cragnotti. Se il gruppo bancario ha rapporti diretti con la Lazio - è azionista tramite Mediocredito centrale, la sua merchant bank, del sei per cento del capitale della squadra di Roberto Mancini - a cui ha garantito la ricapitalizzazione da 110 milioni di euro, non meno forti sono i suoi rapporti con la Roma. Fu lui a traghettare la Roma dalla fallimentare presidenza Ciarrapico (1991-1993), seguita a quella gloriosa di Viola, alla nuova era Sensi. Ma ora i tempi sono cambiati. Il presidente Sensi ha tentato, col passo falso delle fideiussioni, di sfuggire alle condizioni di Capitalia, ma ha dovuto poi ricorrere nuovamente a Geronzi. Dallo stesso Geronzi Sensi ha tentato di smarcarsi ingaggiando una guerra contro Franco Carraro, presidente della Federcalcio e uomo di primo piano nel gruppo bancario di Via Minghetti. Ma il presidente di Capitalia ora potrebbe perdere la pazienza. La Roma ha sperato di poter utilizzare, per Chivu, la fideiussione da trenta milioni ottenuta per l’iscrizione al campionato. Lega e Figc hanno detto di no: si può stornare per altri impieghi parte della cifra solo a fronte di un aumento di capitale. Lo stesso dice Capitalia: la fideiussione da trenta milioni è «funzionale all’iscrizione al prossimo campionato» e «a garanzia dell’impegno di ricapitalizzazione da parte del Gruppo Sensi». Che però non arriva (vedi sopra). Per Geronzi dunque si apre il problema di trovare un nuovo socio di riferimento per la società giallorossa. Capitalia è in un certo senso doppiamente esposta nei confronti della Roma: Abn Amro, uno dei più importanti azionisti di Via Minghetti con il 6,6 per cento e con cui Geronzi sta ridiscutendo il rinnovo del patto di sindacato della banca, è sponsor ufficiale dell’Ajax, la squadra impegnata nella travagliata trattativa con la Roma per il difensore rumeno. L’Ajax, e cioè Abn Ambro, e cioè Capitalia - l’operazione dev’essere letta in questo modo - hanno dato Chivu alla Roma per rafforzarla nel momento della transizione proprietaria. Dunque chi sarà il successore di Sensi? Uno dei nomi più gettonati è Pierluigi Toti, costruttore romano vicinissimo a Geronzi. A Toti, che possiede una quota pari all’uno per cento in Capitalia ed una analoga nel Mediocredito centrale, Geronzi ha riservato un posto nel cda dell’Istituto capitolino, nel cui patto di sindacato è candidato ad entrare. Non solo. Toti è anche nel patto di sindacato di Antonveneta e nel cda e nel comitato esecutivo di Interbanca, la merchant bank della banca padovana, che ha in portafoglio il sette per cento della Roma. Attraverso la Lamaro, Toti ha rilevato la Virtus, la squadra di pallacanestro capitolina. Il suo sogno è creare una polisportiva per tutte le squadre della capitale, basket e calcio innanzitutto. Ma Toti è osteggiato dai sensiani. Da Pippo Marra, editore del gruppo Adnkronos, a Michele Baldi, consigliere comunale di An nella capitale, subentrato a Romiti nel cda della Roma, la reazione all’ipotesi Toti è identica: «Non se ne parla nemmeno». Si era parlato di Cesare Romiti, ma l’ipotesi non è credibile. I Romiti hanno una situazione di pesante indebitamento con le proprie società per accollarsi un impegno così oneroso come quello del pallone. Fieramente attaccate alla loro poltrona sono le donne di casa Sensi: Rosella, ad della società, Maria Cristina e Silvia membri del cda. Ma questo fiero attaccamento non basta, se non si è disposti ad investire nella società. Per i Sensi l’ora della ritirata sembra davvero arrivata. Raffaella Malito