Francesco Merlo Corriere della Sera, 22/08/2003, 22 agosto 2003
La «bella estate» non è mai esistita, Corriere della Sera, 22/08/2003 Già prima che durasse così a lungo e diventasse tanto calda e ci costringesse a dare tutti in escandescenze, nessuno, con la fine d’agosto, rimpiangeva davvero l’estate, perché «la bella estate» non esiste se non come figura retorica delle canzonette, e si sa che cantare e decantare sono le attività dell’imbonitore
La «bella estate» non è mai esistita, Corriere della Sera, 22/08/2003 Già prima che durasse così a lungo e diventasse tanto calda e ci costringesse a dare tutti in escandescenze, nessuno, con la fine d’agosto, rimpiangeva davvero l’estate, perché «la bella estate» non esiste se non come figura retorica delle canzonette, e si sa che cantare e decantare sono le attività dell’imbonitore. Nell’estate vera, fatta di campi riarsi e di solitudine, di incendi e spazzatura fermentata, di nervi scoperti, deliri, gastriti, coliti, sbracatezza e sudore, nell’estate affollata di vespe e di delitti, di zanzare e di pensieri cattivi, non c’è mai stato nulla da rimpiangere. In realtà si applaudiva l’estate solo quando passava di corsa ed era fresca come una primavera, la si rimpiangeva solo perché durava poco ed era lieve e tiepida come un inverno mite. Chiamiamo infatti «bella estate» le estati brevi e dolci, plaudiamo al loro passo veloce, sogniamo e celebriamo come stagione felice degli amori solo l’estate che non somiglia all’estate, ma piuttosto a un autunno discreto. E tuttavia non è detto che fra dieci o venti anni non si rimpianga anche l’orribilità di questa estate, visto che gli scienziati del clima riuniti a Erice da Antonino Zichichi ci hanno informato che il grande caldo andrà sicuramente avanti, sempre più caldo, e per milioni di anni, sino a soffocare il mondo e poi oltre, a bruciare il bruciato. E la colpa sarebbe soprattutto dei caroselli astronomici e dei cicli che il famoso professor Nir Shaviv chiama cosmic connection concludendo così: «Rassegnatevi, il peggio deve ancora venire». Tuttavia molti terzomondisti preferiscono prendersela con la solita America e con il capitalismo, e certo per noi sarebbe meglio perché il capitalismo si può aggiustare mentre le galassie non si riformano. Comunque sia, finisce a Erice l’estate come retorica, l’estate dei montanari con il maglioncino, e avanza la linea della palma: la Scozia diventerà quel che furono Amalfi e Positano, l’Islanda sarà l’erede dei Caraibi, il Nord si trasformerà in Sud, e tutti finalmente capiranno quel che i meridionali hanno sempre saputo, vale a dire che l’estate è una disgrazia. Molto prima che gli scienziati di Erice se ne accorgessero, i meridionali sapevano già bene che l’estate è il dominio del Sole, di questo astro che solo a distanza permette alla Terra di goderne. Insomma, da sempre l’estate ci fa empiricamente sapere che è un nemico della Terra quel Sole da cui la Terra è nata, attorno a cui gira e dove andrà a morire. L’estate infatti significa stoppie e vampe, in estate diamo di matto ma ricerchiamo e pratichiamo l’immobilità, che è la più riconoscibile caratteristica dei cadaveri. Anche il più feroce e attuale terrorismo, quello dell’Islam fondamentalista, è figlio delle religioni di terre assolate, le religioni che non tollerano l’uomo proprio come non lo tollera l’estate, le religioni del deserto saudita. L’estate infatti non è la stagione degli uomini e dei cavalli ma degli insetti e dei serpenti, degli scorpioni e dello scarafaggio, in alcune religioni adorato come un Dio. In estate nascono i peggiori progetti da realizzare in inverno, e in estate tutti si sbracano in locali pubblici e vengono fuori a dire e a scrivere stupidaggini, anche quelli che nelle altre stagioni sono composti ed arguti. Del resto nell’aria cattiva e nell’inerzia opprimente anche la lettura è una finzione. Se infatti d’estate non si può lavorare non si capisce come si possa leggere, che non è un’attività da tempo libero ma un’occupazione pesante. Difatti l’estate ha i suoi libri, infarciti di barzellette e di leggerezze, sciocchezzai. Sono i libri per quando la testa non ce la fa e si sa che la testa estiva non ce la fa perché pensa sempre e solo a rinfrescare il corpo, a immergersi in un mare che d’estate perde pure la maestosità, la terribilità e l’energia e viene deriso e degradato a bidé. Insomma, alla fine, quelli che «approfitterò dell’estate per leggere un poco» sono gli stessi che in inverno leggono solo in bagno, luogo evidentemente ideale per la formazione di una cultura di cacca. E non è neppure vero che d’estate si stacca dal lavoro perché in realtà la gente che lavora non stacca mai. Inoltre da sempre, ma sempre di più, d’estate manca l’acqua, e quest’anno anche nelle terre abituate all’abbondanza. Così la ricca Toscana, dove una volta l’acqua veniva addirittura usata per risciacquare i panni della letteratura italiana, quest’anno è stata invasa dai cercatori d’acqua, a metà professionisti e a metà pataccari, che offrono i loro strani servizi ai piccoli proprietari spaventati dal l’aridità del futuro. Sono geologi, con tanto di carta intestata, studio tecnico e boria che parlano della terra e dell’acqua con un linguaggio da iniziati ma forse non dicono niente con l’aria di dire chissà che. Si fanno pagare mille e duecento euro solo per infilare nel terreno delle sbarrette d’acciaio e misurare - così sostengono - la conduttività, gli ioni, il potenziale, e trovare i punti dove sarebbe più alta la possibilità della presenza dell’acqua. Per altri dodicimila euro poi scavano e trivellano, ma senza mai garantire nulla. Arrivano sino a cento metri di profondità, e qualche volta l’acqua c’è, qualche altra non c’è. Un poco più economici e in concorrenza con questi geologi, ci sono i sensitivi, i rabdomanti, quelli che parlano con la terra, agitano i bastoni biforcuti, assaggiano pietre. Quest’estate insomma nel Nord d’Italia sono nati nuovi «mestieri» fondati sulle più antiche paure meridionali. Nel Sud rassegnato e smaliziato ovviamente non avrebbero più fortuna di quelli che «sentono» l’acqua nel dolore delle ossa o nel riacutizzarsi di un callo. Ma nel Nord inaspettatamente inaridito, quando il mezzogiorno è di fuoco, la foglia si accartoccia e il cavallo stramazza, il cercatore d’acqua funziona come un miraggio. Speriamo che in autunno, se verrà l’autunno, quando finirà l’incubo e cesserà l’ossessione, e si uscirà dalla solitudine e si risveglieranno le intelligenze, anche i cercatori d’acqua si toglieranno di mezzo e si nasconderanno come i rettili e come i tafani, soli esseri viventi che davvero si godono il caldo e che perciò sopravviveranno alla fine del mondo annunciata ad Erice dagli scienziati di Zichichi. Ad Erice non sanno ancora dirci quando, ma danno tutti per certo che un giorno del futuro prossimo il Sole brucerà la parte nobile del Creato, e resteranno solo loro, i vermi e i calabroni, e sarà l’Estate Eterna, per la felicità di chi sostiene che proprio l’estate sia la prova scientifica che Dio non esiste. Francesco Merlo