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 2003  agosto 13 Mercoledì calendario

La velocità è un ammasso di lentezze moltiplicate, L’espresso, 13/08/2003 Se con velocità si intende il rapporto che c’è tra scendere dalla moto in corsa, comprar il giornale, risalire al volo, accorgersi di essere in pantofole, andare a casa entrando senza scendere dalla moto, infilarsi le scarpe, riuscire a riuscire senza il dubbio di rientrare, impennando davanti al tinello, prendendo l’immondizia, passando davanti al giornalaio e tirargliela credendo di centrare i bidoni, chiedergli scusa, entrando da un fioraio (sempre in moto), comprare un bel paio di pantofole a fiori e regalandole alla prima donna scalza che si incontra sulle strisce pedonali, sperando che le porti al giornalaio (le pantofole non le strisce pedonali), mentre per colpa di una macchia d’olio nel tinello di casa, un vecchio di sedici anni cade e si dispera (non tanto per la caduta quanto per l’anzianità adolescenziale), e mentre il padrone della moto si accorge che gliel’ha rubata un centauro orbo esibizionista, con problemi alle calzature, scendere dalla moto e dissanguarsi, rendendosi conto troppo tardi che il verbo era sbagliato, perché quello giusto era dileguarsi

La velocità è un ammasso di lentezze moltiplicate, L’espresso, 13/08/2003 Se con velocità si intende il rapporto che c’è tra scendere dalla moto in corsa, comprar il giornale, risalire al volo, accorgersi di essere in pantofole, andare a casa entrando senza scendere dalla moto, infilarsi le scarpe, riuscire a riuscire senza il dubbio di rientrare, impennando davanti al tinello, prendendo l’immondizia, passando davanti al giornalaio e tirargliela credendo di centrare i bidoni, chiedergli scusa, entrando da un fioraio (sempre in moto), comprare un bel paio di pantofole a fiori e regalandole alla prima donna scalza che si incontra sulle strisce pedonali, sperando che le porti al giornalaio (le pantofole non le strisce pedonali), mentre per colpa di una macchia d’olio nel tinello di casa, un vecchio di sedici anni cade e si dispera (non tanto per la caduta quanto per l’anzianità adolescenziale), e mentre il padrone della moto si accorge che gliel’ha rubata un centauro orbo esibizionista, con problemi alle calzature, scendere dalla moto e dissanguarsi, rendendosi conto troppo tardi che il verbo era sbagliato, perché quello giusto era dileguarsi.. Beh, se con velocità si intende soprattutto questo esodo di pensieri contemporanei, che si sviluppano immediati e subito, senza un’apparente soluzione di continuità, in un arco di tempo senza frecce, beh allora io sì, amo la velocità. Lo dico con tutte le lentezze del mondo, ma messe assieme. La velocità non è altro che questo: un ammasso di lentezze moltiplicate per chissà quanto e chissà come. La velocità di pensiero, la velocità d’azione (buona azione: giavellottare una esile signora dall’altra parte della strada, se ha fatto cenno di voler attraversare). Alla faccia di chi semina terrore e si fa scudo dell’antica tenzone ”lentezza-velocità”, ”riflessione-istinto”, ”ozio-iperattivismo”, ”muzio-sciovinismo”, ”narici-naricisismo”. Chi non capisce che la velocità con cui si pratica la lentezza, è inversamente proporzionale alla flemma con cui, per esempio, a 200 all’ora si viene fermati da un agente lento e riflessivo; e che a sua volta quella velocità è uguale e contraria alla velocità con cui l’agente in questione vede uscire dalla macchina sei estrogeni d’uomo con mazze in quel momento lente (ma ancora per poco), beh allora, facendo uno sforzo in questa direzione, capiremo che sul concetto di velocità sappiamo poco e niete; lo releghiamo troppo all’antitetico concetto positivo di ”piano” ”sano” ”va” e ”lontano”. Sono d’accordo anch’io (e sembra che le ultime statistiche lo confermino), che alcuni tipi di velocità malata, tipo pirateria automobilistica, portino ad altrettanto rapide morti o veloci danni, ma io non posso non devo e non voglio parlare di questo. Possibile che Marinetti, Balla, Carrà, Petrolini, Nuvolari, Ridolini, Boccioni, Brilliperi, il Vasari, uno schiaffo, un lopez, uno sguardo, una pallottola, un tumore, un aereo, una stella, l’incoerenza, Speedy Gonzales, Walter Chiari, la morte, Coppi (l’unico ciclista che se cadeva volava velocemente sui tetti), Fregoli, Tatì, Totò, il Tutù, e i tatatatatatà, non ci mitragliano il concetto devastante, profondo e ancora sconosciuto di velocità? Possibile che siamo ancora così pervasi dai sensi di colpa che ci portano a confondere velocità con fretta, meraviglie del caos con casino, simultaneità e splendidi riflessi con il pericolo di diventare degli alienati schizotici? Da cosa scappiamo, così velocemente, quando sentiamo parlare di velocità? Assaporare un buon bicchier di vino, in silenzio davanti alle montagne con un comodo abbigliamento, perché mai deve essere più ”consono alla natura umana”, che sentire il proprio piercing spadacciare col piercing di un altro ragazzo dark, compresso e schiacciato ad altri dodicimila, in un concerto dei Sepoltura, per tre ore di ininterrotto suono primordiale e stimpanante? L’anima di queste persone, chi la vede, chi la sà, chi la pesa, chi la misura, quale ”cuore velox” la può fotografare o far rallentare? Quale prova del palloncino può decidere chi vola più in alto o vede più cose? Tra l’altro sembrerebbe che Dio abbia fatto il mondo in sette, dico sette giorni, (e dopo forse abbia un po’ rallentato magari bevendo un buon bicchier di vino, vestito di bianco comodo, guardando le Sue montagne...). Per me è stato molto veloce. P.S. L’articolo continua ma non so se tutti riusciranno a leggere l’ultima parte, dato che è scritta molto veloce.... Alessandro Bergonzoni