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 2003  luglio 20 Domenica calendario

Due ontologi a confronto: i tavoli tavoleggiano?, Il Sole-24 Ore, 20/07/2003 Hylas. Ci hai pensato? Qual è la tua risposta, Philonous? Che cosa esiste? Philonous

Due ontologi a confronto: i tavoli tavoleggiano?, Il Sole-24 Ore, 20/07/2003 Hylas. Ci hai pensato? Qual è la tua risposta, Philonous? Che cosa esiste? Philonous. Vi ho pensato eccome. E la risposta è più semplice di quanto non immaginassimo. Esiste tutto. Hylas. Tutto? Philonous. Tutto. Né potrebbe essere altrimenti, Hylas. Non mi dirai che ci sono delle cose che non esistono? Sarebbe una contraddizione in termini. Hylas. Ma come la mettiamo con le chimere, i fantasmi, e altre invenzioni del genere? Non voglio nemmeno ritrovarmi a dire che queste cose esistono. Philonous. Certamente no. Ma dire che non esistono le chimere non significa dire che le chimere sono cose che non esistono. Significa semplicemente che le cose che esistono non includono chimere. Tutto esiste, ma nulla chimereggia. Hylas. E nulla fantasmeggia. Bene, allora sono d’accordo. Esiste tutto, ma questo tutto include solo cose come i tavoli, le sedie, gli alberi. Philonous. Mettiamola pure così. Hylas. L’ho sempre detto: almeno su questo le nostre filosofie coincidono. Philonous. Dipende. Hylas. Ma non hai appena affermato di essere d’accordo? Philonous. Sono d’accordo che fra le cose che esistono ce ne sono alcune che tavoleggiano, per esempio. Ma non vorrei che tu pensassi che in aggiunta a queste cose ci siano ”anche” i tavoli. Hylas. E come no? Sui tavoli non ci piove. O meglio: ci piove, ed è per questo che non possiamo dubitare della loro esistenza. Altrimenti la nostra filosofia ci costringerebbe a cenare in piedi. Philonous. Ci sono delle particelle che tavoleggiano, e in questo senso ci sono i tavoli (a differenza delle chimere). Ma tant’è. Dovendo fare un elenco delle cose che si trovano in questa stanza mi accontenterei di elencare le particelle. Hylas. Ma non si tratta solo di dire che i tavoli esistono. Vogliamo anche poter dire che questo tavolo, per esempio, si trova in cucina... Philonous. Ci basta dire che queste particelle tavoleggiano in cucina. Hylas. ......o che il tavolo è quadrato, che è robusto, e che ha un sacco di altre proprietà. Philonous. D’accordo. Le particelle non tavoleggiano in maniera generica. Tavoleggiano ”così” e ”cosà”. Siccome non è facile trovare l’avverbio giusto, ci vien comodo introdurre gli aggettivi per descrivere la situazione. Ma ciò non deve trarci in inganno: attribuire una proprietà a questo tavolo significa solo precisare meglio in che modo queste particelle tavoleggino. Hylas. Non so fino a che punto tu possa spingerti su questa strada. Come la metti col fatto che il tavolo è sporco di marmellata? Immagino che le tue particelle non siano cose che si sporcano tanto facilmente. Ci sono particelle di legno e particelle di marmellata, ma a modo loro sono entrambe pulite. Il solo modo per dire che il tavolo è sporco è assumere che ci siano davvero cose come i tavoli, in aggiunta alle particelle di cui sono fatti. Philonous. Ci sono particelle che tavoleggiano e altre che marmellateggiano, e quando dobbiamo descrivere una situazione in cui particelle del secondo tipo si accostano a particelle del primo tipo, ce la caviamo dicendo che il tavolo è sporco. Una comoda pratica linguistica. Hylas. E perché diciamo che è il tavolo a essere sporco, e non la marmellata? Philonous. Questo dovremmo chiederlo agli psicologi. è un fatto che riguarda le nostre pratiche linguistiche, appunto, e questo non è il mestiere dell’ontologo. Hylas. Hai appena convocato un bel deus ex machina, anzi due: lo psicologo e la pratica linguistica. Philonous. Sono modi di dire... Hylas. Ma restando nell’ontologia, come suggerisci tu, dovresti almeno dirmi che cosa significa ”tavoleggiare”. Philonous. Questa la conosco, purtroppo. Finisce sempre che te lo chiedono, ma la risposta è semplice: delle particelle tavoleggiano se e solo se sono disposte-a-tavolo. Hylas. Ma così ragioni in circolo: hai tirato in ballo proprio il tavolo. Philonous. Nessun circolo. Sostenere che delle particelle sono disposte-a-tavolo significa dire né più né meno che sono disposte secondo una certa configurazione, come quando diciamo che certe persone sono ”disposte in fila indiana” senza con ciò implicare che nei dintorni ci siano degli indiani. Detto diversamente, dire che delle particelle sono disposte-a-tavolo significa dire che sono organizzate secondo un certo schema geometrico. Nemmeno tu ti impegni all’esistenza dei quadrati quando dici che il tavolo è quadrato. Hylas. Non c’è più religione. Adesso vuoi anche negare l’esistenza dei quadrati? Philonous. Credevo che tu la pensassi allo stesso modo. Sui quadrati non piove affatto: piove solo sui tavoli quadrati, cioè sulle particelle.... Hylas. ......che tavoleggiano quadratamente. Ho capito. Immagino che per te valga un discorso analogo anche per le sedie e per gli alberi. Philonous. Sedie, alberi, fiori, animali, persone: solo sciami di particelle freneticamente indaffarate a collaborare più o meno a lungo per dare un po’ di spettacolo. Ringraziamo il cielo se le cose stanno così. Il mondo sarebbe una noia tremenda se ogni particella se ne stesse sulle sue. Hylas. Non ho ben capito ”chi” si deve prendere cura di ringraziare il cielo. Philonous. Le particelle che personeggiano. Hylas. Me l’aspettavo. Ma come puoi pensare che ti prenda sul serio? Philonous. Guarda che non sto farneticando. Come dicevo, si tratta solo di dare il giusto peso alle nostre pratiche linguistiche. In fondo siamo d’accordo su tutto: che non ci sono chimere, che in cucina c’è un tavolo, che il tavolo è quadrato e anche sporco, che il mondo è variegato, che le persone devono ringraziare il cielo per questa varietà, e così via. Hylas. Siamo d’accordo su tutto, ma no sul ”tutto”. Mi sembra una bella differenza. A un filosofo non basta sapere che una certa affermazione è vera: interessa sapere ”che cosa” la renda vera. Philonous. A me sembra una differenza trascurabile, tant’è vero che tendiamo a trascurala. Ma se proprio insisti, ti concedo che su questo punto resta ancora del lavoro da fare. Maurizio Ferraris Achille Varzi