Giovanni Bianconi Corriere della Sera, 04/08/2003, 4 agosto 2003
Perché non ha senso paragonare Sofri a Fioravanti, Corriere della Sera, 04/08/2003 Roma. «Tra noi e Adriano Sofri c’è una differenza fondamentale», dice Valerio Fioravanti, parlando di sé e di sua moglie Francesca Mambro
Perché non ha senso paragonare Sofri a Fioravanti, Corriere della Sera, 04/08/2003 Roma. «Tra noi e Adriano Sofri c’è una differenza fondamentale», dice Valerio Fioravanti, parlando di sé e di sua moglie Francesca Mambro. Quale? «Che noi siamo comunque dei criminali», risponde con consapevole freddezza l’ex-terrorista dei Nar, 45 anni compiuti dei quali la metà passati in galera (gli ultimi in regime di semilibertà, dentro la notte e fuori il giorno, come adesso che accompagna la figlioletta al parco), un po’ di ergastoli sulle spalle per altrettanti omicidi commessi tra il 1978 e il 1981, anni di piombo rosso e nero, e lui aveva scelto quello nero. Poi c’è la condanna per la strage di Bologna, 85 morti e 200 feriti saltati in aria il 2 agosto ’80 per i quali Fioravanti e Mambro - uniti anche da quella pena al carcere a vita - negano ogni responsabilità. Come Sofri per il delitto Calabresi; di qui i paragoni, le analogie, le chiacchiere sulla grazia che se venisse concessa a uno andrebbe data anche agli altri due, e via di seguito. «Ma per Sofri non c’è una terza via o è colpevole di quell’omicidio oppure è innocente tout court - riprende Fioravanti -. Lui non ha altri conti da pagare. Noi invece, seppure innocenti per Bologna, siamo stati comunque dei criminali. Possiamo trovare delle attenuanti come la violenza diffusa dell’epoca, la risposta ad altri omicidi e gli errori di gioventù, ma sempre criminali restiamo». Oggi Mambro e Fioravanti lavorano a ”Nessuno tocchi Caino”, associazione del partito radicale che si batte contro la pena di morte. «Il che ci porta a occuparci spesso del sistema penale degli Stati Uniti - racconta l’ex-terrorista nero --, nel quale, con tutta probabilità, per la strage di Bologna non ci avrebbero condannato, ma saremmo finiti sulla sedia elettrica per gli altri omicidi». Quindi meglio l’Italia? Fioravanti sospira: «Certo, meglio un sistema che ti infligge un’ingiustizia ma ne evita altre. In fondo il nostro è un bilancio provvisorio di cui non ci possiamo lamentare: abbiamo violato delle leggi, abbiamo dato la morte ad alcune persone, siamo sopravvissuti per caso, grazie alle pallottole che ci hanno solo ferito e a dei bravi medici che ci hanno ben ricucito, e dopo tanti anni di carcere usufruiamo di altre leggi che ci permettono di tentare una nuova vita». Come la gran parte dei terroristi passati per le patrie galere del resto, rossi o neri che siano. Poi però, ogni anno, arrivano le celebrazioni del 2 agosto, con un carico di polemiche aggravato quest’anno dai discorsi su grazie e pacificazioni collettive ventilate dal ministro della Giustizia, che hanno scatenato bordate di fischi per gli oratori schierati col centro-destra e la netta chiusura del ministro dell’Interno Pisanu sulla grazia ai due condannati per l’eccidio di 23 anni fa. «Stabilito che tra noi e Sofri c’è quella differenza fondamentale - commenta Fioravanti -, ad aumentare le tensioni stavolta ci sono i paragoni con la sua vicenda e la campagna elettorale per il Comune di Bologna. Il sindaco Guazzaloca s’è ritrovato a dover chiedere la certezza della pena per i condannati, ma forse dovrebbe chiedere anche un po’ di verità, la stessa che vorremmo pure noi. Più in generale, nel centro-destra sono diventati garantisti per il presidente del Consiglio e pochi altri, mentre sul resto tacciono, a parte qualcuno che rischia di fare più confusione che altro, nonostante la buona fede. E nel centro-sinistra, improvvisamente, tutti coloro che da anni esprimono dubbi sulla nostra colpevolezza sono costretti al silenzio. Per motivi di opportunità, perché in questo clima di scontro che si consuma anche e soprattutto sul terreno della giustizia e della magistratura è difficile fare dei distinguo e ragionare lucidamente. Sono le regole della politica, pazienza». Ma a proposito di politica, c’è un passaggio del discorso pronunciato dal ministro dell’Interno che a Fioravanti non va giù: «Pisanu sbaglia a dire che c’è ancora il rischio dello stragismo neofascista. Quel pericolo non c’è più anche perché noi ci siamo sempre preoccupati di vigilare sulla nostra storia, e di evitare che venisse riciclata ad uso e consumo di chi volesse commettere nuovi reati in nome di una tradizione che non esiste più. L’abbiamo detto ai naziskin, l’abbiamo ripetuto quando c’è stato l’attentato al ”manifesto” e quando sono comparse le scritte antisemite con la sigla dei Nar: non c’è e non ci può essere alcun legame con la nostra storia, noi non siamo e non possiamo essere i beniamini dei giovani di estrema destra. La nostra pacificazione consiste proprio in questo, nella vita attuale e nel lavoro che cerchiamo di fare, checché ne dica il ministro». La categorica esclusione di un atto di clemenza, invece, non turba l’ex-terrorista: «Noi di grazia non abbiamo mai parlato, proprio perché riteniamo giusto dover pagare per gli altri reati. L’ergastolo di Bologna, inoltre, non incide più sulla nostra vita quotidiana. Noi portiamo avanti una battaglia di principio, nella quale non sarebbe coerente chiedere la grazia nel momento in cui si rivendica la propria innocenza». Ecco un’altra analogia con Sofri: «Ci ritroviamo al centro di polemiche sollevate e rintuzzate da altri, senza che noi avessimo chiesto nulla. Se la cantano e se la suonano, come si dice a Roma...». Un ulteriore elemento che accomuna le condanne rifiutate per il delitto Calabresi e per la strage dell’80 sono le assoluzioni intermedie cancellate dalle ”motivazioni suicide” di quelle stesse sentenze. «A chi oggi ci attacca sul piano personale - dice Fioravanti - vorrei ricordare che nell’unico processo dove abbiamo parlato e ci hanno ascoltato, una corte d’assise composta da magistrati e giurati popolari ci ha assolto. La città di Bologna in quell’occasione ha creduto alla nostra innocenza. Poi la vicenda giudiziaria s’è attorcigliata intorno alla sentenza suicida, che non poteva che portare a una nuova condanna. Ma non può bastare nemmeno ai colpevolisti. Io capisco che i familiari delle vittime difendano le sentenze e continuino a chiedere giustizia, ma se la strage è rimasta il gesto sconsiderato e immotivato di due ragazzini di vent’anni, se non ci sono più i mandanti della P2 o di altre organizzazioni occulte, né gli esecutori intermedi, non è colpa nostra». Qualcuno dice che è colpa del segreto di Stato, e pure quest’anno è arrivata l’ennesima promessa di farlo cadere, su Bologna e gli altri eccidi. «è un rito che puntualmente si ripete ad ogni anniversario - ricorda l’ex-terrorista -, ma non si sa nemmeno se c’è davvero il segreto di Stato sulla strage del 2 agosto. In ogni caso, difficilmente noi troveremo un pezzo di carta che dimostra la nostra innocenza, così come gli altri difficilmente ne troveranno uno che ci lega a chissà quali mandanti rimasti nell’ombra. Così tutto tornerà a scorrere regolarmente, e ognuno rimarrà con le sue certezze. L’unica consolazione è che al prossimo anniversario a Bologna non ci sarà più la campagna elettorale». Giovanni Bianconi