Maurizio Cabona il Giornale, 01/08/2003, 1 agosto 2003
Valentina non attira più, il Giornale, 01/08/2003 Icona masturbatoria sessantottarda, Valentina di Guido Crepax è personaggio più importante che le sue storie a fumetti, ripetitive come sono sempre quelle porno, per quanto ben congegnate e disegnate
Valentina non attira più, il Giornale, 01/08/2003 Icona masturbatoria sessantottarda, Valentina di Guido Crepax è personaggio più importante che le sue storie a fumetti, ripetitive come sono sempre quelle porno, per quanto ben congegnate e disegnate. Slanciata e bisessuale come l’Emmanuelle di Emmanuelle Arsan, Valentina affronta, come lei, vicende che servono per farla spogliare, umiliare, titillare e possedere a ripetizione da ogni possibile partner. Succederà lo stesso alle eroine di Milo Manara e sempre in un clima d’«emancipazione» dove le ragazze smettono di farsi insidiare a casa per farsi insidiare a lavoro: il progresso passa per il compromesso. Molti ragazzi d’allora preferivano i disegni di Valentina alle foto di Playmen per distendere i nervi. S’illudevano con lei di un’eterna disponibilità femminile, che invece esiste solo nell’immaginario maschile, estetizzante e voyeurista. Crepax l’ha intercettato, facendo di Valentina una donna che si comporta come un uomo che avesse ereditato il corpo di una dea, come accadeva in Ciao Charlie di Vincent Minnelli. Era il 1964: nel 1965, su Linus, usciva Valentina. Ognuno rincorre i suoi fantasmi, di solito rimettendoci, Crepax guadagnandoci. Modellata – nel taglio dei capelli a caschetto – sull’attrice americana del cinema muto Louise Brooks, rilanciata poi in Germania da Pabst in una famosa versione di Lulu, è per via di altri peli, volentieri esibiti, che Valentina entra nell’immaginario collettivo degli intellettuali e della borghesia settentrionale; piace anche alle donne che hanno la Mini in garage e meno di quarant’anni all’anagrafe. Nelle sue altezzose perversioni; Valentina è infatti troppo «Milano-bene» perché in lei si riconosca, stuzzicandosi, la contadina padana, l’operaia specializzata o la casalinga marchigiana, che ignorano Linus: se leggono qualcosa di diverso da Gente, Famiglia cristiana o, tutt’al più, Noi donne, sognando il grande amore con Bolero Film o Grand Hotel. Fatta per piacere alle élite di allora, vedove di Kennedy, Valentina reca l’impronta dell’epoca, quando il suo ideatore era un trentenne. Crepax era già un cinquantenne nel 1989 e Gianfranco Giagni realizzavano la brutta serie di telefilm di Valentina, interpretata male da Demetra Hampton per Italia 1. L’eroina non è più trasgressiva, dunque declina con la generazione che l’aveva adottata. Al rarefatto edonismo radical-chic s’è sostituito quello di massa. Ormai tutte – contadina, operaia e casalinga – possono permettersi di rinunciare al pudore, la ricchezza dei poveri. E poi, da Tamara Baroni a Katherina Miroslava, la provincia aveva superato la metropoli in dissolutezza. Poiché ognuno ne ha uno, talora due, il sesso si rivelava più democratico del voto. Ma che senso aveva fare quello che ormai chiunque faceva? Ciò spiega la degnazione dei grandi settimanali – radical-chic per antonomasia – quando la Hampton concedeva le sue grazie non a Carlo De Benedetti – come un’altra bella attrice degli anni Settanta, Silvia Monti – ma a Walter Armanini, consigliere comunale socialista travolto da Mani pulite; quando la malcapitata finiva sui giornali per l’aspra fine del rapporto con Sgarbi o «cadeva», in un suicidio mancato preso più con condiscenza che con compassione. Nata trentenne proprio quando nasceva la Hampton, Valentina è invecchiata senza avere figli e non potrà nemmeno andare al funerale dell’unico vero uomo della sua vita. Maurizio Cabona