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 2003  luglio 22 Martedì calendario

«Don Benedetto ha mal di testa», Corriere della Sera, 22/07/2003 Tra le carte depositate presso la Fondazione Montanelli-Bassi spicca per importanza una serie di lettere di Indro Montanelli datate tra il 1945 e il 1951

«Don Benedetto ha mal di testa», Corriere della Sera, 22/07/2003 Tra le carte depositate presso la Fondazione Montanelli-Bassi spicca per importanza una serie di lettere di Indro Montanelli datate tra il 1945 e il 1951. Si tratta di testi che documentano momenti privati della biografia montanelliana e per questo si è ritenuto opportuno, per ora, non divulgarne il contenuto né rivelarne il destinatario. Nell’ambito dell’epistolario esistono tuttavia lettere relative all’attività professionale del giornalista - in particolare alcuni articoli o abbozzi rimasti inediti - che oggi possono essere proposti all’attenzione dei lettori. La breve cronaca di questo incontro mancato con Benedetto Croce, ad esempio, è una testimonianza dello spirito e dello stile del migliore Montanelli degli «Incontri». Napoli, 5 novembre ’49. Appena giunto a Napoli, feci una telefonata a Croce. Mi rispose la moglie, e io la pregai di chiedere al senatore se potevo vederlo. Essa lo consultò e poi mi rispose a suo nome che mi aspettava per la sera alle nove e mezzo. Alle nove e mezzo andai. Mi ricevettero, molto imbarazzate, le due figliole - Alda e Lidia, credo - per dirmi che Don Benedetto non si sentiva molto bene... aveva un gran mal di testa... Le interruppi subito: «No, dissi, Don Benedetto sta benissimo. Solo, non vuol vedermi perché ha immaginato che venivo per scrivere un ”Incontro” con lui, il che gli dispiace». Le due signore confermarono. «Bene - feci subito io -, non ne siano imbarazzate perché devo loro confessare che ciò mi toglie un gran peso dal cuore. L’ ”Incontro” mi era imposto dal mio direttore, ma io non lo facevo volentieri perché ci sono tre persone, in Italia, che non desidero ”incontrare”: il Papa, perché sarei costretto a dirne toppo bene; Togliatti, perché sarei costretto a dirne troppo male; e Benedetto Croce». Le mie interlocutrici rimasero un po’ disorientate a questa mia dichiarazione, dopodiché una disse: «Allora, dato che si astiene dall’intervistarlo, se vuole vedere papà...». «No - risposi precipitosamente -, io ero venuto qui soltanto per questo. E visto che, con mia grande gioia, non si può farlo, tolgo il disturbo. Solo, le prego di dire al senatore, quando scrive a Emanuel, di precisare che è stato lui che non ha voluto, non io». E me ne andai. Ero appena rientrato all’albergo che Croce in persona mi chiamò al telefono per assicurarmi che il suo rifiuto non era dovuto a nessuna prevenzione sua nei miei riguardi, ma a una generica idiosincrasia per le interviste, e che certamente avrebbe specificato tutto questo al direttore del ”Corriere”. Del che lo ringraziai. Stanotte Afeltra mi ha chiamato da Milano per dirmi che era arrivata una lettera di Croce in cui questi dichiarava «in un tono piuttosto acido» che non aveva voluto ricevermi per completa e assoluta disistima verso la mia persona. Quando poi ho raccontato tutto questo a Lorenzo Giusso, questi mi ha detto: «Ma come!? Non hai sospettato, mentre parlavi in quel tono alle sue figliole, che Croce era dietro l’uscio ad ascoltare? Lo fa sempre, con tutti...». Pensa se potessi raccontare tutto questo sul ”Corriere”: che ”Incontro”!... che ”Incontro”! Indro Montanelli