Patrizia Valduga la Repubblica, 05/07/2003, 5 luglio 2003
Una vera donna si riconosce dal pelo ascellare, la Repubblica, 05/07/2003 Lo si sa, gli uomini hanno preso a pelarsi: la moda è la moda
Una vera donna si riconosce dal pelo ascellare, la Repubblica, 05/07/2003 Lo si sa, gli uomini hanno preso a pelarsi: la moda è la moda. Li abbiamo visti i modelli della moda alle sfilate nostrane mettere in mostra il petto senza neanche un pelo che è uno. Mi piacerebbe sapere a cosa pensano durante questa intelligente operazione: ai polli? ai capponi? alle «magnifiche sorti e progressive»? Ah Leopardi, e Beethoven, e Balzac, e Einstein, che vi scocciavate finanche a lavarvi, come vi capisco. Per reazione, sento che è ora l’ora di dire basta all’ultima insensatissima convenzione che riguarda noi donne, e che è la depilazione ascellare. Cos’hanno mai di volgare, impresentabile e disdicevole quei bei peli sottili, fini, morbidi, lisci? Chi l’ha detto che sono superflui? Sono molto necessari: proteggono una zona piena di segreti, con ghiandole importanti ricordiamolo a chi si arroga di correggere la natura e con secrezione di ormoni volatili di richiamo sessuale. Sono stati di sicuro gli uomini a inventare questa regola: hanno paura dei peli, e gli ascellari non li vogliono neanche vedere forse perché gli fanno venire in mente quelli pubici. Cerco «pelo» nel dizionario: «Ciascuna delle produzioni coriacee filiformi e, a seconda della zona in cui si sviluppano, assumono denominazioni specifiche, come vibrisse quelli del naso, tragi quelli del meato acustico interno, irci quelli delle ascelle, pubi quelli del pube». Guarda guarda, anche i compilatori del Battaglia davanti ai peli impazziscono: tragi, pubi e irci mica esistono. «Ircismo» (da irco, caprone) è «cattivo odore provocato dall’eccessiva traspirazione ascellare». Altra follia: ogni sudore ha il suo odore, sempre buono a chi ama chi suda. Dunque, donne, ci state? Ce li teniamo i nostri peli ascellari per offrire «un peu d’ombre e d’odeur» nel deserto affettivo del mondo che ci circonda? Patrizia Valduga