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 2003  luglio 02 Mercoledì calendario

La mosca convive coi germi ma ha paura dei numeri, La Stampa, 02/07/2003 Per molta gente mosca e insetto sono sinonimi

La mosca convive coi germi ma ha paura dei numeri, La Stampa, 02/07/2003 Per molta gente mosca e insetto sono sinonimi. Lo testimonia la storiella di quel candidato che quando all’esame di zoologia gli chiesero: «Mi nomini un insetto» rispose: «La mosca»; e invitato a darne un altro esempio rispose candidamente: «Un’altra mosca». Ignorava, l’ingenuo studente, che gli insetti sono il gruppo di animali più numeroso ed eterogeneo che popoli la Terra e che , da soli, costituiscono circa i due terzi di tutte le specie animali conosciute. Delle mosche sappiamo una quantità di cose. Che camminano tranquillamente sui soffitti a testa in giù in barba alla legge di gravità, che per bere usano una proboscide retrattile, che hanno dei vistosissimi occhi composti rosso bruni, formati da un mosaico di quattromila faccette, che hanno un debole per i rifiuti e il letame, per i cattivi odori e per i luoghi che li emanano, che nel loro intestino possono ospitare qualcosa come trentatré milioni di germi, in parte patogeni e altri cinquecento milioni o giù di lì possono alloggiarne sulla superficie del corpo. Sappiamo anche che la femmina depone un centinaio di uova per volta nelle quattro-sei deposizioni che effettua durante l’arco della sua vita (che in estate dura circa due mesi). E soprattutto sappiamo che, proprio come conseguenza della loro prolificità e quindi della loro enorme diffusione, le mosche possono trasmettere una quarantina di malattie, tra le quali spiccano per gravità il tifo, la tubercolosi e la dissenteria. Ce n’è quanto basta per giustificare la lotta accanita che l’uomo conduce da sempre contro queste nostre piccole e fastidiose coinquiline. Abbiamo usato contro di loro le armi più disparate, dalla carta moschicida al DDT (prima che fosse messo fuori legge per i suoi collaterali effetti inquinanti, dovuti al suo fissarsi e accumularsi nella catena alimentare). Ma l’avversario è quasi imbattibile e ci dà molto filo da torcere. Appena inventato il micidiale DDT, una specie di bomba atomica per il popolo degli insetti, ecco nascere delle generazioni di mosche insensibili a questo insetticida. Tanto che, anche prescindendo dalla messa al bando del DDT, i nostri chimici hanno dovuto mettersi all’opera per inventare nuove formule e nuovi preparati. Ma ecco che, senza ricorrere all’aiuto della chimica, c’è chi riesce a escogitare un nuovo curiosissimo mezzo di lotta. Si sarebbe scoperto che il numero 58 scritto in grandi dimensioni e messo bene in evidenza, appoggiato sui davanzali delle finestre costituisce una sorta di magica barriera di fronte alle quali le nemiche arretrano. Come mai? Sembra (ipotesi tutta da verificare) che nelle rotondità di quel numero le mosche vedano una sorta di ragnatela. E non c’è visione più orripilante per una mosca abituata a spaziare libera nell’aria di quella trappola mortale che con i suoi fili attaccaticci la invischia e la imprigiona. L’infelice che ci capita non ha modo di svincolarsi e la sua sorte è segnata. Farà da pranzo al ragno sornione che assiste alla sua agonia e ha già l’acquolina in bocca. Ma è possibile che il cervellino di una mosca riesca ad associare il fatidico numero 58 con così tragiche immagini? Isabella Lattes Coifmann