Paolo Hutter la Repubblica, 11/07/2003, 11 luglio 2003
Otto mesi a caccia di lucciole, la Repubblica, 11/07/2003 Ma davvero per otto mesi i carabinieri hanno filmato quello che succedeva dentro i centri massaggi per cogliere e documentare la differenza tra massaggi e atto sessuale? Impressionante, manco si trattasse di terrorismo
Otto mesi a caccia di lucciole, la Repubblica, 11/07/2003 Ma davvero per otto mesi i carabinieri hanno filmato quello che succedeva dentro i centri massaggi per cogliere e documentare la differenza tra massaggi e atto sessuale? Impressionante, manco si trattasse di terrorismo. Del resto, senza prove non sarebbero scattatti una decina di arresti per «associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione». Ma dietro la neutralità un po’ ammiccante delle cronache su questo blitz si nasconde un problema e forse un contrasto che sarebbe meglio esplicitare. Non parlo della applicazione della legge, ci sarà un procedimento che accerterà se, come e quanto la legge è stata violata. Parlo della legge in sé, che penalizza i rapporti tra adulti consenzienti quando vengono scambiati sesso e denaro in forma minimamente organizzata. Le case chiuse erano una forma di cristallizzazione e di oppressione di una specifica figura femminile. Ma che dire degli eros center del 2000 nel quadrilatero della moda, in una città che ha continui scambi con città simili che hanno quartieri a luci rosse? Chi fa male a chi, in questo caso? Sono i clienti a suscitare la nostra riprovazione, perché violano la morale o la fedeltà coniugale? Sono i gestori a suscitarla perché guadagnano sul sesso altrui e in particolare sulle prostitute? E allora, in tal caso: oltre quale percentuale di guadagno lo sfruttamento (della forza-lavoro, vedi Marx) è tale, invece che legittimo profitto? O ci scandalizza per le signore e signorine che - cito le cronache che ho letto - in genere integravano il loro reddito con queste prestazioni? Ma non sarebbe - per una rara volta - il caso di dire sonoramente che sono fatti loro? Tutti e solo fatti loro. Non vi suona un po’ anacronistico, un po’ da anni Sessanta questo pseudoscandalo che in realtà non scandalizza quasi nessuno? Certo, la legge dello sfruttamento della prostituzione è ancora in vigore, anche quando si tratta di episodi e situazioni ben lontane dalle vessazioni di clandestine o di minori. E da anni proprio le presunte «vittime» si battono per la legalizzazione della prostituzione spiegando che il concetto di sfruttamento viene purtroppo esteso a qualunque minimale forma di organizzazione. Il Comitato per i diritti civili delle prostitute ha anche un sito web (www.luccioleonline.org) con ferratissimi documenti politico-legislativi. Recentemente sembrava che stesse per aprirsi il capitolo della repressione della prostituzione stradale, e solo di quella. Anche quella sarebbe un’impostazione discutibile, secondo il Comitato. Invece evidentemente anche la prostituzione indoor, e anche quando non dà fastidio ai condomini, suscita iniziative repressive. Casi come quello di questo blitz andrebbero citati solo per confermare quanto sia necessario riformare quella legge. Ma gli altri aspetti della faccenda (riconoscimento, luci rosse, presenza nelle strade, cooperative) sono molto più difficili da conciliare. Se è più difficile riformare la prostituzione che la Costituzione, speriamo almeno che prevalgano una gestione pragmatica e un diritto mite. Paolo Hutter