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 2003  luglio 01 Martedì calendario

«Non ha tanta carne addosso, ma quella che ha è roba fina», Donne. Katharine Hepburn secondo il regista Frank Capra: «Ci sono donne e donne: e poi c’è Kate

«Non ha tanta carne addosso, ma quella che ha è roba fina», Donne. Katharine Hepburn secondo il regista Frank Capra: «Ci sono donne e donne: e poi c’è Kate. Ci sono attrici e attrici: e poi c’è la Hepburn» (Maurizio Cabona, ”il Giornale” 1/7/2003). Facce. Alla Sony di Tokyo, durante un lavoro sulle facce artificiali, si rinunciò presto al volto di Katharine Hepburn perché dotato di un sorriso troppo fine e delicato per poter essere ricostruito (’Amica” 9/5/2001). Regole. Educazione puritana, padre medico sociale e madre protofemminista, Kate restò fedele a ferree regole di comportamento: presto a cena, subito a letto e sveglia alle quattro e mezza; niente fumo; niente alcol; bagni nell’acqua fredda in ogni stagione; golf, tennis e nuoto ovunque possibile. Non andava al ristorante per non mettere in pubblico i piedi più in alto della testa, una pratica irrinunciabile al momento della digestione. In casa né radio né giradischi né televisione o altri aggeggi rumorosi. Si divertiva a dipingere paesaggi, a leggere e talvolta a scrivere (Tullio Kezich, ”Corriere della Sera” 30/6/2003). Auto. Tra le passione di Katharine Hepburn l’automobile Maxwell del papà: targata 3405, quattro numeri soltanto, come quella di Topolino (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 30/6/2003). Conti. L’antenato del papà di Katharine: il conte Hepburn, sventurato amante di Maria Stuarda (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 30/6/2003). Capelli. Abitudine della piccola Katharine di farsi tagliare i capelli quasi a zero per l’estate: «Allora i bambini erano soliti acchiappare le bambine per i capelli» (Irene Bignardi, ”la Repubblica” 1/7/2003). Pantaloni. Niente trucco né profumi o gioielli, indossava sempre pantaloni e scarpe da ginnastica. Quando nel ’60 impersonò in un musical Coco Chanel, ”Newsweek” scrisse: «Considerato come veste è proprio un’ironia» (Tullio Kezich, ”Corriere della Sera” 30/6/2003). Gonne. Filosofia dell’abbigliamento di Katharine Hepburn: «Mai la gonna se non quando lo richieda il copione». Motivo: «Non ho mai potuto sopportare i vestiti, non mi piacciono le calze e non mi stanno su» e per questo non poteva entrare al Claridge di Londra (Irene Bignardi, ”la Repubblica” 1/7/2003). Vizi. Le cose belle di questo mondo: «Una casa con Renoir, Braque e Matisse alle pareti, le valigie Vuitton in anteprima, un sospetto di omosessualità grazie a un’amica fedelissima e il vizio di farsi chiamare Jimmy in famiglia» (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 30/6/2003). Contratti. Katharine Hepburn, che disprezzava il cinema, per liberarsi di David Selznick, che le offriva un contratto con la Rko, gli chiese 1.500 dollari a settimana quando in teatro ne guadagnava appena 100. Ma Selznick accettò e la Hepburn partì per Hollywood (Maria Pia Fusco, ”la Repubblica” 1/7/2003). Scope. Tra le sue abitudini, prendere la scopa e spazzare da sé i camerini quando in tournée trovava i teatri sporchi (Tullio Kezich, ”Corriere della Sera” 30/6/2003). Gaffe. La prima gaffe della Hepburn a Hollywood. Arrivò davanti agli studi della Rko con una Hispano-Suiza, che tutti riconobbero come quella noleggiata da Greta Garbo in Grand Hotel (Irene Bignardi, ”la Repubblica” 1/7/2003). Sorrisi. A John Barrymore, dopo averne subito le avances durante la lavorazione del film Febbre di vivere Katharine disse: «Non reciterò mai più con voi». Lui replicò: «Perché, mia cara, finora lo avete fatto?». Ma la Hepburn nelle sue memorie tralascia l’episodio e ricorda il loro incontro: «Barrymore mi sorrise, un sorriso molto caldo, molto personale: ”E’ stato un provino superbo. Lei diventerà una grande stella”» (Roberto Casalini, Maria Grazia Ligato, L’avventurosa storia degli Oscar, Rizzoli). Espressioni. Helen Lawrence su ”Vanity Fair”: «Ha solo una struttura ossea fotogenica, più o meno due espressioni e una gamma di manierismi vocali». E i critici australiani nel ’55: «Non è Vivien Leigh» (Tullio Kezich, ”Corriere della Sera” 30/6/2003). Caccia. Katharine Hepburn, soprannominata «il cranio» per i capelli alla maschietta, vincitrice di 4 premi Oscar, si propose a David O. Selznick per la parte di Rossella O’Hara. Il produttore: «Non riesco proprio a immaginare Clark Gable che ti dà la caccia per dieci anni» (Roberto Casalini, Maria Grazia Ligato L’avventurosa storia degli Oscar, Rizzoli). Idee. Risposta di Katharine Hepburn a David Selznick che le rifutò il ruolo da protagonista in Via col vento: «Forse l’idea che hai del fascino è sbagliata» (Michelangelo Capua, Vivien Leigh, Ansia di vivere, Lindau). Sputi. Terrore dei registi, la Hepburn finite le riprese di un film piombava in moviola con idee tutte sue. L’ultimo giorno della lavorazione di Improvvisamente l’estate scorsa arrivò a sputare in faccia a Joseph Mankiewicz (Tullio Kezich, ”Corriere della Sera” 30/6/2003). Tesserini. La volta che Mankievicz interruppe le riprese del film Improvvisamente l’estate scorsa: «Riprenderemo a girare, miss Hepburn, quando arriverà il tesserino da regista che ho ordinato per lei a Hollywood» (Roberto Casalini, Maria Grazia Ligato, L’avventurosa storia degli Oscar, Rizzoli, 2002). Dolcetti. Katharine Hepburn sul set, secondo Sidney Poitier che girò con lei Indovina chi viene a cena?: «Arrivava con i dolcetti cucinati da lei per tutti noi, o con i ritratti e gli schizzi che si divertiva a fare dei compagni di lavoro. Alla fine di ogni film scriveva una letterina ai membri della troupe e aveva sempre regalini fatti con le sue mani» (Giovanna Grassi, ”Corriere della Sera” 1/7/2003). Mogli. Convinta che John Ford sarebbe stato il suo uomo ideale (prima di incontrare Tracy), una volta offrì 150 mila dollari alla moglie Mary perché lo lasciasse. Lei rispose: «Se John mi lascia non vedrà più sua figlia ed è troppo religioso per divorziare. Sarò la signora Ford finché campo» (Maria Pia Fusco, ”la Repubblica” 1/7/2003). Matrimonio. «Non sono mai stata una bambina e mai una madre, ma sempre e soltanto zia Kat. Ero l’amica dei miei genitori, e sono sicura che questo è il motivo per cui non ho mai desiderato alla follia essere sposata» (Katharine Hepburn a proposito del matrimonio) (Irene Bignardi, ”la Repubblica” 1/7/2003). Unghie. Spencer Tracy, la prima volta che la incontrò: «Come faccio a recitare con una donna dalle unghie sporche, che si veste da uomo e che forse è lesbica?» (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 30/6/2003). Roba. «Non ha tanta carne addosso, ma quella che ha è roba fina» (Spencer Tracy a proposito di Katharine Hepburn nel film Lui e lei, 1952) (Ugo Casiraghi, ”l’Unità” 1/7/2003). Integrità. «è una vecchia quercia. Ha un’enorme integrità. Appartiene a un’epoca in cui gli uomini erano uomini» (Katharine Hepburn a proposito di Spencer Tracy) (’Panorama” 22/6/1967). Adorazione. La versione di Sidney Poitier: «La prima sera che trascorsi con Katharine e Spencer fui colpito dal modo in cui lei lo guardava: dal basso verso l’alto, in adorazione. Ogni volta che era vicina a lui diventava come una bimbetta» (Maurizio Cabona, ”il Giornale” 1/7/2003). Tradimenti. Un libro uscito negli Stati Uniti in occasione del novantesimo compleanno di Katharine Hepburn, racconta i segreti della relazione tra l’attrice e Spencer Tracy. Lui la tradiva spesso, tra le sue conquiste ci fu pure Grace Kelly, ma pare che la Hepburn ci rimase male soprattutto per un’avventura con Ingrid Bergman. Tracy beveva troppo, spesso mescolava sonniferi e anfetamine ai suoi liquori. Talvolta era vittima di una profonda depressione. Quando la crisi si aggravava la Hepburn, temendo che si suicidasse (l’attrice era ossessionata dal suicidio, dopo aver avuto cinque casi nella sua famiglia. Lei stessa, una paio di volte, tentò di togliersi la vita) lo legava al letto (’Corriere della Sera” 22/4/1997). Ricompense. Candidata all’Oscar (che non vinse) per Scandalo a Filadelfia: «I premi non sono niente. La mia ricompensa è il mio lavoro» (Roberto Casalini, Maria Grazia Ligato, L’avventurosa storia degli Oscar, Rizzoli). Pagine. L’autobiografia di Katharine Hepburn, uscita nel ’91, pagata 4 milioni di dollari (circa 8000 euro a pagina) (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera” 30/6/2003). Vita. Il suo credo: «Recitare non è la cosa importante. Importante è la vita: la nascita, l’amore, il dolore. E infine la morte» (Tullio Kezich, ”Corriere della Sera” 30/6/2003).