Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  giugno 21 Sabato calendario

Rutto libero per le mucche, La Stampa, 21/06/2003 Il ministro neozelandese dell’Agricoltura ha deciso di tassare i rutti e ogni altra emissione prodotta dagli orifizi di mucche, pecore e maiali

Rutto libero per le mucche, La Stampa, 21/06/2003 Il ministro neozelandese dell’Agricoltura ha deciso di tassare i rutti e ogni altra emissione prodotta dagli orifizi di mucche, pecore e maiali. Non è un effetto del caldo, ma una misura per combatterlo. I gas sprigionati dal bestiame sono infatti fra i responsabili di quel surriscaldamento dell’atmosfera che sta trasformando le zone temperate (per esempio: l’Italia) in succursali particolarmente zanzarose dei Tropici (per esempio: Milano). Nelle promesse dei governanti, i soldi rastrellati dai rutti (5 milioni di euro all’anno) serviranno a finanziare la ricerca per raffreddare il clima. Eppure i proprietari degli animali, c’era da aspettarselo, non l’hanno presa bene. Tanto più che nelle stesse ore il ”New York Times” rivelava come l’amministrazione Bush avesse censurato una relazione di scienziati che denunciava il ruolo del petrolio nell’effetto-serra. Sostituendola con un altro studio, finanziato guarda caso dall’American Petroleum Institute, nel quale si affermava esattamente il contrario. Difficile allora non solidarizzare con i ”farmers” neozelandesi [...]. Un sistema dove si tassano i rutti delle mucche e i petrolieri eleggono il presidente degli Stati Uniti lo abbiamo già provato e, a dar credito ai nostri polmoni, non funziona benissimo. Tanto varrebbe sperimentarne un altro in cui si tassano i petrolieri (ruttanti e non) e il presidente lo eleggono le mucche. Chissà che non si respiri un po’ meglio. La Stampa, martedì 24 giugno Migliaia di innamorate di entrambi i sessi pagheranno per vedere il discreto calciatore David Beckham aggirarsi in mutande fra ortopedici e otorinolaringoiatri, durante le visite mediche che la tv del Real Madrid trasmetterà in diretta nei prossimi giorni. Lo avrebbero fatto per un bassotto divino come Maradona? Figuriamoci, quello le mutande era capace di togliersele. E di lanciarle contro la telecamera urlando oscenità. Beckham non ci penserebbe neanche. Si rovinerebbe la pettinatura delle cosce. Perciò è ”un mito vivente”. Così lo hanno battezzato Dolce e Gabbana, eleggendolo a simbolo del maschio alla moda. Bello, atletico e con discreto talento, ma non troppo: solo quel tanto che basta per far risaltare le altre due qualità, oggi molto più richieste dal mercato. Beckham non sa dribblare come Best, Garrincha e gli altri numeri 7 della leggenda. [...] In compenso sa correre coi capelli biondi al vento e sfilare rigido come un modello davanti ai fotografi, la mano sinistra incagliata nella destra di quell’altra bellimbusta di sua moglie. Adesso i ”miti viventi” devono essere così. Senza la scintilla del genio che crea disagio e scoraggia l’identificazione delle masse. Mentre il naso all’insù, il bell’abito e il bicipite scolpito sono imitabili con un po’ di sforzo, soldi e operazioni chirurgiche. Se Beckham fosse brutto, farebbe il mediano come Gattuso. La Stampa, mercoledì 25 giugno Ascoltando l’ultima del presidente della Roma sul suo allenatore (ore 12: «Se Capello se ne va, faccio un salto mortale, altrimenti lo mando via io», ore 16: «Scherzavo») o rileggendo la penultima di Bossi sulle cannonate agli africani smentita circa un minuto dopo, ci si scopre a sognare un paradiso terrestre senza le virgolette, dove giornali e tg non raccontano più quel che dicono i personaggi, ma quello che fanno. Oggi sembra impossibile, eppure pare sia esistito un tempo in cui i ministri e i banchieri esternavano in pubblico una volta l’anno, i giudici parlavano con le sentenze e gli arbitri col fischietto, e i calciatori non dichiaravano in ogni intervista che conta la squadra non i singoli, né le vallette che a colpirle in un uomo era soprattutto il senso dell’umorismo. Erano mondi più seri ma non per questo più tristi, in cui le parole pesavano e la classe dirigente non viveva attaccata a una flebo sputanotizie [...]. Non dovendo sempre parlare, potevano persino pensare. [...] Ma la salvezza verrà da Internet. Quando i potenti narcisi libereranno i giornali dalle loro parole per parcheggiarle lì, al sicuro. Come il Previti in cerca d’affetto che ha scritto sul suo sito inaugurato ieri: «Non sono un bambino viziato, ma un uomo solcato da rughe mediterranee». E non uno in tutto il Mediterraneo che abbia osato smentirlo. La Stampa, giovedì 26 giugno Dicono che l’amore ti faccia diventare un altro e lui un altro lo è diventato per davvero. Invaghitosi su Internet di una ragazza romana con la passione per le spie, la informa che è stata fortunata, lui di mestiere fa proprio quello: la spia. Invece fa il negoziante a Torino ed è pure sposato. La Rete è il paradiso delle doppie identità che si accendono e si spengono insieme al computer. Ma l’eroe di questa storia è tale perché entra nella parte. Compra una pistola giocattolo, si munisce di tesserino militare, impermeabile e occhiali neri per non dare nell’occhio, e scende a Roma in missione d’amore. E qui scatta il colpo di genio del travestimento double-face: lo stesso abito indossato per affascinare l’amante, il nostro Zelig lo utilizza per giustificare le sue fughe alla moglie: «Non chiedermi di più, ora sono un collaboratore dei servizi segreti». A questo punto entrano in azione le due donne e il sogno cede al senso pratico, mentre la vicenda romantica precipita in farsa di bottega. L’amante, che forse aveva annusato tutto dall’inizio, si fa finanziare da James Bond l’acquisto di una casa, inducendolo ad accendere un mutuo [...]. E la moglie, non scorgendo nuove entrate sul conto di famiglia, chiama il ministero degli Interni per informarsi sullo stipendio dell’agente segreto. Così l’impostore viene smascherato, rivelandosi un disastro come spia, come adultero e anche come adulto. Già, però è difficile non volergli un po’ bene. La Stampa, venerdì 27/06/2003 Non bastassero il caldo unto e il capogruppo della Lega, i nostri nervi sono estenuati in questi giorni dall’invadenza dei piazzisti telefonici, i «call center». Voci flautate e quasi sempre gentili che ti entrano virtualmente in casa per venderti qualsiasi cosa possa renderti felice, che tu la voglia o no. C’è un lettore che in meno di mezz’ora è stato interpellato da una ragazza sarda che gli magnificava una carta di credito d’oro, da un tipo autoritario che intendeva rifilargliene una di platino, da un rappresentante ligure di olio d’oliva e da una signorina che lo ha salutato così: «Ci risulta che lei sia single: è interessato a conoscere la sua anima gemella?». Sulle prime la vittima non si è neanche chiesta come mai un’estranea fosse al corrente dei particolari intimi della sua vita. Era troppo occupata ad arrabbiarsi per l’orario dell’intrusione: le due del pomeriggio. [...] Il sentimento più diffuso è l’impotenza che, associata all’esasperazione e al caldo, produce reazioni violente (la più innocua è scagliare la cornetta contro il muro gridando: «banzaaai») di cui ci si pente subito, pensando allo stipendio da fame che le aziende corrispondono agli scocciatori. In compenso, quando dopo una giornata di agguati telefonici si presenta alla porta un venditore di aspirapolveri all’antica, cioè in carne e ossa, viene quasi voglia di abbracciarlo.