Marco De Martino Il Messaggero, 14/06/2003, 14 giugno 2003
Alle tenniste è vietato gemere, Il Messaggero, 14/06/2003 Non potendo allegare al giornale la videocassetta del match, dovrete fidarvi della notizia
Alle tenniste è vietato gemere, Il Messaggero, 14/06/2003 Non potendo allegare al giornale la videocassetta del match, dovrete fidarvi della notizia. Che però anche così, senza sonoro, rischia di diventare una storica linea di frontiera tra il furibondo wrestling di oggi e l’ovattato tennis del tempo felice. Perché l’altro giorno al torneo di Birmingham Maria Sharapova, la nuova pin up del circus mondiale, è stata ammonita dall’arbitro dopo che i suoi gemiti, sbuffi, grugniti e mugolii sempre più forti avevano finito per disturbare addirittura le giocatrici degli altri campi. Una serie continua di aaarght, uuufff, yyaach, iiiiih a ogni colpo di racchetta, fino a quando la giudicessa di sedia non ci ha ”sentito” più e così ha inflitto alla bionda burrosa russa un ”warning”, un avvertimento, chiedendole immediatamente di abbassare i toni. La Sharapova è rimasta naturalmente di sale, obiettando che lei gioca da sempre così, fin da quando con la racchetta corta batteva la palla contro la serranda del garage della sua casa tra i ghiacci della Siberia. La notizia è stata ripresa addirittura dalla Pravda, che in un rigurgito di animosità l’ha collegata addirittura con le vecchie cattiverie politiche dell’Occidente. Ma in realtà l’incantevole Sharapova non è certo un caso isolato. La Seles da sempre sbuffa come una locomotiva, Kuerten è addirittura ritmico nei suoi rantoli alla Dario Argento, mentre Hewitt sceglie direttamente il kung-fu. Diciamo che da quando Wilma usa la clava, e non più la racchetta, anche le donne lo fanno. Urlano come Mina e grugniscono come le vecchie e baffute discobole della disciolta DDR; e tutto questo alla vigilia del sacrario di Wimbledon, se passa questa linea buonista, potrebbe persino diventare un caso. La verità è che nello sport più uno ha talento e meno urla, essendo ai predestinati il gesto atletico perfettamente naturale e vicino. I bacarozzi della racchetta, i barbari arrotini spagnoli e argentini, sono un lamento ad ogni colpo; al contrario il principe Kafelnikov, per esempio, non soffre e non suda, non geme e non fatica, ed è solo una mobile statua che sembra danzare nell’aria. Anche Panatta ai suoi tempi era etereo. Per non parlare di Pietrangeli. Tornando ad oggi, uno come Sampras anche sullo smash più violento non fa nemmeno ah. Al massimo emette bolle come i pesci. In ogni caso tra un urletto e un altro la Sharapova ha vinto anche ieri battendo 2-6, 7-6, 6-2 la testa di serie numero 1 del torneo, la concittadina Dementieva. Se continua così arriverà a Sanremo. Marco De Martino