Massimo Gramellini La Stampa dal 14/06/2003 al 20/06/2003, 14 giugno 2003
La Rai dia un Tg ai torinisti, La Stampa, 14/06/2003 La scuola italiana non era mai stata così democratica
La Rai dia un Tg ai torinisti, La Stampa, 14/06/2003 La scuola italiana non era mai stata così democratica. Adesso insegna agli studenti persino come far fessi i professori. Gilda, il sindacato di categoria, a rivelare la distribuzione gratuita nelle scuole di una guida, Maturandia felix, che spiega «i 10 segreti per superare il colloquio e godersi la maturità». L’undicesimo, «studiare», non viene rivelato, peggio che a Fatima. Si tratta di una spremuta di malizie praticate con esiti alterni da generazioni di maturandi, che mai finora avevano però avuto l’onore di un imprimatur ufficiale. Al numero 2 («curate la coreografia»), viene suggerito ai ragazzi di sfruttare «l’impressionabilità dei docenti, portando una serie di libri da cui estrarre con estrema nonchalance citazioni colte». Non prevista espressamente, ma coerente col contesto, una scrivania di noce, accessoriata di penna stilo e brunovespa, per la firma in diretta del solenne Contratto coi Prof. Il numero 7 ci trasporta in un’atmosfera da provino televisivo: «sguardo magnetico, sorriso sicuro, movimenti rilassati». Ma il capolavoro è il 10: «complottate coi docenti». Dove si consiglia di concordare in anticipo un argomento coi membri interni della commissione perché «gli infiltrati nelle linee del nemico sono spesso decisivi per vincere le battaglie». Il «nemico» sarebbero loro, i prof. Resta da capire chi è l’amico, cioè il mandante dell’opuscolo. Sopra c’è scritto: «in collaborazione col ministero e gli uffici scolastici regionali». Ma se fosse così, sarebbe davvero troppo. Troppo democratico, dico. La Stampa, giovedì 19 giugno un onore apprendere che il Buongiorno del 20 novembre scorso figura fra i documenti allegati al tema di maturità. Ma è sconfortante scoprire che il testo consegnato ai 500.000 studenti ha espulso dalla versione originale il riferimento a Tangentopoli. Non che quell’articolo fosse un comizio girotondino. Si intitolava I versi della nonna e parlava di poesia, pensate un po’. Rimarcando una curiosità: che proprio il celeberrimo Pio Albergo Trivulzio, «l’ospizio da cui partì Tangentopoli», avesse organizzato un concorso in versi per anziani. Ma nelle tracce offerte ai maturandi l’inciso esplicativo che ho riportato fra virgolette è stato sostituito da tre puntini di sospensione. Un taglio troppo breve per risparmiare spazio (appena mezza riga), ma tale da rendere incongrua l’intera frase. Si sarà chiesto qualche ragazzo a corto di storia: come mai il giornalista trova così significativo che a organizzare la gara poetica sia stato il Pio Albergo Trivulzio? Cos’avrà di particolare quell’hotel dal nome misericordioso? Una piscina d’acqua santa con l’idromassaggio? Senza ambire al Santorino d’Oro per il censurato del mese, agli studenti giustamente perplessi vorrei precisare che Tangentopoli non era una città costruita sopra una tangenziale, come forse gli diranno in futuro dal ministero della Verità, ma un fenomeno di corruzione realmente accaduto. E che non basta rimuoverne il nome coi puntini di sospensione perché il suo ricordo scompaia dalla memoria di chi ogni tanto si sforza ancora di usarla. La Stampa, venerdì 20 giugno I seguaci della sinistra extralarge reagiranno come Cossutta, che vuole denunciare Raiuno per apologia di fascismo, dopo l’adunata di artisti e politici missini che ha commemorato Almirante sulla tv pagata da tutti gli italiani (motivazione usata in passato proprio dai missini per indignarsi). Quelli di destra, per i quali la storia della Rai è una sequela di «marchette» democristiane e comuniste, vedranno nel tributo di Albertazzi e Buzzanca ad Almirante e alla vedova un risarcimento tardivo della loro emarginazione. Ma tutti gli altri, la maggioranza, sanno che TeleFiamma è il risultato della strategia miope di chi, anche nel centrosinistra, si è sempre rifiutato di strappare la Rai dal condizionamento della politica, illudendosi di esercitare in eterno il ruolo del padrone. Spettacoli come quello dell’altra sera pongono le premesse per nuove ritorsioni durante la prossima stagione dell’Ulivo, quando ai pagatori del canone toccherà sorbirsi la beatificazione dei girotondi e il ritorno incattivito degli esuli. un meccanismo senza fondo, almeno fino a quando anche gli ultimi inserzionisti non si saranno stufati di buttar soldi in una tv che non è pubblica, ma partitica. E se il predominio delle tessere era ancora accettabile quando la vita dei partiti coinvolgeva le masse, diventa grottesco adesso che riguarda poche manciate di militanti. Il 4 maggio a Pontida con Bossi c’erano 30.000 leghisti, a Torino con Chiambretti 50.000 torinisti. I tifosi del Toro dovrebbero chiedere alla Rai almeno la direzione di un tg.