Bruno Vespa Panorama, 19/06/2003, 19 giugno 2003
Il Guazza va alla guerra, Panorama, 19/06/2003 Giardini Margherita di Bologna, novembre ’98. Un signore, celebre macellaio, mi sussurrò nell’orecchio: «Mi candido a sindaco di Bologna»
Il Guazza va alla guerra, Panorama, 19/06/2003 Giardini Margherita di Bologna, novembre ’98. Un signore, celebre macellaio, mi sussurrò nell’orecchio: «Mi candido a sindaco di Bologna». Lo presi per un mitomane, anche perché la stessa sera un altro signore mi aveva confidato la stessa aspirazione. E invece sei mesi più tardi Giorgio Guazzaloca aveva tolto ai comunisti, o come si chiamano adesso, il trono comunale dopo 54 anni, «Mi hanno cacciato da Palazzo della Mercanzia» annunciò Guazzaloca dopo che i Ds l’avevano sostituito alla Camera di commercio «e prenderò Palazzo d’Accursio». L’ha fatto e non ha alcuna intenzione di lasciare alle elezioni dell’anno prossimo. Il problema è che i vecchi padroni di casa hanno deciso di riprendersi il palazzo e stanno mandando avanti un ufficiale giudiziario provvisto di una certa notorietà: Sergio Cofferati. Gli amici del ”Guazza” dicono sottovoce: «Giorgio, sei proprio fortunato». Ma lui non abbocca, sa che la battaglia sarà durissima e quando il vostro cronista gli strappa l’unica intervista di queste settimane, il signor sindaco risponde da quel furbacchione sopraffino che è. Se l’aspettava un avversario come Cofferati? «Per me l’uno vale l’altro. Io faccio il mio lavoro. E dall’altra parte chi c’è c’è». Andiamo, tra Vittorio Prodi e Sergio Cofferati nessuna differenza? «Non mi affido a valutazioni ideologiche, a giochi di schieramento, all’emozione dell’appartenenza partitica. Conto sul lavoro che ho fatto. Avevo promesso che avrei migliorato Bologna. Se i miei concittadini avranno l’impressione dopo cinque anni che ci siamo riusciti, immagino che possano premiarci». Il fatto che Cofferati non sia bolognese può nuocergli? «In genere i sindaci sono espressione del territorio: Veltroni è romano, Albertini milanese. Tra i sindaci di Bologna, né Zangheri, né Imbeni erano nati in città ma vi si erano radicati profondamente. Nel caso di Cofferati lo sradicamento sarebbe oggettivo, ma lui potrà sempre dimostrare di essere più bravo di un altro». Per bilanciare la freddezza della Margherita, Romano Prodi ha detto che la candidatura di Cofferati è degna, anzi degnissima. «L’avessero chiesto a me, avrei risposto allo stesso modo. Ma se si decodifica l’aggettivo, si converrà che la valutazione è limitativa. A meno che una persona non sia un furfante, come si fa a non dichiararla degna di correre?». Il centrosinistra sembra comunque diviso. Questo l’aiuta? «Sono ragionamenti che mi fanno sorridere. Io seguo un’altra ottica. I cittadini, a Bologna e non solo, vogliono essere i protagonisti della scelta sulla base di proprie valutazioni. Li vedo sempre meno attratti da logiche di schieramento, sempre più sganciati dalle direttive di partito». Già, ma la voglia di riscatto dei Ds è innegabile e comprensibile. «C’è ed è evidente. Ma non è detto che alla voglia di riscatto corrispondano sempre i risultati attesi. Non confonderei gli auspici di alcuni partiti con quelle che saranno le decisioni dei cittadini». Vede meglio Cofferati come politico o come amministratore? «Finora non ha fatto né l’uno, né l’altro mestiere. Ha fatto il sindacalista. Ma è una persona intelligente in grado di trovare le migliori coordinate». La polemica sul rapporti tra Cofferati e Marco Biagi avrà qualche influenza? «Ho sempre pensato che il giudizio, sul lavoro degli amministratori non debba mescolarsi a valutazioni diverse. evidente che su quanto è accaduto ci sono posizioni diverse ed è possibile che qualcuno voglia utilizzare alcuni episodi in modo strumentale. Non sarò certo io a farlo». Secondo lei Biagi ha vissuto da isolato l’ultima parte della sua vita? «Ho letto che un certo ambiente non gli era affatto vicino. Ma non ho riscontri diretti». convinto di aver rispettato il programma che si era dato? «Sì e c’è ancora un anno di lavoro con scadenze prefissate. Ma le opinioni contano poco: al momento giusto fornirò i dati». Guiderà una lista Guazzaloca estranea ai partiti? «Non ho messo ancora la testa su questo punto. Vedremo più avanti». I partiti scalpitano? «Non mi sembra. L’altra volta, nonostante alcuni errori, la lista Guazzaloca prese quasi il 16 per cento, Forza Italia e An intorno al 10-11 ciascuno e i Ds non ricordo se il 26 o il 28». Dobbiamo aspettarci una campagna dai toni calmi? «Io non faccio campagne. Faccio l’amministratore e lo farò fino all’ultimo giorno, anche se guardo certo a quel che accade fuori». E se Berlusconi viene in piazza Maggiore a dire: «Via i comunisti»? «Berlusconi parla per sé. Io non ho mai usato questi termini». Bruno Vespa