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 2003  giugno 05 Giovedì calendario

Il Kamasutra è il riassunto di un amplesso lungo diecimila anni, la Repubblica, 05/06/2003 Quando un europeo di oggi legge il Kamasutra (a cura di Wendy Doniger, Sudhir Kakar e Vincenzo Vergiani, pagg

Il Kamasutra è il riassunto di un amplesso lungo diecimila anni, la Repubblica, 05/06/2003 Quando un europeo di oggi legge il Kamasutra (a cura di Wendy Doniger, Sudhir Kakar e Vincenzo Vergiani, pagg. CVIII-336, Adelphi euro 26,50), ha l’impressione che tutta l’India, nel terzo secolo della nostra era, fosse preda di una sfrenata e organizzatissima attività sessuale. Nessuno mangiava, dormiva, passeggiava, pregava, leggeva, pensava, scriveva. Tutti facevano incessantemente l’amore, perché come una Upanisad aveva affermato: «L’uomo è fatto di desiderio sessuale». Gli uomini di mondo inseguivano le mogli altrui, le mogli dei sovrani gli stallieri, i capi dei villaggi le donne di campagna, gli addetti al bestiame le pastorelle, i capi delle polizia le vagabonde, i direttori dei mercati le venditrici: mentre, lassù in cielo, gli dèi giacevano per diecimila anni, senza interruzione, insieme alle dèe. C’erano falli grandi e piccoli, vagine più o meno estese: uomini salivano sulle donne e donne sugli uomini: c’erano baci, abbracci, morsi, graffi, succhi, coiti prolungati e interrotti; senza un attimo di sosta, il liquido seminale bagnava e imbeveva l’India. Qualcuna tra le figure del Kamasutra era un artista o un atleta prodigioso del sesso: qualcuno usava tecniche contadine, qualcuno stimolanti magici - unguenti a base di valeriana, collirio a base di salsapariglia, polvere di loti bianchi o azzurri - oppure teneva nella mano un occhio di pavone ricoperto d’oro, o si spalmava il pene con un unguento fatto di miele e pepe nero. Vatsyayana Mallanaga, lo sconosciuto autore del Kamasutra, non ama le prescrizioni morali. Senza troppo crederci, proibisce il giacere con donne di classe superiore; o di fare l’amore nell’acqua. Ma rispetta le cortigiane: talvolta le considera «un esempio da imitare»; e i re rendono omaggio a quelle «di lusso». Tollera sia l’omosessualità maschile sia quella femminile: giustifica l’adulterio - perché «giacere con la sposa di un altro quando il suo desiderio dell’amplesso è intenso, fa parte dell’adorazione di Siva, e non è proibito». Vatsyayana è uno scienziato, un collezionista, un catalogatore del sesso: informato di tutte le abitudini erotiche sotto il vastissimo cielo dell’India, le descrive e le consacra. In un capitolo del libro, cerca di moderarle: non vuole eccessi passionali e sessuali; e difende la vita dedicata alla religione e alla politica. La sua speranza è che la ricerca del piacere avvenga «sotto il controllo della mente». Come è naturale, verrà deluso. Più che un trattato sul sesso, Vatsyayana compone un libro sull’arte di vivere: una specie di Galateo o di Cortigiano. Gli uomini di mondo debbono conoscere almeno sessantaquattro arti collegate alla vita erotica - il canto, la musica strumentale, la danza, la pittura, ritagliare sagome dalle foglie, la composizione floreale, la colorazione dei denti e delle vesti, la preparazione dei letti, l’illusionismo, la stregoneria, la prestidigitazione, la preparazione dei vini e dei succhi di frutta, il cucito, la tessitura, suonare il liuto, raccontare storie, i giochi di parole, insegnare a parlare ai pappagalli, i dizionari, la composizione letteraria, le buone maniere... Gli uomini di mondo debbono conoscere l’arte degli interni: la stanza decorata, piena di fiori e odorosa di profumi, col letto soffice, il liuto appeso a una zanna d’avorio, la scatola dei pennelli, le gabbie dei pappagalli. Debbono praticare la scienza della conversazione, quella del cibo, dei giochi e dei regali. Così, in India, il coito viene immerso in una moltitudine di arti e di tecniche, che si confonde con la totalità della vita; mentre tutti i piaceri della vita mirano a far scorrere il nascosto fluido seminale dell’universo. * * * Nella tradizione religiosa indiana, gli dèi compongono libri. Quando Brahma «emise le creature», per prima cosa raccontò in centomila capitoli la creazione, e il mezzo per conseguire i tre fini della vita umana: la religione, il potere e il piacere. Quando Siva sfiorò il corpo di Parvati, venne meno dal desiderio, mentre Parvati raggiunse una tale estasi da non distinguere il giorno e la notte. Inebriati dai liquori, Siva e Parvati passarono insieme diecimila anni umani, come se fosse una sola notte; ma le gioie dell’amore non placarono mai la loro sete. I loro giochi amorosi mantenevano in vita l’universo, specialmente la luna. Fuori dalla porta della camera, il figlio Nandin, insieme guardiano e spia, seguiva gli accoppiamenti interminabili, scrivendo il vero Kamasutra, il Kamasutra celeste, che comprendeva mille capitoli. Nessuno, per quanto sappia, ha mai letto questi libri divini. Dobbiamo accontentarci di immaginarli: folti, immensi, interminabili, ricchi di metafore, senza distinzione né divisioni, come se tutti i drammi e le commedie di Shakespeare fossero diventati la Divina Commedia e l’Iliade - che venne scritta da «dieci lingue, da dieci bocche, da una voce instancabile e da un cuore forte come il bronzo», cioè dal corpo di un dio. Poi vennero faticosamente alla luce i libri umani. Il Kamasutra celeste fu ridotto a cinquecento capitoli: quindi a centocinquanta: uno scrittore ne trasse un testo sulle cortigiane, un altro sul sesso, un altro sulle vergini, un altro sulle mogli, un altro sulle mogli altrui, un altro sull’erotismo magico. Quando il testo originale era quasi scomparso in miserabili frammenti, Vatsyayana rilesse il libro originario, e compose il piccolissimo Kamasutra che noi conosciamo, diviso in trentasei capitoli. Questi sono dunque i libri umani: nient’altro che riassunti di riassunti di riassunti, tratti dai vasti volumi divini, pieni di colore e d’infinito. Possiamo dunque comprendere perché tanti uomini, specialmente oggi, rifiutino la letteratura - una cosa misera, un sunto di sunti, privo di qualsiasi intensità sacra. La letteratura umana vive sotto il segno dell’enciclopedia. Non dobbiamo collocare il Kamasutra vicino a un’opera fantastica come l’Arte amatoria di Ovidio, ma accanto alle Etimologie di Isidoro di Siviglia, o alla Encyclopédie di Diderot e d’Alembert o alla Treccani o alle Garzantine. Vatsyayana distingue e suddivide e torna a suddividere e a distinguere i temi sessuali e psicologici, giungendo ad unità sempre più piccole, e cercando di dare un nome a ciascuna di loro. Distingue le diverse dimensioni dell’organo sessuale maschile e di quello femminile e le combinazioni possibili tra di esse: le otto specie di graffi che le unghie incidono nel corpo amato; e i dieci stadi dei sentimenti. Questa incessante furia analitica nasce da un’intuizione a suo modo grandiosa. La realtà, sia quella sessuale sia quella psicologica e quella politica, è infinitamente complessa e minuziosa. L’uomo ha una sola possibilità di orientarsi in essa: quella di osservarla e suddividerla fino all’estremo delle possibilità intellettuali. Se non lo fa, ne viene travolto. Non c’è nemico peggiore di ciò che è misterioso e indistinto. * * * Sebbene nella cultura occidentale esistano molti trattati sul sesso, credo che nessuno sia dominato dalla convinzione che la vita erotica possa venire analizzata e nominata con la precisione più meticolosa. Per un greco o un cristiano, Omero o Virgilio o Racine, Eros resta il luogo dove si annidano il mistero e il tragico, o almeno l’imprevedibile e il caso; e dove forse si affacciano gli dei. Nessuno scrittore europeo ha mai immaginato di comprendere sino in fondo come nascano e muoiano i sentimenti amorosi; e perché si intreccino e si sciolgano le membra umane. Credo che il Kamasutra avrebbe insegnato pochissimo agli psicologi e ai romanzieri occidentali. Tutte le forme del fallo e della vagina vi sono distinte: tutte le posizioni vi vengono descritte; eppure nel libro non c’è nemmeno una traccia o un ricordo di profumo erotico - quel profumo che inumidì il mondo durante l’interminabile abbraccio divino tra Siva e Parvati, o l’incontro umano tra Anna Karenina e Vronskij, in un letto borghese del diciannovesimo secolo. Anche il Kamasutra offre qualche eccezione, dove sembra prendersi gioco della ferrea razionalità che lo domina. Il libro è scritto da un uomo per gli uomini: si sforza di penetrare le anime e i corpi femminili; eppure ammette che le donne restano misteriose e che sono loro, queste creature apparentemente passive, a incarnare l’energia sessuale dell’universo. Esse sono il sole, mentre i maschi soltanto la pallida, umida luce della luna. Il Kamasutra cerca di regolare tutti i gesti umani: ma riconosce che i cuori sono volubili, che le fantasie amorose non hanno limite, che i desideri sessuali posseggono una forza tremenda, e che la passione non obbedisce a nessun manuale. «Il dominio dei trattati si estende solo fin quando languono gli appetiti degli uomini: ma quando la ruota dell’estasi sessuale gira a pieno ritmo, non vi è manuale che tenga, non vi è ordine che resista». Credo che Stendhal avrebbe adorato questi versi: dove l’amour-passion trionfa sulle immaginarie scienze erotiche umane. Pietro Citati