Giuseppe Guastella Corriere della Sera, 04/06/2003, 4 giugno 2003
I paperoni dell’Est all’assalto di Via Montenapoleone, Corriere della Sera, 04/06/2003 Due appartamenti acquistati per due milioni e mezzo di euro ciascuno nel pieno centro di Milano, attività commerciali e imprese dell’hinterland che passano rapidamente nelle mani di prestanome
I paperoni dell’Est all’assalto di Via Montenapoleone, Corriere della Sera, 04/06/2003 Due appartamenti acquistati per due milioni e mezzo di euro ciascuno nel pieno centro di Milano, attività commerciali e imprese dell’hinterland che passano rapidamente nelle mani di prestanome. Il comune denominatore di questi affari, recenti, è uno solo: a pagare sono sempre cittadini dei Paesi dell’Est e spesso lo fanno con contanti dalla provenienza se non sospetta, quantomeno poco chiara. Su questi business hanno puntato l’attenzione gli investigatori dell’antimafia e, su alcune attività particolari, esiste un rapporto alla magistratura. «Nessun allarme - puntualizza Ferdinando Pomarici, il magistrato che è a capo della Procura distrettuale antimafia -, ma anche noi abbiamo notato presenze di questo genere». Nella maggior parte dei casi, protagonisti degli acquisti sono cittadini russi che si sono arricchiti dopo il crollo dell’Unione sovietica. Non c’è prova che quel denaro sia provento di crimini commessi in patria o altrove e quindi non ci sono inchieste formali, ma fatto sta che gli esperti dell’antimafia hanno, per così dire, drizzato le orecchie e cominciato ad indagare preventivamente seguendo un filo che li ha portati a scoprire investimenti milionari. Per ora pochi episodi - meno di una decina - però sicuramente significativi. «Un discorso impalpabile che è difficile da decifrare per capire se si tratti di investimenti leciti oppure di riciclaggio in Italia di denaro sporco», spiega Pomarici. «Si parla di partecipazioni, di acquisti di pacchetti azionari fatti tramite società straniere oppure a nome di italiani», dice un investigatore che vuole restare anonimo. Su una catena di attività commerciali c’è anche una relazione consegnata alla Procura dai carabinieri del Nucleo operativo di Milano. Alcune delle compravendite riguardano abitazioni e qualche attività a ridosso del quadrilatero della moda, quello chiuso tra via Montenapoleone, via della Spiga, via Sant’Andrea e via Manzoni. «A noi non risulta niente» dichiara Antonella Mastrototaro, titolare della Fmi, una delle agenzie leader nel mercato dei locali commerciali nella zona. E c’è da crederle, perché a vendere e a comprare lungo la via più chic della città sono quasi sempre le grandi aziende del mondo della moda, nessuna delle quali fa capo a russi. Ma quella strada è certo frequentata da tanti e ricchissimi cittadini dei Paesi dell’Est. Lo conferma un osservatore privilegiato, Claudia Buccellati, presidente dell’associazione commercianti di via Montenapoleone e titolare di una delle più antiche oreficerie della strada. «Ce ne sono molti, come anche di altri Paesi. Accade così in tutte le grandi direttrici del lusso al mondo». Manuel, il portiere di uno dei palazzi che si affaccia sulla via li vede tutti i giorni: «Russi? Ne passano tanti. Donne bellissime e uomini pronti a spendere i dollari che hanno a mazzette nelle tasche». La clientela russa è una voce significativa, anche se non ancora importantissima, nei bilanci degli alberghi più esclusivi di Milano. Al Four Season, un cinque stelle lusso con camere da 490 a 4.250 euro (iva esclusa) a notte, raggiunge il 5 per cento, dichiara la direzione. Invita alla cautela Ferdinando Pomarici: «Se si tratta di denaro sporco, e bisogna vedere se, non è impossibile capirlo. Certo, con le nazioni che aderiscono al trattato di Schengen tutto è molto più facile. Però anche con i Paesi dell’Est, con i quali esistono trattati di cooperazione, abbiamo scambi di informazioni». Si tratta di una collaborazione efficace? Gli esperti sospettano che spesso le polizie dei Paesi dell’Est non facciano tutto quello che potrebbero fare per individuare responsabilità, quantomeno perché hanno molto da fare in patria e mezzi troppo esigui per occuparsi dei reati commessi all’estero dai loro concittadini. Ed è proprio questo il punto: «Di casi di sospetto riciclaggio di denaro che proviene dall’estero probabilmente a Milano ce ne sono molti. Come tutte le grandi città dal tessuto commerciale e finanziario molto esteso e attivo, può favorire non solo gli investimenti, ma anche chi vuole celare i propri affari», dice ancora Pomarici. Però, per procedere giudiziariamente in mancanza di reati commessi in Italia, è necessario prima di tutto che dall’estero qualcuno segnali che quei capitali potrebbero non essere puliti. E questo non accade quasi mai. Giuseppe Guastella