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 2003  maggio 31 Sabato calendario

L’Italiano Medio sogna il porno gratuito, La Stampa, 31/05/2003 Grazie all’alta velocità - che boccheggia ancora in ferrovia ma già vola lungo le autostrade di Internet, consentendo di attingere in pochi secondi a ogni bendidio - sono raddoppiati in Europa gli scaricatori di siti musicali e porno a pagamento

L’Italiano Medio sogna il porno gratuito, La Stampa, 31/05/2003 Grazie all’alta velocità - che boccheggia ancora in ferrovia ma già vola lungo le autostrade di Internet, consentendo di attingere in pochi secondi a ogni bendidio - sono raddoppiati in Europa gli scaricatori di siti musicali e porno a pagamento. Con una sola eccezione: l’Italia. Ultima trincea del decoro borghese e del diritto d’autore? Macché: a provocare imbarazzo non è la parola porno, ma le due che vengono subito dopo: a pagamento. Gli esperti stranieri non si capacitano del perché gli italiani reagiscano all’opposto degli altri europei, che considerano la richiesta del numero di carta di credito una garanzia della professionalità del sito e la preferiscono all’invadenza delle réclame. Ma chi si stupisce ignora l’effetto che il suono di quelle sei lettere, gratis, produce sull’umore dell’Italiano Medio, allattato da vent’anni di radio e tv commerciali. Per lui gratis è più che una canzone. è una magia. Un impulso irrefrenabile che gli fa desiderare ciò che non costa anche, anzi soprattutto, se non serve. Gli riempie le tasche di gadgets, il carrello di offerte speciali e la cartella delle tasse di detrazioni avventurose. Lo spinge a cambiare di continuo il contratto del telefonino nella speranza di rimediare almeno una chiamata-omaggio in Patagonia. E lo induce a sfuggire le pay-tv, che vorrebbero farsi rimborsare l’astruso privilegio di poter guardare un film o una partita senza spot pubblicitari, quando invece a lui tutte quelle interruzioni scaldano l’anima, perché si accollano il lavoro sporco: pagare. La Stampa, martedì 3 giugno Incredibile: fra breve la maggioranza di centrodestra potrebbe votare alla Camera un provvedimento di centrodestra. In due anni di leggine giudiziarie, proclami populisti e capriole fiscali non era praticamente mai successo. Si tratta dell’opportunità di dedurre dalla dichiarazione dei redditi fino a 10.000 euro di spese matrimoniali, fra ricevimento e abiti di nozze. Compresi (qui, forse, l’unico difetto della norma) quelli a fibre ottiche che trasformano la sposa in un incrocio fra un albero di Natale e uno spartitraffico catarifrangente. Per una volta mercato e morale vanno a braccetto. Spalla a spalla, direbbero Bush & Berlush. In un colpo solo la legge puntella l’istituzione familiare, movimenta i consumi e contrasta l’anarchia omertosa dei pagamenti in nero. Un exploit da democristiani bavaresi realizzato dal leghista Ballaman, doppiamente meritevole, dato che a beneficiarne sarà soprattutto il Sud, che per i matrimoni spende più degli altri, anche perché non ha molte altre occasioni per farlo. Ballaman si deve essere chiesto come mai in Italia si potessero detrarre i funerali ma non i matrimoni. Persino un cinico intuirebbe l’affare. Se i primi infatti contribuiscono ad alleggerire il passivo dell’Inps, i secondi scardinano i pargoli dalle case natie, scaraventandoli nel paradiso produttivo. Nido, prole e - se poi ci si lascia e i genitori previdenti hanno già murato la stanza del figlio - monolocali e supermarket per separati, con una crescita oggettiva delle sofferenze ma anche dei consumi. La Stampa, mercoledì 4 giugno Per la serie «quando la realtà supera i Vanzina», un tifoso della Juve si è finto disabile per vedere la finale di Champions a bordocampo e a sbafo. Sembra la bravata di un teppistello periferico, invece è il piano architettato da un palermitano sui 30 anni, per il quale l’amoralità non rappresenta un merito ma nemmeno un reato, al limite uno stato d’animo diffuso che consente ai più vispi di sopravvivere nella giungla. Non avendo trovato i biglietti della partita, questo fabbricante di peli sullo stomaco ha investito 30 euro in una sedia pieghevole per paraplegici ed è decollato verso la gloria insieme a un’amica. Il travestimento è avvenuto nei bagni dello stadio. Par di vederli: l’imbucato in carrozzella, con la coperta sulle gambe sane, e la ragazza dietro a spingere, esibendo un volto intenso da madreteresa. Bisognava pur sempre dimostrare di essere inseriti in un elenco, ma la fortuna ha un debole per le facce toste. Dei disabili veri erano rimasti bloccati a Fiumicino e per il truffatore e la sua complice si spalancavano i cancelli dell’Old Trafford. Scortati da inservienti premurosi, venivano parcheggiati dietro la porta di Buffon e rifocillati con bibite e cioccolato. Per nulla pentito della sua esibizione, a distanza di una settimana l’anonimo incursore deplora che la sconfitta ai rigori gli abbia rovinato i titoli di coda. C’è da scommettere che in caso contrario sarebbe saltato giù dalla carrozzella per correre in campo a festeggiare: Berlusconi ci avrebbe rimesso la Coppa, ma guadagnato un nuovo miracolo da raccontare nei comizi. La Stampa, giovedì 5 giugno Non di solo schifo è tappezzato il futuro dei palinsesti. L’Inghilterra esplora il filone della tv igienica: in tutti i sensi, a cominciare dal lavabo. Il programma s’intitola ”Quant’è pulita la tua casa?” e furoreggia in prima serata su Channel 4. Due colf di mezza età suonano con piglio da conquistatrici alla porta di uno spettatore e sottopongono il suo appartamento a un’ispezione dagli esiti invariabilmente drammatici, considerato il rapporto complesso che gli inglesi intrattengono con la pulizia. Le signore passano d’urgenza alla fase 2, quella della disinfestazione, insegnando agli inquilini e soprattutto al pubblico che il sapone a contatto con la superficie lavabile non esplode e che le lenzuola del letto, per quanto uno ci sia affezionato, ogni tanto vanno cambiate. Terminata la missione evangelizzatrice, si ripresentano a sorpresa in un’altra puntata per controllare i progressi. Un trionfo. In Italia, va detto subito, l’idea non attecchirebbe. E non solo perché le colf sarebbero vestite come le cameriere dei film porno e ribattezzate Spolverine. che fa troppo a pugni con la nostra visione privatistica dell’esistenza, in cui i bagni di casa sembrano altari e le pubbliche piazze dei bordelli. La tv igienica all’italiana dovrebbe essere girata per la strada e assomigliare a quella di un’emittente di Napoli, dove una giornalista presidia un incrocio senza vigili e premia con un cioccolatino i rari automobilisti che non passano col rosso. La Stampa, venerdì 6 giugno La crisi del sistema aereo contiene una lezione durissima: la trasformazione di certi consumi di lusso, come il volare, in prodotti di massa non regge più. Costa troppo garantire agli equipaggi uno stile di vita che ancora vent’anni fa induceva una ragazza a dire «voglio fare la hostess» come oggi direbbe «voglio fare la velina». Costa troppo l’apparato di sicurezza: in denaro per le compagnie e in tempo per i passeggeri, ai cui occhi l’aereo di linea sta perdendo il requisito seduttivo d’origine: la rapidità. Costa troppo persino ingaggiare dei facchini che non rubino i bagagli. Secondo i sindacati che si oppongono al loro licenziamento, quelli presi l’anno scorso alla Malpensa con le mani nei bauli lo facevano per fame: d’altronde chi accetta un lavoro simile in cambio di uno stipendio ridicolo parte già con la riserva mentale di arrotondare in qualche modo. Non è una giustificazione, ma un fatto: se il compenso fosse triplo, quel mestiere attirerebbe anche persone meno disperate. Il risultato è che, per la prima volta, le leggi del mercato finiscono col penalizzare la qualità dei consumi del ceto medio. Su una pista decollano gli aerei in affitto per i privilegiati. Su un’altra i voli a prezzi stracciati e servizi inesistenti, dove fra un po’ per fare pipì ti diranno di abbassare il finestrino. Ma il sogno della piccola borghesia, colonna vertebrale dell’Occidente, di continuare ad accrescere il proprio tenore di vita sembra destinato a non volare più.