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 2003  maggio 29 Giovedì calendario

La tecnologia serve agli sportivi (e anche ai diabetici), Il Sole-24 Ore, 29/05/2003 Maratoneta: 80

La tecnologia serve agli sportivi (e anche ai diabetici), Il Sole-24 Ore, 29/05/2003 Maratoneta: 80. Velocista sulle due ruote: 16. Nel primo caso, è il valore (in millilitri per chilo di peso per minuto) del suo massimo consumo di ossigeno, nel secondo caso si tratta della sua potenza media (in Watt per chilo di peso corporeo). Per la fisiologia, che li studia attraverso i test di valutazione funzionale, sono i segni particolari di un’atleta, così come le tre circonferenze sono la carta d’identità di una modella: esprimono le loro potenzialità fisiche, la prima riga da cui si parte per scrivere il piano d’allenamento. Quello di Gilberto Simoni, maglia rosa dopo la diciassettesima tappa di questo giro d’Italia che si chiuderà domenica, è cominciato l’inverno scorso con il test Conconi: «Il ciclismo su strada – spiega Carlo Guardascione, responsabile dello staff medico della Saeco, la squadra di Simoni – è uno sport di resistenza, per questo è importante partire dal valore della soglia anaerobica, cioè il momento in cui l’atleta va in debito d’ossigeno. Il test Conconi permette di misurare proprio questo: individua la frequenza cardiaca abbinata al momento in cui l’atleta esprime la sua maggiore potenza in movimento e appena prima che produca troppo acido lattico, quindi prima che vada in debito d’ossigeno. Poi, con periodi di allenamento prolungato poco al di sotto del valore della soglia individuata, possiamo lavorare al suo miglioramento». Il test Conconi non è l’unico che misura la resistenza degli atleti «e non è nemmeno uno dei migliori – sostiene Marcello Faina, responsabile del dipartimento di Fisiologia e Biomeccanica dell’Istituto di scienza dello sport del Coni e docente di Metodi di valutazione funzionale all’Università Cattolica di Milano - Non esiste, infatti, nessuna dimostrazione scientifica della relazione fra aumento della lattatemia e deflessione della frequenza cardiaca. Molto meglio ricorrere ai test per l’individuazione del massimo consumo d’ossigeno». Un picco del genere può essere mantenuto solo per 10-12 minuti al massimo, dopo di che ciò che importa è quanta parte di tale picco, in percentuale, può essere mantenuta in un periodo più prolungato: «Un maratoneta, per esempio, - continua il professor Faina – deve raggiungere una soglia di mantenimento del 90 per cento rispetto a un valore di picco di 80 millilitri (per chilo di peso e per minuto) per avere una prestazione di livello. Tanto per avere un termine di paragone, un uomo adulto in buona forma fisica, senza essere un atleta, raggiunge il suo consumo massimo a 40 millilitri e ha una soglia di mantenimento del 60 per cento». Per un velocista, invece, o per un calciatore, il parametro di valutazione funzionale più importante è quello che misura la potenza esplosiva. Per gli arti inferiori, lo si può fare con l’Optojump, un sistema di rilevamento ottico dotato di due barre parallele a raggi infrarossi disposte a terra. Tenendo i piedi nel mezzo ad esse, l’atleta spicca un salto da fermo. Il salto interrompe le fotocellule, che sono in grado di calcolare di quanti centimetri si è elevato dal suolo. Un pallavolista della nazionale italiana raggiunge fino a 46,2 centimetri nello Squatting jump test – mani sui fianchi, talloni a terra, ginocchia a 90° e un solo salto – contro i 20-25 centimetri di un uomo adulto non allenato. Così come per il Jump test, ogni tipo di valutazione ha il suo apposito macchinario. Il consumo di ossigeno, per esempio, viene registrato dai metabolimetri: ce ne sono di portatili, con una mascherina collegata a un apparecchio di un chilo che si indossa e può essere usato in pista. I dati vengono inviati via radio al computer, che li visualizza in tempo reale e li archivia, perché i test sono periodici e occorre confrontare le prestazioni prima, durante e dopo gli allenamenti. «La tecnologia oggi – sostiene Faina – è la vera frontiera degli studi di valutazione funzionale. Si cercano misuratori sempre più precisi in termini numerici e sempre più rispondenti alle specifiche di ogni singolo gesto atletico. [...]». C’è anche un’altra sfida, che aspetta la valutazione funzionale: uscire dalle piste dello sport di alto livello e aprirsi a un pubblico più vasto: «Non tanto quello delle palestre di fitness - sostiene il professor Faina – quanto gli anziani, i diabetici, gli ipertesi e qualsiasi altra persona sia portatrice di una particolare patologia, affiancando alla valutazione clinica quella funzionale per meglio comprenderne le problematiche nell’ottica di una cura migliore». Micaela Cappellini