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 2003  maggio 11 Domenica calendario

La Cassandra bianconera, Corriere della Sera, 11/05/2003 Dice: la Juve è odiata perché vince troppo

La Cassandra bianconera, Corriere della Sera, 11/05/2003 Dice: la Juve è odiata perché vince troppo. Questo assunto è dato, ormai, una volta per tutte, e non viene messo in discussione. Se poi c’è l’appiglio per invalidare moralmente il suo ultimo trionfo - arbitraggi favorevoli, per lo più - la consolazione dello sconfitto è quella, l’invalidazione morale; se, come quest’anno, l’appiglio non c’è, l’odio viene masticato con dignità e convogliato in un formidabile gufaggio collettivo sulla più prossima occasione internazionale - e per quanto riguarda quest’anno non c’è nemmeno bisogno di dire quale. così che funziona, ormai, ci siamo tutti abituati. Ma c’è qualcosa che non viene mai detto, qualcosa che non viene nemmeno mai pensato, e che invece bisogna pur dire: la Juventus perde molto più di quanto vince. Pensateci: perde tantissimo, come nessun’altra squadra italiana. Perché, per una ragione che non può essere spiegata solo con gli arbitraggi favorevoli o i soldi della famiglia Agnelli, per una ragione che la accomuna ad altri club europei plurisconfitti, come il Manchester United, il Real Madrid e il Bayern Monaco, la Juventus è sempre lì a lottare, ogni anno, prima seconda o terza, raramente quarta. Quasi mai, tanto da ricordarsi le volte una per una, meno che quarta, fuori da ogni lotta, alla deriva nella quieta mediocrità che quest’anno ha protetto la Roma, l’anno scorso la Lazio, gli anni precedenti l’Inter e il Milan, e che ciclicamente protegge tutte le squadre italiane; quell’altrove quasi non-competitivo, ormai, fatto di distacchi a due cifre, cambi di allenatore, problemi societari, tunnel dal quale uscire e relativi sogni di riscossa che è come un hangar nel quale ripararsi, per non correre il rischio di ritrovarsi a perdere quanto invece riesce a perdere la Juve. La miseria di 27 scudetti vinti in più di cent’anni. Se togliamo i quindici, venti campionati nei quali una Juve stramba non ha lottato, e dunque non ha perso, abbiamo 27 scudetti vinti su, diciamo, per fare cifra pari, 81. Cioè due scudetti persi su tre. Chi ha perso di più? Chi ha resistito più della Juventus alla terribile pressione della sconfitta vera, bruciante, magari all’ ultima giornata, magari di solo uno o due punti, senza rifugiarsi per una decina d’anni nel crollo verticale e nella relativa rifondazione, meglio se bagnata da un’umiliante e palingenetica retrocessione? Nessuno. E perdere fa male. Arrivare secondi o terzi fa male. E anche se hai vinto lo scudetto, vedere gli avversari che ti hanno appena battuto con un gol in fuorigioco (Real Madrid 1998) o con un tiraccio da lontano (Amburgo 1981), alzare la Coppa dei Campioni con la tua maglia sudata addosso, per via dello scambio, fa atrocemente male. Fa molto più male che arrivare settimi, o uscire negli ottavi di finale, perché quello è perdere, mentre questo è prendersi una vacanza. La Juventus di vacanze non se ne prende quasi mai, e l’unica occasione che ha per scansare il dolore della sconfitta è vincere. Vincere almeno una volta su tre. Per questo io so che nei caroselli di macchine per le strade d’Italia ieri pulsava qualcosa che il gobbo e solo il gobbo riconosce nel fondo della propria gioia: il sollievo. Per quanto spudorato possa sembrare agli occhi di chi quest’anno, o l’anno scorso, o le altre venticinque volte in passato ha sentito male, la gioia del popolo bianconero è anche il sollievo di chi è riuscito a rimandare di un anno lo sconforto dell’aver lottato e dell’aver perduto. E, lasciatemelo dire, quel sollievo è la cosa più pura, più genuinamente sportiva che un atleta o un tifoso possano provare. Nessun rancore contro nessuno, nessuna rivalsa, nessuna vendetta, solo l’ orgoglio di avere rischiato anche quest’anno di essere l’altro, lo sconfitto con la testa tra le mani, e di non esserlo stato. Perché nessuno più del tifoso juventino sa che l’altro, fra un anno, o fra due, sarà di nuovo lui. Sandro Veronesi