Giovanni Vigo CorrierEconomia, 19/05/2003, 19 maggio 2003
Far soldi coll’acqua fredda: nell’800 Frederick Tudor vendeva ghiaccio ai ricconi dei Tropici, CorrierEconomia, 19/05/2003 L’avventura della new economy è incominciata in un garage della Silicon Valley grazie all’intraprendenza di alcuni giovani capaci di immaginare un futuro molto diverso dalla realtà che scorreva sotto i loro occhi
Far soldi coll’acqua fredda: nell’800 Frederick Tudor vendeva ghiaccio ai ricconi dei Tropici, CorrierEconomia, 19/05/2003 L’avventura della new economy è incominciata in un garage della Silicon Valley grazie all’intraprendenza di alcuni giovani capaci di immaginare un futuro molto diverso dalla realtà che scorreva sotto i loro occhi. Non era la prima volta che la fantasia, l’ostinazione e una buona dose di ottimismo aprivano strade nuove all’economia. Era capitato ad Abraham Darby che nel 1709 aveva finalmente trovato la via per fondere il ferro con il carbon fossile anziché con il più costoso carbone di legna; era accaduto nel 1856 a William Perkin che, dopo innumerevoli tentativi, era riuscito a produrre un nuovo colorante – il malva – destinato a rivoluzionare non soltanto la produzione tessile ma anche l’industria chimica. L’intuito e l’ostinazione sono state anche alla base di imprese tecnologicamente più semplici ma non meno arrischiate e complesse dal punto di vista economico. Un caso emblematico è costituito dal commercio del ghiaccio naturale, una vicenda che gli storici hanno colpevolmente trascurato e che invece merita di essere raccontata in tutti i risvolti. Lo ha fatto ora in un bel libro, The Frozen-Water Trade. A True Story (Hyperion), Gavin Weightman. Il protagonista di questa storia è un giovane dipendente di una compagnia di navigazione di Boston, Frederick Tudor, che nel 1805 si mise in testa di trasportare nelle regioni tropicali il ghiaccio che si formava durante i mesi invernali sulla superficie dei laghi del Michigan. L’idea di raccogliere il ghiaccio nelle stagioni fredde per rivenderlo nei mesi di calura non era certo nuova, ma era praticata solo su scala locale e con guadagni modesti. Tudor intuì che il commercio su lunga distanza poteva offrire profitti ben più attraenti. Bastava raggiungere la ricca clientela dei tropici disposta a pagare somme elevate per un po’ di refrigerio. L’idea era semplice ma, all’inizio, la sua realizzazione fu ostacolata dal fatto che né Frederick Tudor né suo fratello William disponevano dei capitali necessari per avviare l’impresa. Ne parlarono con alcuni facoltosi commercianti di Boston ma senza fortuna. Allora pensarono di approfittare delle navi che trasportavano il cotone dalle piantagioni del Sud alle filature della Nuova Inghilterra e che non avevano nessun carico sulla via del ritorno. I primi successi indussero i due fratelli ad aprire un deposito di ghiaccio a New Orleans per la vendita al minuto. Poi cominciarono a pensare più in grande. Nel 1806 affittarono un veliero per trasportare 130 tonnellate di ghiaccio in Martinica. Risultato disastroso. La metà si sciolse in viaggio e un altro quarto si trasformò in acqua nelle operazioni di scarico. La perdita fu di 4 mila dollari. Molti avrebbero gettato la spugna, ma non Frederick Tudor che, constatata l’esistenza di un ricco mercato, si concentrò sui problemi irrisolti. Prima costruì depositi più efficienti nei porti di partenza e di arrivo; poi organizzò la raccolta del ghiaccio sostituendo i vecchi picconi con seghe che consentivano di ricavare blocchi standard di sessanta centimetri per venti. Queste innovazioni, in apparenza modeste, fecero aumentare di colpo la produttività: il ghiaccio si scioglieva solo in minima parte, la sua raccolta era molto più veloce e lo spazio dei depositi e delle navi veniva sfruttato interamente. Il successo era a portata di mano. Nel 1827 vendette sul mercato di New Orleans 1.500 tonnellate di ghiaccio. Nel 1833 spedì a Calcutta un carico di 100 tonnellate: una quantità modesta ma sufficiente per destare l’immediato interesse dei ceti più facoltosi che incominiciarono a chiedere ghiaccio in tutti i mesi dell’anno. Nel 1850 aveva stabilito nell’Asia sudorientale una rete di depositi che andava da Hong Kong a Giakarta, e da Manila a Sydney. Gli affari marciavano bene. Nel 1853 una flotta di 326 navi distribuiva ghiaccio di Fresh Pond in tutto il mondo. Alla fine del decennio le vendite erano raddoppiate. Nel 1864, quando Frederick Tudor morì, la sua impresa aveva raggiunto l’apice del successo. è probabile che egli non fosse per nulla preoccupato dei primi esperimenti per la produzione del ghiaccio industriale condotti da Ferdinand Carré nel 1857. Quando mai una clientela ricca e raffinata avrebbe preferito un prodotto artificiale ad un altro più genuino e di cui apprezzava da tempo la qualità? Le certezze di Tudor svanirono però nell’arco di un ventennio. Nel 1877 la prima nave frigorifero trasportò alcune tonnellate di carne dall’Argentina alla Francia. L’era della refrigerazione artificiale era iniziata e a poco a poco, intorno al lago di Fresh Pond, tornò la quiete che aveva regnato fin quando la fantasia di Tudor non era riuscita a trasformare le sue gelide acque in un affare. Giovanni Vigo