Stefano Lorenzetto il Giornale, 24/05/2003, 24 maggio 2003
Se l’Ansa è la Stefani, l’Unità è la Pravda, il Giornale, 24/05/2003 Piccole pesti. Una polemica montata dall’’Unità” contro la maggior agenzia di stampa nazionale, l’Ansa, e il suo direttore, Pierluigi Magnaschi, offre un istruttivo saggio sul modo di intendere il giornalismo da parte del quotidiano diessino
Se l’Ansa è la Stefani, l’Unità è la Pravda, il Giornale, 24/05/2003 Piccole pesti. Una polemica montata dall’’Unità” contro la maggior agenzia di stampa nazionale, l’Ansa, e il suo direttore, Pierluigi Magnaschi, offre un istruttivo saggio sul modo di intendere il giornalismo da parte del quotidiano diessino. Magnaschi ha inviato ai capiredattori dell’Ansa (e non ai redattori, come falsamente scrive l’Unità) una nota di servizio per sottolineare la necessità di riferirsi ai rapporti congiunturali internazionali nel trattare le notizie economico-finanziarie italiane. Mica per altro: «Con la nascita della moneta unica l’Italia è irreversibilmente diventata una provincia della Ue», rammenta il direttore. In particolare, osserva Magnaschi, i dati economici vanno sempre confrontati con quelli «di almeno due grandi Paesi europei, come la Francia e la Germania». E motiva questa linea di comportamento con un esempio: «Dire che un’auto andava a 60 all’ora significa sì dare un’informazione, ma se questa informazione non è subito, fin dal primo flash, inserita nel contesto, essa non significa assolutamente nulla. Infatti guidare a Roma in via del Corso a 60 chilometri all’ora è da criminali perché si va troppo forte. Mentre andare a 60 chilometri all’ora in autostrada è da criminali perché si va troppo adagio. La stessa velocità quindi, in contesti diversi, determina fatti diversi. Fatti, ripeto, non opinioni. E noi siamo interessati solo ai fatti. Le opinioni, com’è costume dell’Ansa, ci limitiamo a riferirle, nominativamente attribuendole». A che cos’è invece interessata ”l’Unità”? Alle opinioni. I fatti le interessano solo se possono supportare le sue opinioni antigovernative. Figurarsi, pertanto, il disappunto del foglio del fu Gramsci Antonio quando Magnaschi segnala ai suoi più stretti collaboratori che «se si vanno a vedere i titoli Ansa relativi al rapporto debito/Pil che abbiamo diffuso lo scorso anno, si dovrebbe automaticamente e obbligatoriamente dedurre che l’Italia, nel 2002, è stato il Paese europeo che ha trasgredito i criteri di Maastricht. Non si capisce allora come mai i Paesi dichiarati ufficialmente inadempienti, a bilancio 2002 completato, siano stati invece solo la Germania e la Francia, e non l’Italia». Il direttore dell’Ansa ribadisce: «Il dato italiano da solo si configura come dare la velocità di un’auto senza riferire il contesto nel quale si muove». E conclude: «Il ”Corriere”, pur non conoscendoli, ha applicato alla lettera i criteri da me illustrati». Il quotidiano dei Ds, che sta al ”Corriere” come Alvaro Vitali a Laurence Olivier, ha una reazione all’altezza delle sue ambizioni: rasoterra. Prima dileggia Magnaschi dandogli ironicamente del Pulitzer, quello del premio di giornalismo. Poi si corregge equiparandolo a Morgagni, l’ultimo editore-direttore della Stefani, l’agenzia dalle cui ceneri nacque l’Ansa. Dettaglio: Manlio Morgagni si ammazzò dopo il Gran Consiglio del 25 luglio ’43 che defenestrò Mussolini. Parlate chiaro, colleghi: Magnaschi dovrebbe suicidarsi per farvi contenti? L’Ansa sarà anche la Stefani, ma allora ”l’Unità” è la ”Pravda”. Con la differenza che le ultime due accademie di giornalismo hanno già dovuto chiudere i battenti una volta per mancanza di allievi. Occhio alle ricadute, professori. comunque significativo che sulla vicenda si sia sentito in dovere di intervenire il Comitato di redazione dell’Ansa, cioè il sindacato interno dei giornalisti, per tradizione non certo affettuoso con i direttori. « grottesco parlare dell’Ansa come di un’agenzia di regime». Risposta dell’’Unità”: «Non abbiamo mai nutrito dubbi sulla professionalità e la capacità di vigilanza dei redattori dell’agenzia Ansa. Qualche dubbio l’abbiamo. Ma solo sul loro direttore, autore di una lettera che contiene anche degli aspetti tragicomici». Quali sarebbero? Non si sa. Che metodo userebbe per le notizie sulla congiuntura internazionale il direttore Furio Colombo, già portaborse di Gianni Agnelli dalle parti di Wall Street, nell’ipotesi (sciagurata) che dovesse traslocare dall’’Unità” all’Ansa? Non lo dice. Magnaschi sta truccando le notizie? Tirate fuori i flash d’agenzia che lo documentano. Niente, l’hanno giustiziato, anzi suicidato, senza uno straccio di prova. D’accordo che è nel vostro stile, compagni. Ma allora lasciate stare Pulitzer e Morgagni. Anche perché nessuno dei due avrebbe scritto, come avete fatto voi prendendo in giro Magnaschi: «Non sta bene far sapere agli italiani che stanno nelle pesti». Sarebbe il plurale di pesta? Bè, non sta bene. Non è italiano. Stefano Lorenzetto