Claudio Sabelli Fioretti Sette, 15/05/2003, 15 maggio 2003
Antonio Ricci, il velinismo senile, la sinistra che preferisce Yoko Ono a Gramsci, Sette, 15/05/2003 Giorgio Bocca, Enzo Biagi e Indro Montanelli si radunavano in gran conclave, un giorno all’anno, e stabilivano chi era il giornalista più bravo
Antonio Ricci, il velinismo senile, la sinistra che preferisce Yoko Ono a Gramsci, Sette, 15/05/2003 Giorgio Bocca, Enzo Biagi e Indro Montanelli si radunavano in gran conclave, un giorno all’anno, e stabilivano chi era il giornalista più bravo. Oggi Indro Montanelli non c’è più. Ma il premio «è giornalismo», inventato da Giancarlo Aneri, continua a laureare il meglio che c’è nel mondo dell’informazione. Notevole sorpresa quest’anno quando alla lista dei «grandi», ai nomi di Gian Antonio Stella, Gianni Riotta, Curzio Maltese, Natalia Aspesi, Ettore Mo, Claudio Rinaldi, Altan, è stato aggiunto il nome di Antonio Ricci, il creatore e direttore di Striscia la notizia. E cosi Antonio Ricci è stato trattato dai grandi vecchi del giornalismo italiano non come un autore di satira ma come il direttore di un vero e proprio telegiornale. Una provocazione? Ricci, sei nel gruppo dei Mentana, dei Mimun, dei Di Bella, dei Mazza, dei Fede, dei Giordano. Sei un autorevole direttore di Tg? «Sono sicuramente il più vecchio. Quelli sono dei ragazzini». Ragazzino Fede? «Fede è più vecchio ma sembra un giovanotto. Io ho i capelli bianchi e lui no. Io ho le borse sotto gli occhi e lui no». Sarà andato a Casablanca. «Anch’io sono andato a Casablanca, ma questo è il massimo che sono riuscito a ottenere». I telegiornali non godono di ottima salute. Ce ne sono che nascondono le notizie. «Il Tg1 ha una vocazione antica. Nascondere le notizie a fini governativi è una antica pratica per la quale è apprezzato negli anni. La cosa divertente è che riesce a farlo con i medesimi giornalisti. Lilli Gruber nasconde ed edulcora le notizie sulla guerra e sulla manifestazione dei pacifisti con la stessa faccia credibile con la quale tiene nascosta la notizia di Gasparri che interviene a Quelli che il calcio o di Scaiola che dà del rompicoglioni a Marco Biagi». Quelli dell’Usigrai si sono bendati per dire che non potevano parlare liberamente della guerra. «Non ce n’era bisogno. Fanno i mimi da anni. In ogni giornalista dei Tg c’è un Emilio Fede nascosto. Studia Fede e capirai che cosa è il giornalismo italiano. Fede è un archetipo. Io sono rimasto sconvolto quando Bianca Berlinguer ha dato la notizia di Nanni Moretti che aveva parlato dal palco di Piazza Navona». Ha dato la notizia, non l’ha nascosta. «L’ha data in maniera così criptica che io ho pensato: Moretti è rimbecillito. Ha detto: è salito poi sul palco il regista Nanni Moretti che ha chiesto una diversa politica delle alleanze, aprendo a Bertinotti e a Di Pietro». Invece Moretti aveva detto che i dirigenti dell’Ulivo facevano schifo. «Ma questo Bianca Berlinguer ha evitato di dirlo. Chi ha guardato il Tg3 ha avuto un’informazione completamente distorta». Potrebbero non aver capito la notizia. «Come? L’hanno tolta proprio perché l’avevano capita». Il Tg3 quindi è un Tg1. «Ognuno difende i suoi mandanti. Ricordo i fischi a D’Alema da parte degli albanesi a Otranto. Nella prima edizione sfuggirono ai controlli e vennero mandati in onda. Poi nella seconda edizione vennero purgati. C’è anche chi, come Mimun, per non sbagliarsi dice che lui non manderà mai in onda nessuna contestazione a nessun uomo politico». Il giornalista è un adulatore. «E taglia le scene con le sedie vuote ai comizi di Rutelli, taglia l’inceppo verbale di Berlusconi davanti a Bush». L’adulazione funziona. «è pericolosa. Se viene scoperta il risultato è tremendo. Ma l’adulatore ha un rapporto masochistico con se stesso. Gode a farsi vedere mentre si immola, affrontando il pubblico ludibrio. Come quel deficiente che ha proposto Berlusconi per il Nobel...». La molla dell’adulazione è l’interesse? «Spesso è amore, adorazione. Fanno figure raccapriccianti. E hanno piacere a farle». Sono adulatori i Vespa, le La Rosa, i Marzullo? «Sono persone che vogliono vivere senza contrasti cercando di accontentare tutti, di non entrare in rotta di collisione con nessuno. Hanno l’animo democristiano». Tu ce l’hai soprattutto con Bruno Vespa. «Vespa rappresenta la sconfitta di Striscia. Alla prima conferenza stampa dichiarai: ”Tenteremo l’impossibile, battere la comicità di Bruno Vespa”. Per adesso abbiamo perso. Noi siamo solo dei piccioni. Facciamo la cacca sopra i monumenti. Bruno Vespa l’abbiamo bombardato fin dall’inizio, ma del nostro guano ne ha fatto una maschera di bellezza». La satira è un mezzo potente? «Sì e no. Se ti accanisci troppo contro uno, rischi di farlo diventare un martire. In un Paese cattolico è fargli un enorme piacere». Il principe degli adulatori chi è? «Quelli che mi fanno veramente paura sono gli adulatori di se stessi». Tipo? «Furio Colombo, il direttore dell’’Unità”. Da cicisbeo di Casa Agnelli ad Arruffapopolo. Estremismo malattia senile del velinismo, dell’essere velina a tutti i costi». Altre veline? «Paolo Crepet, la ”velina coi baffi”. Compare in video la mattina presto e scompare solo a notte inoltrata. Sempre attento al suo look stropicciato, golfino sbomballato, ciuffo sgarbato, di quelli da buttare indietro in continuazione, un bello studioso del casual». E la velina con la barba chi è? «Nanni Moretti. Quando vedo i girotondi non posso fare a meno di pensare che abbiano ragione, ma siano un’enorme seduta psicanalitica dove il paziente sale sul palco invece che sdraiarsi sul lettino». La velina di tutte le veline? «Il capo delle veline è Bruno Vespa. Una velina pralinata. La sua equidistanza è truccata più dei suoi nei. E come una mantide religiosa. Si frega le mani in presenza dei politici. Un atto di soddisfazione e di eccitazione prima di abbeverarsi del loro sangue». Dicono che sei la foglia di fico del Cavaliere. «A questa vile insinuazione, sibilata per lo più da impotenti e invidiosi, ho sempre ribattuto di non essere ”foglia” ma ”fico”. Infatti mi piacerebbe vedere altre foglie e fichi negli altri gruppi editoriali. Recentemente a Striscia abbiamo detto che Berlusconi è un pallone gonfiato. Un attacco all’editore. Tu hai il coraggio di farlo?». Certo. Berlusconi è un pallone gonfiato. «Del tuo». Ma non ci penso per niente. Romiti è una così brava persona. «Se a Berlusconi dici che è un mafioso non gliene frega niente, anzi grida al complotto. Lui ha il know how della vittima. Ma se lo prendi in giro sui capelli si incazza come una bestia perché lo vai a toccare su una roba che sta taroccando evidentemente. Come la velina da riporto». Chi è la velina da riporto? «Schifani: soffre da pazzi quando gli facciamo volare il riporto. Berlusconi e Dell’Utri li abbiamo mandati in onda con la coppola. Previti lo abbiamo subissato di battute. Ma si arrabbiano veramente solo quando li becchi sul loro narcisismo. Quando abbiamo fatto vedere che Berlusconi, per le foto ufficiali, si metteva sulla punta dei piedi, so che dalla rabbia gli si è sciolto tutto il fard». Berlusconi ha detto che il bene trionfa sempre sul male tranne nel caso di Antonio Ricci. «Lo ha detto perché ha una visione del male diversa dalla mia». Cioè? «Io, mi ritengo il bene totale, io sono il Bene. Parafrasando Berlusconi potremmo dire che il male trionfa sempre sul bene tranne nel caso di Antonio Ricci». Qualche volta gli fate perdere anche della pubblicità. Come quando attaccaste l’Eni. «Il metano vi dà una manetta. Quella volta volevano cacciarci tutti». Ma alla fine sono più i soldi che gli fate guadagnare. «Ci deve essere un limite e noi stiamo cercando di scoprire qual è. La tolleranza non scatta quando te la prendi con Telecom, Enel, Acque minerali... Prova un po’ tu». Tu sei amico di Berlusconi? «Lui, forse per volontariato, frequenta altre persone. Bossi, Schifani, Vito. Negli ultimi dieci anni lo avrò visto tre volte. Al funerale di Corrado dove mi ha detto: ”Antonio, come sei invecchiato”. E io gli ho risposto: ”Mica faccio come te che ti trucchi”. Poi l’ho visto al matrimonio di Giorgio Gori. Quella volta mi trascinò dietro un tendaggio al Rolling Stone, roba quasi da omosessuali, per dirmi che gli avevamo fatto saltare il rapporto con Cuccia proprio quando si doveva fare la quotazione in Borsa». I voltagabbana vanno demonizzati come sostengono alcuni oppure sono il sale della democrazia, come sostengono altri? «Non ho mai amato le conversioni. Mi secca quando vedo che tutti cambiano rispetto alle idee che ho io. Non mi piace rimanere solo». Una volta c’era la lobby ligure. Tutti mezzi situazionisti. «Freccero è situazionista di se stesso. Come Ghezzi, Giusti, Sanguinetti: situazionisti per modo di dire. Eravamo e siamo cascami luddisti». Anche Fabio Fazio. Tu ce l’hai un po’ con lui. Non perdi occasione per prenderlo in giro. «Lo faccio per temprarlo. Non è ancora entrato nella pubertà. Quando si sviluppa diventa uno forte, però ha bisogno di prove. Io gliele fornisco. Sono il suo tutor della Cepu. Sai, lui si crede di sinistra. Ma per adesso è fermo al Quizzolotto». Che cosa pensi della sinistra italiana? «Per lo più gente che non legge Gramsci. Legge Yoko Ono. Somigliano a quei democristiani che io avrei picchiato da ragazzo. E li picchierei ancora adesso. Veltroni, Fassino, tutte facce da pretoni, cattoliconi, curialoni». Io vorrei sapere chi sono i voltagabbana. «Ormai ci hai fatto un format con questi. Vuoi sempre sentirti rispondere: Adornato, quelli di Lotta Continua, Foa, la Pivetti. Devi trovarne di nuovi». I sindacalisti che diventano capi del personale? «Meglio: i sindacalisti che assumono in nero i loro dipendenti». Chi ti piace a destra? «Nessuno. Anzi no: Veltroni, se mantiene la promessa di andarsene in Africa. Di fronte a un’emergenza come quella africana, non riesco a capire come mai non molli tutto e parta subito. Mi spiacerebbe che questa restasse una pia intenzione come quella dell’ex ministro De Lorenzo che voleva fare volontariato in Burundi». Gabriella Carlucci mi ha detto che a Mediaset sono tutti comunisti. è vero? «Una volta molto di più. Io avevo preso con me gente che non poteva lavorare in Rai perché era di sinistra: Ellekappa, Staino, Disegni e Caviglia». Ti piacerebbe che le tue figlie facessero le veline? «Certo purché non facciano le telegiornaliste. Direbbero troppe idiozie e avrebbero troppe molestie sessuali». E perché mai? «Perché le telegiornaliste vengono selezionate con i criteri delle veline». Quanto guadagni? «Forse come il tuo direttore e, all’ora, senz’altro meno di te». Perché, lavori più di 24 ore al giorno? «Io guadagno come un allenatore di calcio». Il mio direttore non guadagna come un allenatore di calcio. «A me non frega niente dei soldi. So vivere con poco». Nel frattempo vivi in villa lussuosa. «Purtroppo vivo come una merda cinque giorni alla settimana in questo cazzo di residence di Segrate, mangiando schifezze. E nutrendo malanimo per quelli come te che se ne stanno mesi e mesi a Salina a ciucciarsi granite. Ma fai bene tu, suino maledetto!». Pensi che Berlusconi abbia cominciato con i soldi della mafia? «Leggendo certi libri mi sono venuti dei grossi dubbi. Allora ho chiamato Carlo Freccero che aveva il pigiama ad Arcore». Il pigiama? «Certo, lui lavorava gomito a gomito con Berlusconi. Ci dormiva anche ad Arcore. Conosceva bene Dell’Utri. Gli ho chiesto: ”Secondo te è vera questa storia della mafia?”». E Freccero che cosa ti ha detto? «Mi ha detto: ”Ma tu sei scemo. Io non ci credo neanche morto”». Con Freccero tu hai un rapporto sadomaso. «No, è Freccero che ha un rapporto sadomaso con tutti e soprattutto con se stesso». Ti ha anche fatto fare causa dalla Rai. «Sì. è un deficiente, ma gli voglio bene. Alla fine voleva mandarmi un fax in cui dichiarava che lo sovrastavo intellettualmente, moralmente, umanamente, fisicamente, ideologicamente». Tu capisci che cosa dice quando parla? «Sono uno dei pochi. Infatti sono considerato l’interprete del suo pensiero. Sono la sua Stele di Rosetta». Fede ha detto che sei un pederasta comunista. «Una delle due cose non è vera, per ora». Hai detto: «Baudo è un bell’uomo, esemplificazione del falso televisivo, modello di una tv retorica, bugiarda, patinata, intrisa di melassa e falsamente equidistante». Hai detto anche: «Baudo ha un atteggiamento buonista ma dentro cova rancore». «Tutti i buonisti dentro covano rancore». Scuola Veltroni? «I buonisti ti ammazzerebbero». Hai detto di Chiambretti: «è un gabibbo che ha bisogno di autori». «è anche un settario che aveva messo all’ingresso del suo ristorante la scritta: ”Vietato l’ingresso ai dipendenti Mediaset”. Adesso credo che l’abbia tolto e abbia scritto: ”è gradito l’ingresso degli elettori di Forza Italia”». Hai detto: «è meglio Fede del furbo Mentana». «Per spiegare cosa è il giornalismo è meglio Fede. Mentana ha una straordinaria velocità di battuta. Mi piacerebbe che venisse a Striscia» è vero che Zaccaria voleva che andassi in Rai? «Certo. Al Festival di Sanremo mi ha avvicinato nella hall dell’hotel Royal. Mi ha detto: ”Lei verrebbe in Rai a fare Striscia o qualcos’altro?”. Io risposi: ”Per un anno vengo gratis”. Morivo dalla voglia di mettere le mani negli archivi della Rai. E poi, siccome mi dicevano sempre che attaccavo la Rai perché era la concorrenza, morivo anche dalla voglia di dimostrare che avrei saputo attaccarla anche senza concorrenza». Poi che cosa è successo? «Dissi a Zaccaria: ”Pongo un’unica condizione: lei non deve mai venirmi a trovare in studio come fa con tutte le trasmissioni della Rai”. Lui si irrigidì e disse: ”Guardi che sono gli altri che mi invitano”. Ed io: ”Lo fanno perché le vogliono molto male”». Risultato? «Mai più sentito». Hai detto: «Ricordo i bei tempi in cui eravamo comunisti e odiavamo quelli che andavano in barca a vela». «Quelli con la barca a vela sono quelli che se la tirano. Sono tutti dei fighetta. Andiamo a fare due bordi. Ma andate a cagare». Facciamo il gioco della torre? «Dio mio, no. Non chiedermelo». Almeno uno: fra Vattimo e Busi chi butti? Ricordi? Furono i protagonisti di una rissa che tu mandasti in onda contro il loro volere. «Salvo Busi, perché è gioioso. Mi fa allegria quando lo vedo, mi diverte». E Vattimo? «Vattimo è stata una scoperta, l’esemplificazione che la cultura non può salvare il mondo». Non libera l’uomo. «E non libera nemmeno il Vattimo». Claudio Sabelli Fioretti *** APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 10 NOVEMBRE 2003 Bonolis batte ”Striscia”, ma fa crollare il Tg2. «Non è la caduta del Muro di Berlino, ma poco ci manca»: così ”la Repubblica” (Leandro Palestini) commentava il 2 novembre la prima delle tre vittorie consecutive ottenute dal programma Rai ”Affari tuoi” contro ”Striscia la notizia”. Lucia Annunziata ha esultato per «il crollo della roccaforte» di Canale 5, Flavio Cattaneo ha commentato che «questi successi sono la risposta a quanti mi hanno crocifisso sui dati Auditel nei mesi scorsi, accusandomi di favorire Mediaset» [1], Fabrizio Del Noce ha spiegato che «quando si semina, alla fine viene il momento della raccolta». [2] Paolo Bonolis gratta la schiena della concorrente. «E lei gratta la schiena a lui. A lei scappa la pipì, lui la invita a concludere presto la trasmissione per poi recarsi là dove deve. Lei si accascia sul trespolo, il pubblico la esorta a stare composta. Ma la esorta anche, il pubblico, ad aprire e chiudere i pacchetti del gioco, con un tifo tipico della serata tra amici un po’ bevuti. Lei rinuncia, in modo del tutto casuale, a 50 mila euro, a 25 mila euro, e ne porta a casa diecimila, venti milioni ”del vecchio conio”, e non sono mica da buttar via, varranno pure una mezza giornata di tempo. Questo è un esempio, proprio quello della puntata del sorpasso, di ”Affari tuoi”, il programma che tante soddisfazioni sta portando a Raiuno» (Alessandra Comazzi). [3] Pensare di battere, sia pure occasionalmente, ”Striscia la notizia”, non sembrava impresa realizzabile. Comazzi: «Bonolis stesso aveva messo le mani avanti, dicendo che lui, ci mancherebbe, concorrenza ai vecchi colleghi non l’avrebbe fatta mai e che non c’era nessuna sovrapposizione. La sovrapposizione invece c’è stata, fin dal primo giorno. E fin dal primo giorno il gioco è andato bene. Però i risultati non erano così clamorosi, ed anzi ”Striscia” continuava a svettare, sola e irraggiungibile. A mano a mano, è avvenuta l’erosione». [3] Il pubblico dei giovani è la conquista più significativa dello show. Il produttore Marco Tombolini spiega che prima di Bonolis nelle fasce di età comprese tra i 15 e i 24 anni, e tra 25 e i 34, Raiuno ramazzava al massimo un 17 per cento di share mentre nella serata del sorpasso lo share delle due classi di età era balzato al 29,74 e al 26,31 per cento. [4] Il gioco è un figliolino di quello che facevano Giletti, e Frizzi, e Magalli, nella ”Piazza Italia” dei ”Fatti vostri” di Michele Guardì. Comazzi: «Ci sono i rappresentanti delle regioni italiane che hanno davanti a loro un pacco: a turno, possono partecipare direttamente al gioco. In ogni pacco c’è l’indicazione di qualcosa, un premio in denaro, un premio-presa in giro, un secchio, un rubinetto. Il concorrente deve decidere se aprire il proprio o l’altrui pacco. Ogni tanto, al telefono, quello che ai tempi di Guardì si chiamava ”comitato” fornisce al conduttore misteriose indicazioni. Si vincono soldi, e questa è sempre una buona regola di successo. E poi, a fare la differenza, c’è lui, quel trascinatore di Bonolis». [4] « una zuffa finta, un wrestling inventato dai giornalisti» [5]; «A furia di vincere sempre mi stavo sulle palle da solo» [6]; «Ora io e Bonolis siamo 14 a 3 e lui ha tutto il tempo per recuperare. Mi piacerebbe arrivare quasi pari e poi, all’ultimo... superarlo di nuovo» (i commenti di Antonio Ricci). [7] Non è la prima volta che ”Striscia” perde. Ricci: «Alla Rai hanno detto che erano dieci anni che non venivamo battuti, ma non è vero. Nel maggio del ’99, per esempio, è capitato che Enzo Biagi ci abbia superato spesso. Insomma, hanno tirato fuori numeri che non esistono, ci hanno dato per battuti tre giorni prima che avvenisse il sorpasso, c’è in giro un gufamento generale contro di noi, ma li capisco... Cattaneo, Del Noce, Gasparri sono stati accusati di essere dei collaborazionisti; si è parlato un sacco di ”Rainvest”, cioè dell’esistenza segreta di una specie di coordinamento fra i palinsesti di tutte le reti, in modo da non darsi troppo fastidio l’un l’altro. Ora è logico che chi sta facendo il proprio lavoro senta l’orgoglio di far sapere che le cose vanno bene». [6] La vera vittima degli ascolti è il Tg2 delle 20.30 (share appena sopra il 7 per cento). Ricci: «L’Annunziata, che s’è innamorata di Gasparri e Cattaneo, dice che è crollata la roccaforte di ”Striscia” quando invece gli è crollato un tg che, per cercarlo, ci vuole il cane da tartufo». Mauro Mazza, direttore del Tg2: «Sono un dirigente Rai, e perciò sono molto contento che l’azienda vinca in una fascia strategica nella quale la concorrenza era considerata invincibile. Per il nostro Tg delle 20.30 posso dire che passerà novembre, passerà il programma di Bonolis, e le cose si rimetteranno a posto. Insomma, ha da passà a nuttata». [8] Dopo l’attacco della Rai gli strateghi di Canale 5 hanno cominciato la controprogrammazione. Spiegano ai vertici di Mediaset: «Per una settimana quelli di Raiuno hanno saltato il prezioso spazio pubblicitario di quattro minuti che va tradizionalmente in coda al telegiornale. Lo hanno fatto, perdendo una marea di soldi, per traghettare tutti i telespettatori del telegiornale direttamente sul programma di Bonolis. Senza stacchi. Se anche noi avessimo fatto lo stesso giochetto saremmo stati pari. Ma noi viviamo di pubblicità, non abbiamo il canone. E allora abbiamo dovuto far partire il Tg5 un paio di minuti prima, alle 19 e 58, in modo da farlo finire alle 20 e 28. Abbiamo compresso il meteo e ridotto il nostro break pubblicitario di un minuto, passando da 4 a 3. Così siamo riusciti a far partire ”Striscia la notizia” insieme a Bonolis. E senza svantaggi il pubblico ha premiato noi». L’operazione non è stata indolore per il Tg5, costretto a partire in anticipo. Enrico Mentana: «Ci sono interessi di tutti che vanno difesi. In casi di attacchi della concorrenza è giusto ricorrere al mutuo soccorso. Mi auguro, in ogni caso, che questa battaglia non vada avanti per sempre. Il 28 novembre il programma di Bonolis dovrebbe finire, si dice. Speriamo». [5] Per recuperare ascolti, Ricci ha anche inventato il quiz ”Tirapacchi”: «Ridevamo sul modo di dare i dati, sul fatto che ci davano per finiti mentre Canale 5 continuava a vincere nel ”prime-time”. Tirapacchi da noi vuol dire bidonista, così ci è venuta in mente l’idea delle scatole con dentro qualcosa, abbiamo iniziato mettendoci le icone di Raiuno, il rossetto della Gruber, la cravatta di Del Noce... Resta comunque la nostra diversità: facciamo i pacchi anche noi, il problema è che non so se loro sapranno fare gli scoop». [6] Dunque la sfida del Prime time adesso si combatte con scatole piene di soldi e pacchi con sorpresa, e l’Italia del dopocena si divide tra chi insegue il mezzo milione di euro di Bonolis e chi vuol vedere chi si becca i 15 mila euro di Greggio e Iacchetti. Sebastiano Messina: «Non è, diciamo la verità, una sfida mozzafiato. Dovremmo appassionarci per una Rai che conquista il primato delle 20.40 con un giochino divertente? Dovremmo scaldarci per ”Striscia la notizia” che difende la sua supremazia con un quiz fatto in casa? Non ci riusciamo. Perché chiunque vinca questa caccia al telespettatore, comunque vada a finire questa battaglia per l’audience, tutti e due i contendenti ne usciranno un po’ più poveri». [9] Quanto all’allegra brigata di ”Striscia” «la sua estemporanea invenzione di un quiz casereccio smentisce e rinnega vagonate di denunce dei quiz altrui, dai vasi di fagioli della Carrà alle casseforti miliardarie di Frizzi. Certo, adesso Antonio Ricci dirà che la sua è una provocazione, un paradosso, lo svelamento di un trucco altrui, ma l’amara verità è che il padre del Gabibbo, al primo tremolio del suo piedistallo di ascolti, invece di difendere l’identità e l’originalità di una trasmissione assolutamente unica nella storia della tv italiana, non ha saputo fare di meglio che impugnare la vecchia arma del telequiz, tentando di spacciarcelo per un ”quiz autenticamente democratico” solo perché vince chi risponde al telefono mentre guarda la sua trasmissione (come faceva sei mesi fa Mara Venier, però senza vantarsi di democratizzare la tv)» (Messina). [9] Non bastasse il ”Tirapacchi”, per alzare gli ascolti Ricci ha riesumato Beppe Grillo, che ne ha approfittato per attaccare Gasparri, reo di aver «fatto una legge antidemocratica che se la approvano siamo tutti rovinati». [7] Fedele Confalonieri: «Al buon Antonio Ricci forse bisognerebbe dargli il tapiro. Non si va in tv e si lascia Grillo ad insultare le persone e il ministro Gasparri, a casa nostra poi. Si vede che ad Antonio è scappata di mano la situazione». [10] Ricci: «Se devo prendermi un tapiro non farò come Fazio: lo accetto, tanto poi lo riciclo. Ma se viene Confalonieri a consegnarmi un tapiro dò in escandescenze come fece Sgarbi con noi. Non solo, rompo tutto, chiamo mia mamma e mi dichiaro prigioniero politico». [10] Dopo l’estate, sono molti gli scontri diretti che hanno visto la tv pubblica battere la tv commerciale. Sempre Bonolis, alla guida di ”Domenica in”, vince su ”Buona domenica”; il sabato sera è nelle mani di Panariello con ”Torno sabato... e tre” che batte ”C’è posta per te” con Maria De Filippi; ”L’isola dei famosi” su Raidue ha superato un’altra corazzata di Canale 5, ”Scherzi a parte”; anche lo scontro tra fiction ha visto Raiuno vincere con ”Soraya” che ha schiantato ”Doppio agguato”. [2] Due punti e mezzo di share: questo il vantaggio di Raiuno su Canale 5 il sabato sera. Maria De Filippi: «Mi chiedo: quanto costano questi 700 mila spettatori in più? La Rai dice di avere superato il 30% di share ma la realtà è che la produzione si aspettava di replicare e magari migliorare i risultati di due anni fa quando Panariello volava oltre il 40%. Invece sono costretti a investire tanto, almeno il triplo di quel che costa il mio programma, per arrivare ad avere appena due punti e mezzo in più». [11] «Se la Rai vince con Bonolis e con ”L’isola” questa è l’occasione perfetta per instaurare una vera battaglia contro il canone» (Ricci). [6] Il successo del reality-show ha colto tutti di sorpresa. Giorgio Gori, ex direttore di Canale 5, ora alla guida della società Magnolia con cui ha acquistato negli Usa ”Celebrity Survivor”, il format da cui nasce ”L’isola”: «Avevo visto il programma, l’avevo scelto e proposto alla Rai, ma mi aveva preoccupato la collocazione in una serata difficile come quella del venerdì. Poi la prima puntata è andata subito bene e, quando è partito ”Scherzi a parte”, si era sviluppata quella che io chiamo dinamica virale. Cioè quando un programma si diffonde come un virus, diventa chiacchiera da bar e allora è fatta». [12] Alla grande affermazione di «audience» dell’’Isola” fanno eco le accuse di volgarità. Ricci: «Tifavo per Carmen Russo. Adesso ho saputo che Del Noce e Marano si disputano il programma. Per decidere chi vince si farà una gara di rutti». [6] Gori: «Se la Rai è impegnata nella vittoria degli ascolti, se il criterio per misurare il suo successo sta nell’audience, allora è fatale che la vittoria arrivi con programmi popolari. Era inevitabile che anche l’azienda di Stato si occupasse del ”reality-show”, che è la novità più importante della tv di questi anni. Certo, alcuni di questo programmi sono meno adatti a una tv di Stato, ma credo che ”L’isola” riesca a non entrare in contraddizione troppo pesante con il servizio pubblico. E poi non capisco: perchè le ballerine scosciate vanno bene e quelli dell’’Isola” no?». [12] Simona Ventura: «Ma insomma, è la società che è volgare. Chi in ufficio non ha uno sboccato come Pappalardo? Il programma offre uno spaccato della nostra società, e i famosi, con coraggio, hanno mostrato debolezze e meschinerie. La gente è rapita da queste cose». [13] La vittoria «storica» di Paolo Bonolis su ”Striscia la notizia” è qualcosa di più di una sfida sugli ascolti, di una lotta fra network per mettere le mani sull’audience, di una battaglia a colpi di numeri, share, contatti. Aldo Grasso: «Bonolis ha battuto un programma che pareva imbattibile, ed è già molto, ma ha fatto qualcosa di più: ha ”ferito” Mediaset nel suo intimo, le ha sottratto audience ma più ancora gratitudine. il destino che si diverte a combinare questi baruffe, questi esiti inaspettati, questi colpi di dado. Mediaset aveva investito molto su Bonolis, e giustamente. Perché la tv la sa fare, sa metterci quel tanto di cinismo che gli permette di guardare in faccia il suo pubblico e sedurlo. Aveva investito in modo così deliberato su di lui che un suo autore, Stefano Magnaghi, era diventato direttore di Italia 1. Nonostante le lusinghe, i privilegi, gli spazi sul palinsesto, un bel giorno Bonolis decide di passare alla Rai. Apriti cielo: [...] Mediaset ha scatenato una inusitata guerra mediatica contro il conduttore. Ci si sono messi in tanti: la rete, la testata giornalistica, i legali, Costanzo, l’amico Laurenti che evita di tradirlo solo negli spot, le ritorsioni, gli sgarbi, le battute feroci. Niente da fare, Bonolis ha vinto e ha vinto con un programmino che costa niente, uno di quelli che ne registri sei puntate in un giorno, un ”usa e getta”. Magari domani ”Striscia” prenderà le contromisure e passerà di nuovo in testa ma, al momento, il tempio è stato violato». [14] L’altra morale di questa storia è che ogni volta che c’è vera concorrenza qualcosa si muove, il palinsesto cambia, l’immaginazione si attiva. Grasso: «Era già successo con il Festival di Sanremo [...], con Miss Italia, con i varietà del sabato sera. Fino ad ora, la pax televisiva sembrava averla rotta solo Mediaset con alcuni buoni colpi di controprogrammazione. Adesso tocca alla Rai che, per la prima volta, ha avuto il coraggio di prendere di petto un mostro sacro come ”Striscia”, di cozzarci contro e non di striscio come aveva sempre fatto prima. divertente assistere a questo scontro, come fosse una partita a scacchi (le mosse sono la durata, gli stacchi pubblicitari, le sovrapposizioni, gli allungamenti, i cazzeggi, l’andare in onda controllando cosa fa l’avversario, l’attaccare e il ritirarsi, strategie di cui Ricci è maestro). Peccato che in questi anni, in regime di duopolio, non abbiamo goduto dei benefici della concorrenza: forse avremmo potuto avere una tv migliore. Forse». [14] Bisognerebbe mandar via dalla televisione per almeno cinque anni, Costanzo, Ricci e Guardì. Teo Teocoli: «Cinque anni di sabbatico. Nulla di personale, sia chiaro. Lo dico da spettatore. che la gente ha diritto, come succede al cinema, di vedere ogni tanto film nuovi. Onestamente non se ne può più: apri la tv la mattina e c’è Costanzo, la notte c’è Costanzo, la domenica pomeriggio pure. un incubo. E lo stesso Striscia, sono vent’anni che striscia. Se anche ci fosse qualcuno che vuole portare qualcosa di nuovo in tv, non può. tutto occupato». [15] ***