Corrado Giustiniani Il Messaggero, 10/05/2003, 10 maggio 2003
A Peccioli (Pisa) il sindaco falegname che ha trasformato in ricchezza una bomba ecologica, Il Messaggero, 10/05/2003 Peccioli (Pisa)
A Peccioli (Pisa) il sindaco falegname che ha trasformato in ricchezza una bomba ecologica, Il Messaggero, 10/05/2003 Peccioli (Pisa). L’uomo che ha trasformato una bomba ecologica in ricchezza, i rifiuti urbani in qualità della vita, e un paese toscano di 5 mila abitanti dall’economia ormai incerta, in roccaforte di opulenza svizzera, tanto che il caso a metà maggio verrà presentato e discusso a New York, osserva il suo interlocutore con aria vagamente sorniona, davanti a una matita e a un pezzo di carta che serviranno a illustrare il miracolo. E’ un autodidatta, Renzo Macelloni, sindaco di Peccioli al suo terzo mandato. A 11 anni già lavorava in una bottega da falegname, e grazie alle scuole serali è diventato maestro elementare. Per quel che ci interessa, il racconto inizia nel 1988. Peccioli, laboratorio anche di novità politiche, viveva allora l’esperienza di una giunta anomala, metà Pci, il vecchio partito del nostro Renzo, e metà Dc: ogni due anni una staffetta sostituiva il frazionista di vertice. Quando il testimone passò al vicesindaco Macelloni, esplose il problema della discarica di Legoli, frazione a otto chilometri da Peccioli. Un ammasso maleodorante di rifiuti, sul costone di una collina, che liberava fumi di biogas in cielo e ruscelli di percolato pregni di cromo a terra, respinti dai terreni argillosi. Che la discarica andasse chiusa, era un assioma che nessuno metteva in discussione. Per i 300 abitanti di Legoli una costante invocazione. Per la Provincia di Pisa, un’ineludibile prescrizione. Ma il maestro-falegname trovò un’idea migliore e la comunicò a Marco Marcucci, oggi sindaco di Viareggio e allora assessore all’Ambiente della Regione Toscana. «Senti, se questa discarica invece di chiuderla la ingrandissimo, trasformandola in un impianto modello e io ti concedessi una volumetria a disposizione delle altre province, tu Regione, mi finanzieresti i lavori?». Non aspettava altro, l’assessore Marcucci. La Toscana era in piena emergenza rifiuti. L’inceneritore-colabrodo di Firenze stava per chiudere, e colonne di camion dal ’90 al ’93 avrebbero iniziato il loro viaggio quotidiano verso il Sud, fermandosi a scaricare in Campania. Operazione costosa, ecologicamente discutibile e a rischio di camorra. L’assessore concesse così i quattro miliardi per il primo allargamento a 800 mila tonnellate, e di lì a poco il secondo, operativo dal 1995, a 2 milioni di tonnellate. Con una sorta di diga è stato chiuso un calanco, per poterlo poi riempire di rifiuti. Sul fondo è stato disposto un enorme letto di pietre, che serve a far filtrare il percolato, per raccoglierlo meglio e convogliarlo verso il depuratore. Sul declivio vedi spuntare decine di camini neri, come periscopi di sottomarini: servono per il biogas (che al 50 per cento è metano) che i rifiuti naturalmente esalano. Un sistema di tubi li conduce a un cogeneratore che da un lato produce energia elettrica, venduta all’Enel, dall’altro, attraverso i vapori di raffreddamento, il teleriscaldamento per l’intera frazione di Legoli, dove la relativa tariffa è il 40 per cento più bassa rispetto a quella del normale gas metano. Dalla «discarica controllata» sono spariti i cattivi odori e Peccioli ha persino conquistato la «bandiera arancione», marchio di qualità turistico-ambientale per l’entroterra del Touring club italiano. In cima alla collina volano nugoli di gabbiani, ghiotti come sono di rifiuti. I camion all’entrata si fermano per la pesa e pagano: 75 vecchie lire al chilo di rifiuti urbani, se vengono dalla provincia di Pisa, 150 se arrivano invece da Firenze. Dall’alba al tramonto ne passano una cinquantina, per un incasso di 60 milioni di ”old lire” al dì, 18 miliardi all’anno. Tolte le spese, il «sistema Peccioli» può investire dai 6 agli 8 miliardi l’anno in infrastruture e qualità della vita. La discarica non appartiene solo al comune: vi sono anche 400 piccoli azionisti pecciolesi, quota massima 10 milioni, che il sindaco ha convinto a entrare al grido di «Tiscali va giù, ma i rifiuti stanno sempre su». E difatti, ogni anno, gli investitori staccano il loro bel dividendo del 10 per cento, attendendo la prossima emissione di quote azionarie, prevista entro maggio. Cosa fa Peccioli, con tutti quei soldi? Gli abitanti, ovviamente, pagano l’Ici più bassa possibile, il 4 per mille e tariffe ridotte per bus scolastici, mensa e servizi per l’infanzia, che sono i migliori di tutta la Toscana. Per gli anziani c’è la Residenza sanitaria assistita, in cui si sperimentano addirittura tecnologie biomediche per allungare la vita. Un parcheggio multipiano da 230 posti auto, un centro polivalente con cucina per feste e manifestazioni, un nuovo albergo di 32 stanze, il «Porta Valdera», interamente di proprietà del comune, un quattro stelle mascherato da tre, e via elencando. C’è poi la storia di New York. Un giorno si presenta a Peccioli un giornalista di Panorama, Francesco Bigazzi: è proprietario di 60 icone russe, e le vuol donare al comune. Macelloni, che ricava l’oro dai rifiuti, figuriamoci dalle icone. Le prende, ci fa attorno un museo, le fa restaurare, anzi, crea a Peccioli una scuola di restauro con tanto di insegnanti russi. L’American Bible Society viene a sapere delle icone, e chiede di poterle esporre nella sua galleria di Manhattan. Affare fatto, risponde il sindaco, ma a patto che nella mostra si possa raccontare con foto e scritte il caso Peccioli, e mostrare la straordinaria natura che lo circonda. Così, a partire dal 15 maggio, un enorme stendardo con su scritto «Peccioli» garrirà sulla Broadway, a due passi dal Lincoln Centre. Ha un’altra idea in testa il sindaco. Quella di una metropolitana leggera che colleghi i comuni del circondario con Pontedera dove c’è la Piaggio e dove si va a studiare. «E che saranno mai cento miliardi? Li troviamo subito. La gente è entusiasta, i terreni verrebbero valorizzati, molti sono addirittura pronti a metter mano al portafoglio. Basta così poco, alle volte, a far camminare i sogni... ». Corrado Giustiniani