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 2003  maggio 01 Giovedì calendario

Giochi di biglie tra germi, la Repubblica, 01/05/2003 Vertiginoso andamento ha preso la storia ai nostri giorni

Giochi di biglie tra germi, la Repubblica, 01/05/2003 Vertiginoso andamento ha preso la storia ai nostri giorni. La storia di chi? Ma del genere umano, naturalmente, diranno subito i miei piccoli lettori. Ehilà, un momento. Potrebbe trattarsi della storia del virus atipico. Tutto questo plurimillenario daffare del genere umano era forse destinato a preparare, in combutta con il genere suino, il dispiegamento globale del coronavirus atipico? Dubbi del genere non sono nuovi: l’opinione prevalente finora, a essere appena imparziali, era che il progresso umano avesse fatto il gioco della storia dei topi. Topi asiatici contro topi norvegesi eccetera. Pare che nell’estremo oriente la Peste di Camus sia il libro più venduto in questi giorni, specialmente negli aereoporti. (Speriamo che arrivino su quel mercato buone traduzioni dei Promessi sposi). il momento dei virus. Rischiamo di retrocedere in fretta anche dal secondo posto. Uomini e topi lasciano il posto a virus e topi. Ce lo siamo meritato? Mah: mirabile e orribile è il genere umano. Stiamo costruendo cinture sanitarie (il loro inventore fu il padre di Marcel Proust, mi pare: e lui si recluse in una stanza insonorizzata) attorno a città di 15 milioni di persone, e a Stati di un miliardo e mezzo, per arginare un virus atipico, e abbiamo appena finito di fare una guerra per scovare antrace in polvere e botulino e altri prodotti culminanti del genio umano. Di questo parleremo la prossima volta: cioè della somiglianza fra gli imperi e i dinosauri, il cui interesse travolgente non sta nell’ascesa e nell’auge, sta nel mistero della fine. La caduta dell’impero romano, americano e cinese. Così abbiamo ora l’impressione di capire finalmente che cos’è la globalizzazione. Questo gioco di biglie, che rimbalza da una sponda all’altra del pianeta. Rileggetelo, il lento affiorare della pestilenza nei Promessi Sposi, e comparatelo al magnifico esordio anonimo del romanzo d’appendice sul quotidiano di lunedì. Basta mettere una dietro l’altra le didascalie del grafico, e via via aggiornarle. «Il dottor Liu Janlun arriva in città il 22 febbraio, proveniente dalla regione di Guangdong, nella Cina del sud. Soggiorna in una stanza al nono piano dell’Hotel Metropole. Si sente male e viene ricoverato nell’ospedale Kwong Wha. Muore il 4 marzo. Un turista canadese che aveva soggiornato al Metropole rientra a Toronto il 23 febbraio. Infetta 5 parenti. Muore il 5 marzo. Tre turisti di Singapore, che alloggiano al Metropole...». (Continua). Una losca eccitazione fa rabbrividire il mondo. Vengono incaricate nuove polizie di arrestare l’epidemia. La Cina mette fuorilegge sposalizi e inumazioni e dispone la cremazione obbligatoria. Si scopre che, nel paese che impone ancora gli occhiuti passaporti interni, milioni di clandestini riempiono le stive delle metropoli, come topi di campagna, e ora cercano scampo nel vecchio granaio. Tutti hanno la mascherina, e Renata Pisu spiega che era già successo, su ispirazione di Mao, per proteggersi dall’inalazione di idee atipiche. Un Mao con la mascherina campeggia sulla copertina dell’’Economist”, con l’augurio che possa trattarsi di una Chernobyl cinese. Dal momento che il germe della democrazia viene decretato disadatto ai cinesi (dai despoti cinesi), ancora più che agli arabi (dai despoti arabi): forse un virus... Compaiono sintomi di una leggerezza nuova: durante la visita ufficiale a Pechino di Raffarin e il suo seguito - lodevole sprezzo della superstizione dilagante - la banda dell’esercito popolare di liberazione cinese ha suonato due canzoni di Johnny Hallyday. Quando arriveranno a Brel, sarà cosa fatta. Per ora è fatale che riaffiori il pericolo giallo. Niente di paragonabile, grazie al cielo, alla perversione che additò nell’Aids un castigo di Dio contro omosessuali e drogati (ed emofiliaci e persone dai costumi illibati e tutti noi). La Sars ha trovato in oriente un’origine - in quella Cina cui risale, dicono, la prima domesticazione dei suini, attratti dall’orina umana - non ancora un capro espiatorio. Lo troverà: non faremmo mai a meno di un capro espiatorio o due. Sono già cominciati i licenziamenti preventivi delle domestiche filippine. La Cia aveva previsto nel 2000 nuovi microbi e malattie respiratorie altamente contagiose: ciò che garantisce di rinfocolare la già fiorente editoria sul complotto sionista alle Torri gemelle eccetera. Studenti di Pechino sostengono già che la colpa sia di quelli di Taiwan. Quanto all’Africa, aspetta con la testa piegata il colpo di grazia. Da noi, finalmente una dicotomia, se non proprio nuova, almeno un po’ variata: allarmisti contro minimizzatori. Dopotutto, sono solo 320 morti: come le stragi compiute per raptus da bravi capifamiglia in un mesetto qualunque in Italia. Solo 320, dite? Aspettate e vedrete. « cominciata l’epoca delle grandi epidemie». Non era l’epoca della guerra infinita? La quarta guerra mondiale? Concorrenza strenua fra guerre. «Libertà e diritti umani passano in secondo piano di fronte alla Sars». Come di fronte al terrorismo. Tempi durissimi, comunque, per libertà e diritti umani. La natura riprende i suoi diritti, forse, contro l’arroganza della storia umana: e però c’è il forte sospetto che l’animale umano abbia messo lo zampino nella storia naturale. Chiamare pazza una mucca: roba da pazzi. Il clonatore della pecora Dolly è apparso lunedì nei tg, aveva un’aria irsuta, ha detto che vorrebbe proprio clonare un umano, per favore. I minimizzatori, benché siano noiosi commensali, hanno un vantaggio: che potranno dire di aver avuto ragione. Gli allarmisti veri, quelli della fine del mondo, non potranno. il momento delle donne, la ferrea signora Wu Yi in Cina, la signora Gro Harlem Bruntland a Ginevra - già efficiente premier di Norvegia. Di tutti i consigli dei virologi, quello che ho più apprezzato è stato: lavarsi spesso le mani. Mi sono ricordato della febbre puerperale e del dottor Semmelweiss, nella biografia di Céline. Bastava lavarsi le mani, e gli ostetrici non avrebbero più infettato a morte le partorienti. Adriano Sofri