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 2003  aprile 30 Mercoledì calendario

L’età adulta dell’Europa è oltre il paradiso della pace: Nolte prevede per il Vecchio Continente una vita più seria e difficile

L’età adulta dell’Europa è oltre il paradiso della pace: Nolte prevede per il Vecchio Continente una vita più seria e difficile. Ma, spera, senza aggressioni poco motivate, la Repubblica, 30/04/2003 Non si può prevedere con certezza quanto durevoli siano i successi della destra in Europa. Ma la destra oggi non contesta più la globalizzazione: la riconosce, battendosi per le identità regionali, nazionali, culturali, mentre la sinistra contempla un certo tipo di ”fusione” da indifferenziato melting pot di tutti i gruppi sociali e umani. E la questione-chiave per l’Europa di domani, più del prevalere di Destra o Sinistra, è il rischio del declino demografico. è in sostanza il giudizio di Ernst Nolte, il noto storico conservatore tedesco di cui sta per uscire - in anteprima mondiale - in Italia la Storia d’Europa dal 1848 al 1918 (Christian Marinotti edizioni, in uscita il 9 maggio, prefazione di Sergio Romano), un’opera che descrive lo sviluppo del Vecchio continente attraverso confronti politici, rivoluzioni, guerre civili e conflitti. In occasione dell’imminente uscita del volume, e del dibattito su destra e sinistra oggi in Europa, l’abbiamo intervistato. Professor Nolte, perché il suo libro inizia dal 1848 e non ad esempio dal 1815, insomma dal Congresso di Vienna? «Ho descritto l’epoca della Restaurazione nel primo capitolo, dove cerco anche di definire la ”specificità europea” e quindi sviluppo il ”grande interrogativo”, alla cui risposta l’epoca successiva si dedicò. Il libro risulta da una serie di lezioni che io tenni alla Freie Universitaet di Berlino all’inizio degli anni Novanta e che poi ho rielaborato e ampliato. Il limite di un semestre universitario ha in qualche modo posto limiti all’ampiezza della trattazione. Ma comunque fu solo dal 1848 che l’Europa entrò in una ”epoca rivoluzionaria”, quella di cui Jacob Burckhardt parlò tra i primi». Nel libro lei parla di ”forze profonde”. Sono una forza o una debolezza dell’Europa? «Non già dalle ”forze profonde” come tali, ma dal confronto relativamente libero tra queste forze risulta l’individualità e la forza dell’Europa. Là è però anche il fondamento delle molteplici crisi che hanno segnato la sua Storia». La modernizzazione, un altro tema della sua analisi, è secondo lei un valore di destra o di sinistra nella Storia d’Europa? «Una società può ”modernizzarsi da sola” (anziché esservi portata dall’esterno) solo nella misura in cui una Sinistra e una Destra si confrontano e si scontrano politicamente tra loro, influenzandosi a vicenda e trasformandosi anche grazie ai reciproci influssi. Se la Sinistra avesse conseguito una vittoria incondizionata, l’Europa non sarebbe divenuta ”moderna”, perché l’ideale della Sinistra erano circostanze arcaiche, quelle che Marx chiamò Urkommunismus, ”comunismo originario”, che la Sinistra avrebbe voluto restaurare sebbene ”a un livello più alto”. Se la destra a sua volta si fosse imposta completamente, lo stato di allora della società non sarebbe stato più mutabile nell’essenziale". L’europeizzazione, lo sviluppo dell’Europa che lei analizza, è l’inizio della globalizzazione? «Sì, in realtà l’europeizzazione fu l’inizio di quella ”globalizzazione”, un processo che ha preso coscienza di sé da qualche tempo e che oggi spesso viene identificato con una americanizzazione». Ma l’unione politica europea di cui si dibatte oggi secondo lei è il coronamento futuro del processo di europeizzazione o è un’utopia? «L’Europa abdicherebbe a se stessa, se la sua unità politica dovesse sfociare in una soluzione di Stato centralista, di cui Stati nazionali quali Germania, Francia o Italia diverrebbero mere province. Ciò che è un traguardo raggiungibile e adeguato sarebbe una soluzione che porti a una sintesi degli elementi della federazione tra Stati e dello Stato federale». Lei crede nel ruolo centrale del ”motore” francotedesco, o giudica Francia e Germania ”la vecchia Europa”, come Rumsfeld l’ha definita? «Germania e Francia sono, insieme con l’Italia, il nucleo dell’Europa continentale, mentre l’Inghilterra si sente appartenente a un ”mondo anglosassone”. Non bisognerebbe prendere troppo seriamente dichiarazioni polemiche-opportunistiche di un ministro americano». La Storia dell’Europa da lei descritta è segnata da guerre, guerre civili, rivoluzioni. L’Europa di oggi sembra invece segnata dal rifiuto dei conflitti violenti. questa non violenza una nuova caratteristica dell’Europa? «Secondo un precursore dei neoconservatori americani, Robert Kagan, l’Europa di oggi con i suoi sistemi di Stato sociale e il suo carattere pacifico equivale già al paradiso della cosiddetta post-Storia, mentre gli Usa non si sottraggono alla responsabilità verso il caos del Terzo Mondo e in tal modo realizzano le premesse di un reale ”Paradiso”. Bisogna riconoscere un nocciolo di razionalità a questa riflessione, e sono convinto che anche per gli europei la vita diverrà più difficile e più seria di quanto non sia stata negli ultimi decenni. Ma spero che la via europea non consista nello scatenare guerre d’aggressione non motivate a sufficienza». Ma perché della via europea sono stati parte i nazionalismi, gli estremismi, i sistemi totalitari? «Anche la democratizzazione non è un processo sempre benefico ed esente da rovesci della medaglia, come se lo immaginano alcuni democratici. Il bolscevismo, raffrontato allo zarismo, significò una democratizzazione, e Hitler, in un certo modo, fu un Kaiser democratico. Trovare allora soluzioni migliori rispetto al totalitarismo sarebbe stato un capolavoro politico, la cui realizzazione allora sarebbe stata di una difficoltà incomparabilmente superiore a qualsiasi crisis-management di cui gli americani sono stati capaci». La democrazia è esportabile, come Washington pensa di fare in Iraq? «Una democrazia non è mai esistita senza segni distintivi nazionali e culturali. Se l’Iraq dovesse divenire una democrazia genuina, dovrebbe anche poter essere governato da partiti islamici o islamistici, cioè da forze religiose moderate o fondamentaliste». Cosa sono oggi in Europa la Destra, che sembra vincente nel vecchio continente, e la Sinistra, che ovunque salvo nella Londra di Tony Blair appare in ritirata? «La Destra di oggi non mette più fondamentalmente in discussione la globalizzazione, come fecero ancora il fascismo e il nazionalsocialismo. La Destra odierna, con la premessa e sullo sfondo della globalizzazione, si batte per le identità regionali, nazionali e culturali, mentre la Sinistra sembra avere a cuore una certa ”fusione omogeneizzante” di tutti i gruppi sociali e umani». Ma insisto: perché la Destra vince e la Sinistra perde, con l’eccezione di Blair? «Anche nell’Inghilterra di Tony Blair la Sinistra tradizionale ha perso molto influsso e seguito, ma a vantaggio di un’altra o nuova Sinistra. Comunque non mi sembra possibile prevedere con certezza quanto siano solidi i successi dei partiti di Destra in gran parte dell’Europa». In rapporto a che cosa - guerre esterne, emigrazione, o cos’altro? - deve e può trovare la sua identità l’Europa oggi? «Il problema più serio per l’Europa del futuro è quello che ho definito ”la differenza demografica”. Se l’Europa dovesse aggrapparsi alla convinzione che una politica di incentivi alle nascite e all’infanzia non è auspicabile e non è lecita perché fascismo e nazismo la perseguirono nel contesto delle loro inaccettabili strategie, sarà condannata al declino fisico alla fine di questo secolo». Andrea Tarquini