Maurizio Porro Corriere della Sera, 29/04/2003, 29 aprile 2003
Ciccio fu clown, marziano, volpe e mammasantissima, Corriere della Sera, 29/04/2003 Dieci anni, quattro mesi e 19 giorni dopo Franco Franchi, ieri a Roma è morto Ciccio Ingrassia, l’altra metà della coppia comica siciliana che dal 1960 aveva conquistato l’Italia con oltre 150 film, teatro, tv
Ciccio fu clown, marziano, volpe e mammasantissima, Corriere della Sera, 29/04/2003 Dieci anni, quattro mesi e 19 giorni dopo Franco Franchi, ieri a Roma è morto Ciccio Ingrassia, l’altra metà della coppia comica siciliana che dal 1960 aveva conquistato l’Italia con oltre 150 film, teatro, tv. Era nato a Palermo nell’ottobre del ’23, anche se il figlio Giampiero, 42 anni - anch’egli attore di razza - assicura che in realtà si trattava del ’22 e che papà sfruttò l’errore casuale di un giornalista. Ingrassia soffriva da tempo di problemi respiratori. Molte le testimonianze di stima e affetto, a cominciare da quella del ministro Urbani [...]. In piazza. La sua biografia è classica: papà muratore, famiglia povera (cinque fratelli); buffo fin all’asilo, la licenza elementare strappata perché andava a far la spesa al maestro, cento mestieri tanto per campà, in piazza e nei ristoranti con la chitarra a cantare... Poi la polvere di stelle dell’avanspettacolo (ma fu licenziato da Vici De Roll perché gli rubava le risate). Nel ’57 il colpo di fulmine quando incontra Franco e gli propone uno «sketch» insieme. Piacquero subito, ma la paga era minima: 4 mila lire in due, col complesso Calì (c’era anche Sara, che sarebbe diventata la signora Ingrassia). Ma si andava in città: Napoli, Milano, poi l’Ambra Jovinelli a Roma. Due clown. Franco, il corto, faceva le facce, era la risata, il dispetto, la disgrazia, la follia; il lungo, l’allampanato Ingrassia era la malinconia, la saggezza, l’impettita sopportazione, la pazienza. Due clown dai colori diversi da cui usciva una portentosa tonalità comica. Inseguendo premesse e promesse del Mimmo Modugno nazionale i due, per vedere come si fa, andarono in punta di piedi sul set di un suo film del ’60, Appuntamento a Ischia, Mattoli, il regista, divertito, concesse loro di fare uno sketch. Quando tornarono a casa, li scritturò lo stesso Modugno, battendo tutti in volata: cinque anni in esclusiva (ma il contratto fu poi risolto con una piccola lite in famiglia). Trecentomila lire il primo film, L’onorata società di Riccardo Pazzaglia, 500 il secondo, 700 il terzo. Andarono avanti per 12 anni, fino al primo divorzio: «Eravamo come Liz e Burton», dissero. La loro comicità aveva radici antiche nella commedia dell’arte, nel varietà, ma trovava nel cinema l’occasione di ripetere storielle di ripicche, rivalità, stupidaggini sempre uguali, parodiando titoli di successo. Franco e Ciccio furono tutto: agenti segreti, gringos, figli di Ringo, vigili, sanculotti, disoccupati (nel Giudizio Universale di De Sica), mafiosi, pompieri, legionari, samurai, mammasantissimi, marziani, evasi, toreri, deputati; e il gatto e la volpe nel Pinocchio tv di Comencini, naturalmente Don Chisciotte e Sancho Panza e, a peso, soldati e caporali, sedotti e bidonati, pericoli pubblici. Una serie di comiche finali, di farse a tempo senza peso satirico. Quando la coppia di attori invitò Garinei e Giovannini, la coppia di autori, a vederli, eccoli subito scritturati nello storico musical Rinaldo in campo, con Modugno e Delia Scala. Ormai Franco e Ciccio vivono in corsa da un set all’altro, girano 12 film l’anno (il record nel ’64, diciotto!), 15 giorni di lavoro, 100-150 milioni di budget. Macchine mangiasoldi, coazione comica a ripetere, con registi come Simonelli, Grimaldi, Mastrocinque, Corbucci, Girolami e il prolifico Fulci, portando nelle case degli italiani la risata grassa e nelle casse dei produttori un gran plusvalore. Con Totò. Ma attenzione alle occasioni d’oro: Franchi e Ingrassia incrociano Buster Keaton in Due marines e un generale e Totò in un magnifico episodio di Capriccio all’italiana di Pasolini, dove sono marionette. Quando la vis comica si fa routine, i due incominciano a non sopportarsi più, temono di diventare i robot della risata: nel ’72 prima separazione, crisi, solitudine, riappacificazione col Baudo della domenica in tv, dove fecero nel ’67 una storica «Canzonissima», oltre alle Partitissime e a infinite nostalgie comicarole. Ma i ragazzi irresistibili restano tali, sono attori per sempre: baci e abbracci e poi capricci. Litigano di nuovo durante La granduchessa e i camerieri in tv con la Cortese, secondo divorzio. Ci pensano i Taviani a riunirli nell’episodio «La giara», in Kaos : è un bel momento. Due David. Intanto Ingrassia aveva messo in banca due David di Donatello, due regìe (Paolo il caldo e L’Esorciccio) e molti elogi, urlando che voleva una donnaaaaa, come zio matto di Amarcord di Fellini, che tutti ricordano con un sorriso. E poi altre occasioni per dimostrare, come sosteneva, che il comico può trasalire nel drammatico, prima del ritiro degli ultimi anni: i film con Petri (Todo Modo), Vancini (Violenza quinto potere), Luchetti (Domani accadrà), Scola (Capitan Fracassa), Risi (Giovani e belli), per dimostrare che lui, Ciccio, sapeva anche far pensare. Maurizio Porro