la Repubblica, 01/05/2003, 1 maggio 2003
Il sior direttore di Rep. e l’umoralista radical (non chic), la Repubblica, 01/05/2003 Berlusconi tenta addirittura una rilettura tecnicamente rivoluzionaria degli ultimi dieci anni italiani, immaginando una congiura giustizialista nata nell’aprile del 1993, e collegando se stesso a Bettino Craxi come vittime di un golpismo organizzato dai ”comunisti” diessini, dal ”partito giustizialista” e naturalmente da ”Repubblica”, la sua ossessione
Il sior direttore di Rep. e l’umoralista radical (non chic), la Repubblica, 01/05/2003 Berlusconi tenta addirittura una rilettura tecnicamente rivoluzionaria degli ultimi dieci anni italiani, immaginando una congiura giustizialista nata nell’aprile del 1993, e collegando se stesso a Bettino Craxi come vittime di un golpismo organizzato dai ”comunisti” diessini, dal ”partito giustizialista” e naturalmente da ”Repubblica”, la sua ossessione. Eugenio Scalfari e i suoi articoli del ’93 sono usati come i pifferai magici di un’operazione antidemocratica che secondo Berlusconi dura tuttora e punta a scalzare il suo governo. L’attacco a ”Repubblica” e al suo fondatore non stupisce. Nell’afasia italiana, e di fronte all’egemonia culturale del Caf allora, del Polo oggi, questo giornale rappresenta semplicemente un’idea diversa dell’Italia, un’idea non riducibile al berlusconismo, una difesa dello Stato di diritto e delle istituzioni democratiche. Per questo Berlusconi lo mette al centro di un disegno costruito dalla sua disperazione, che assegna al Cavaliere il ruolo rivoluzionario di unica forza sana, sempre vincente, sempre con il favore del popolo (e per questo si tace accuratamente la sconfitta del ’96 da parte di Romano Prodi), costretto a combattere ieri come oggi contro i golpisti che vogliono fermarlo. [...] Voglio dirlo con chiarezza ai lettori. Nel caso del ”lodo”, com’è noto, il gruppo editoriale ”Espresso-Repubblica” subì un danno rilevantissimo, perché fu spogliato fraudolentemente del possesso della Mondadori. Ma nel giudizio che oggi diamo della vicende, più della soddisfazione per il ristabilimento della verità dei fatti conta la conferma venuta da Milano che in Italia la legge è ancora uguale per tutti. Non perché c’è stata una condanna: ma perché c’è stata una sentenza, che Previti e Berlusconi hanno fatto di tutto per evitare e scongiurare, costruendo una sorta di immunità politica con le loro mani, che avrebbe colpito a morte lo Stato di diritto. Ora, regolato il caso giudiziario, resta aperto il caso morale e politico. [...] Ezio Mauro la Repubblica, sabato 3 maggio Basta con la faziosità pretestuosa delle opposizioni (come dice il senatore Schifani). Con doveroso sforzo di obiettività, dirò dunque che la lettera di Berlusconi al ”Foglio” era concepita in evidente stato di alterazione psichica, scritta in un italiano spiccio e a tratti goffo, rozza nei presupposti storico-politici e arbitraria nelle conclusioni, smaccatamente bugiarda in più di un passaggio, faziosa fino al parossismo, clamorosamente inopportuna nei tempi e nei modi, sgradevole per la scelta di usare come megafono un quotidiano di comproprietà della moglie signora Veronica, disastrosa negli effetti a breve, medio e lungo termine sul dibattito politico e istituzionale, rovinosa ai fini di una decente riforma della giustizia, irritante per l’elettorato moderato del centrodestra e disgustosa per l’intero elettorato di centrosinistra, fastidiosissima per il Quirinale, ghiotta esca per la stampa estera ostile, ghiottissima esca per eventuali magistrati ostilissimi, infine di mediocre livello polemico e di mediocrissimo livello letterario. Nonostante questo, per essere obiettivi, è doveroso ammettere che era impaginata molto bene, proprio un bel colonnino pulito pulito. Michele Serra