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 2003  aprile 02 Mercoledì calendario

I pacifisti si prendono il lusso d’essere più santi di un prete, Corriere della Sera, 02/04/2003 Il reverendo Morrison era un cristiano che si batteva contro la guerra

I pacifisti si prendono il lusso d’essere più santi di un prete, Corriere della Sera, 02/04/2003 Il reverendo Morrison era un cristiano che si batteva contro la guerra. Ma non appena è scoppiata la guerra, Morrison ha smesso di predicare la pace, e si è schierato con l’esercito inglese, con il suo esercito. Morrison rimane ovviamente un buon cristiano. Egli non pensa infatti che Dio stia con gli inglesi: «Non è certo un proposito di Dio far vincere un popolo in guerra». Anzi Morrison dice che «Dio è Dio di entrambi gli schieramenti», ma prega e lavora «perché Dio aiuti la gente e il mondo a rimanere umani, pienamente umani, nella più disumana delle condizioni». E per Morrison «è disumano, è un cancro, il regime corrotto e assassino di Saddam». Anche se, aggiunge, «io sono sicuro che Dio piange ogni volta che muore un iracheno». Più va avanti la guerra, e più diventa guerra anche il pacifismo. E non solo in Inghilterra, dove appunto il parroco sessantenne di Burghill non scrive più sul giornale parrocchiale che «una guerra contro l’Iraq diffonderà l’odio per molti anni a venire»; ora invece scrive che «la nostra società è in guerra, e dunque nessuno può lavarsene le mani e non prendere parte». Benché di segno opposto al parroco inglese, anche in Italia alcuni pacifisti, come Sergio Cofferati o come Giovanni Berlinguer, si sono contraddetti e si sono sorpresi a desiderare non più la pace «senza se e senza ma», ma al contrario una guerra lunga, molto lunga. Il prete Jimmy Morrison, che aveva pregato per anni «affinché Dio desse forza all’Onu», è un pacifista che contraddice se stesso perché l’importante per lui non è più la pace, «ma che vincano gli inglesi ed estirpino l’infezione Saddam». In modo eguale e contrario anche i pacifisti italiani contraddicono se stessi perché l’importante per loro non è più la pace, ma che non vincano i padroni (del mondo). Ebbene, l’idea che il pacifismo si faccia guerra è un’idea molto migliore di quanto sembri a prima vista, perché è un’idea sincera, un’idea che demistifica gli espedienti e i falsi intendimenti, è soprattutto un’idea che rivela: quando scoppia la guerra finisce la pace, quando c’è la guerra anche il pacifista combatte, la guerra costringe ad attaccare o a difendersi, sempre e comunque a stare in campo, ad abbandonare gli spalti, a proteggere persino il diritto che ti dà il tuo Paese ad essere pacifista. Davvero esemplare è dunque la vicenda di questo reverendo Morrison, un uomo di pace che conosce bene gli orrori della guerra, ne ha misurato la terribile forza distruttiva, il suo immenso dolore, perché è stato per sei anni il cappellano delle Sas, le famose forze speciali inglesi, anche durante la Guerra del Golfo: «Sono stato addestrato a sopravvivere». Per anni il reverendo ha sperato che Saddam fosse cacciato via, poi ha pregato perché l’invasione dell’Iraq fosse fermata, perché la politica prevalesse sulle armi: «Ma adesso che ci siamo, tra il bisturi e il cancro, non posso certo scegliere il cancro». Il reverendo ha parlato alla radio, nella popolare trasmissione del mattino «Il pensiero del giorno»: «Molta gente considera le armi ripugnanti. Ma un coltello può essere un’arma ripugnante in un dato momento e un bisturi chirurgico in un altro. La violenza, che è comunque orribile, può diventare scusabile. In Iraq c’è un regime assassino che sta distruggendo il Paese e le vite dei suoi abitanti, e che è pronto a infettare il resto del mondo. Lo sforzo militare è uno strumento di chirurgia». Il reverendo Morrison ha commosso gli inglesi e li ha pure divertiti sostenendo tuttavia concetti forti, profondi, complessi. Ex insegnante universitario, prete da quando aveva trent’anni, Morrison ha spiegato che «la Bibbia non è un testo pacifista», ma è la grandiosa storia di una guerra, della guerra di liberazione contro i Faraoni, e che mai nel Nuovo Testamento i soldati dicono ai soldati di non essere soldati, e che il comandamento più citato di questi tempi «Non uccidere» se fosse ben tradotto dall’ebraico suonerebbe così: «Non assassinare». Intervistato dai giornali Morrison è diventato, nel suo piccolo, una metafora dell’Inghilterra, che prima dell’invasione era contro l’invasione e adesso, sempre di più, si stringe attorno all’esercito e a Tony Blair. E’ il pacifismo che mostra la sua autenticità, il pacifismo che si divide e si schiera con le forze in campo. Anche se nessuno dovrebbe farlo nel nome di Dio: «Il fatto è che siamo in guerra. E quando vedo la gente che ancora dimostra contro la guerra io penso che si prendono il lusso di essere più santi di me». Francesco Merlo