Jacopo Iacoboni La Stampa, 26/03/2003, 26 marzo 2003
La videoguerra postmoderna di Al Jazeera. Ora l’emittente del Qatar può sfidare l’America con un canale web in inglese, La Stampa, 26/03/2003 Nasce il canale in inglese di Al Jazeera, pensato per fare videoguerra alla Cnn, e finisce subito bersaglio della videoguerra per definizione: quella degli hacker
La videoguerra postmoderna di Al Jazeera. Ora l’emittente del Qatar può sfidare l’America con un canale web in inglese, La Stampa, 26/03/2003 Nasce il canale in inglese di Al Jazeera, pensato per fare videoguerra alla Cnn, e finisce subito bersaglio della videoguerra per definizione: quella degli hacker. La seconda Guerra del Golfo si gioca tra tv satellitari che diffondono informazioni, siti che vorrebbero dare «l’altra versione» (quella araba), pirati telematici che compiono atti di sabotaggio reali... Il risultato è che, per ore, il neonato english.aljazeera.net resta inaccessibile; i gestori del sito spiegano «l’attacco è avvenuto dagli Stati Uniti, dove si trova gran parte dei nostri server»; (battaglia) reale e virtuale non sono mai stati così vicini. Il canale inglese di Al Jazeera dice qualcosa che può non piacere in America? Guardate le due verità. L’avanzata americana è «costante». No, «gli iracheni respingono i marines». La resistenza è «sporadica». No, «si combatte alla pari». A Bassora il 40 per cento di approvvigionamenti d’acqua è stato ripristinato. No, «la popolazione è alla sete, sull’orlo di una crisi umanitaria». Questo è Al Jazeera in inglese: sistematicamente, l’altra versione rispetto alla Cnn. Se resisterà agli hacker, benvenuti nella guerra asimmetrica: dove è possibile dire tutto e, più o meno, il suo contrario. Basta che stia dentro un video. Per tutta la giornata di ieri questa guerra che sovrappone reale e virtuale era stata combattuta a suon di notizie, oltre che di hackeraggi. Alle sette di sera di Baghdad la testata di Al Jazeera inglese dice: «Guerra contro l’Iraq» (non «guerra in Iraq»), il primo titolo «L’Iraq colpito da una nuova ondata di attacchi». Alle undici di mattina a New York la testata della Cnn dice «Bush: avanzata costante», il primo titolo «La terza divisione corazzata attraversa l’Eufrate». Effetti speciali. Sigla. Cos’è verità, cosa propaganda, nella prima guerra del Golfo postmoderna? Al Jazeera l’aveva promesso, «diremo il nostro punto di vista in inglese». Con un direttore di nome Abdulaziz Al Mahmoud, affiancato da una molto british Joanne Tucker e un Nabil Hijazi che spiegava, programmaticamente: «Al Jazeera in inglese nasce per colmare il divario informativo nei media internazionali». Poi, appena nata, la attaccano gli hacker. Dagli Usa: «I nostri server stanno lì e in Francia». «solo» cyberguerra? O è qualcosa di più vicino allo spionaggio? C’è di mezzo l’arcinemica Cnn? Una videoguerra, prima che subirla dagli hacker, Al Jazeera l’aveva di fatto rivolta al network di Atlanta. Guardate le immagini, per esempio: Cnn ne usa di suggestive e con grandangolo. A cavallo di mezzogiorno, in sequenza, esibisce un elicottero Apache nella tempesta del deserto; una piazza di Baghdad in cui una statua di Saddam campeggia nella luce marroncina della tempesta sabbiosa; un sergente della terza divisione di fanteria che avanza in una luce rossa fendendo la sabbia del deserto di Kerbala. Sono flash spesso suggestivi ma lontani, sorreggono il mito della guerra «zero vittime», e delle inviate con pashmina (abbondano, in effetti, le Amanpour e le Barbara Starr, non male neanche il giacchetto di Alessio Vinci attestato a Nassirya). La videoguerra come spettacolo. Stacco. Un minuto dopo, alle otto di sera irachene il canale inglese di Al Jazeera - per chi riesce a entrarci a dispetto degli hacker - punta su un altro genere di foto: vicine, distanza massima tre quattro metri, impressionanti perché questa è la nuova guerra, la «guerra sporca». C’è una foto di Baghdad squassata da un attacco di B-52; un’immagine dei proiettili a razzo che sfondano un bus a Damasco (risultato: cinque civili siriani morti); un marine che sembra veramente cattivissimo e tiene puntata (dice la didascalia) la città di Bassora. Il titolo aumenta il pathos: «Bassora sull’orlo di una crisi umanitaria». In compenso, il servizio è illustrato da un video in cui un royal marine inglese lancia una bottiglietta d’acqua agli abitanti assetati. La videoguerra come atroce sofferenza di Davide contro Golia. Ma è «Davide contro Golia», Al Jazeera inglese contro la Cnn? Non proprio. La tv del Qatar si può difendere degnamente, con i suoi sette inviati in Iraq, una squadra di venti tecnici e collaboratori e, dicono, un discreto mucchio di soldi da emiri anonimi. Ma si può difendere anche dagli hacker? Si difende meglio contro la Cnn. La (presunta?) «avanzata costante» dell’esercito alleato? Primissimo sommario Cnn: «A dispetto di un’accecante tempesta di sabbia e di sporadiche (sic!) resistenze irachene, le forze della coalizione pressano verso Baghdad». Prime righe del primo servizio di Al Jazeera inglese: «Iracheni e forze Usa sono coinvolte in fieri combattimenti a Ratba, una città a 150 chilometri dal confine giordano». Altro che «pressione verso Baghdad» e resistenze «sporadiche», secondo questi, testualmente, «unità militari irachene stanno tenendo a bada l’avanzata americana» cioè insomma, l’esatto contrario del titolo Cnn. Ma non è che gli hacker - cyberguerra - vanificheranno questa videoguerra alla Cnn? Di sicuro Al Jazeera la sua scaletta la stila: pazienza se per ora non tutti la riescono a vedere, perché sarebbe interessante. Guardate le notizie sulle vittime. Sempre dal primo servizio di Cnn: «Trentanove militari angloamericani sono stati uccisi dall’inizio del conflitto». Al Jazeera: «Ufficiali iracheni dicono che 62 civili iracheni sono stati uccisi nelle ultime ventiquattr’ore». Stacco, la presa di Bassora. Al Jazeera: «La città, totalmente senz’acqua, è sull’orlo di una crisi umanitaria». Cnn: «La potenziale crisi umanitaria di Bassora ha aumentato l’importanza del conflitto incombente sulla città». E poi l’acqua, sì, ce ne sarà poca, ma «la Croce rossa Internazionale ha detto che il 40 per cento degli approvvigionamenti d’acqua è stato ripristinato». Anche la Convenzione di Ginevra, cui si è appellato il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, appare, come dire, opinabile, nella prima guerra del Golfo postmoderna. Perché Cnn dice «i prigionieri sono stati mostrati in violazione della convenzione di Ginevra», poi leggi Al Jazeera che chiede, retorica: «I prigionieri Usa sono più uguali di quelli iracheni caduti nelle mani angloamericane?». E mostra la faccia di uno dei due piloti di elicotteri Apache catturati. Risposta Cnn: una faccia affranta di Annecita Hudson, mamma del marine Joseph catturato a Nassirya. Funzionerà, questa videoguerra (alla Cnn), se è a sua volta attaccata in partenza dalla cyberguerra degli hacker? Il direttore del sito giura, «la realtà è che noi andremo avanti», ma in questa faccenda è il termine «realtà« ad essere dannatamente complicato. Jacopo Iacoboni