Aldo Cazzullo La Stampa, 20/03/2003, 20 marzo 2003
Quando Craxi salvò Gheddafi, La Stampa, 20/03/2003 Dico no perché sono una madre, perché sono una donna e per il cognome che porto»
Quando Craxi salvò Gheddafi, La Stampa, 20/03/2003 Dico no perché sono una madre, perché sono una donna e per il cognome che porto». Non è chiaro perché una Mussolini debba essere contro la guerra, avendone il nonno dichiarata più d’una. Fatto sta che la nipote Alessandra si dissocia dalla maggioranza: «Avevo già avvertito Fini e Berlusconi. Certo, hanno accettato la mia scelta a fatica». Poi se ne sono fatti una ragione. Tutta in piedi, la sinistra, per applaudire il ciuffo di Publio Fiori, democristiano riconvertito ad An, che ha appena annunciato di dissociarsi dal governo. «Ricordati di Lenin: quando il nemico di classe ti applaude vuol dire che stai sbagliando» gli sibila gelido il collega Gustavo Selva. Lui non lo guarda neppure: «Ho portato due copie del De Amicitia di Cicerone, una per Berlusconi, una per il suo amico Bush». Neanche Casini la prende bene: «Quando Cicerone scriveva gli Stati Uniti non c’erano ancora». Fiori non molla. Mormorii a destra, giubilo dell’Ulivo, sventolio di sciarpe arcobaleno. Piccoli gesti invece a Palazzo Madama, Emilio Colombo piega la nuca candida all’orecchio di Oscar Luigi Scalfaro, una maschera di cera, Giulio Andreotti curvo su certe carte si fa bocciare una mozione ultrapacifista, Francesco Cossiga ottiene il pentimento di Occhetto («io che ne chiesi l’impeachment ora sono al suo fianco»), i grandi vecchi democristiani che fecero trangugiare la Nato prima ai socialisti poi ai comunisti sono compatti contro la guerra, e a loro si unisce il vicepresidente del Senato professor Fisichella, tra i fondatori di An. Anche Ciriaco De Mita è deluso da Berlusconi e dai suoi garbugli: «Pareva un avvocato di pretura. Scelba invece nel ’56 fu netto nel negare le basi per l’attacco a Suez. O era Segni padre?». Pure il senatore Guglielmo Castagnetti di Forza Italia è appassionato di storia ma non indulge ai pacifismi e accusa la sinistra di «uso strumentale dei Papi». Umberto Bossi, ministro per le Riforme istituzionali: «La Lega è come sempre un baluardo contro l’Islam. Come i Longobardi con Carlo Martello a Poitiers». Obiettori di coscienza. Cattolici, nonviolenti, o semplicemente scontenti. Si astiene Roberto Rosso, sino a ieri considerato fedele proconsole di Berlusconi a Torino e poi in Friuli. Teodoro Buontempo, detto Er Pecora per la naturale raffinatezza ed eleganza, argomenta sull’illegittimità e incostituzionalità della guerra e di fatto si schiera con Rutelli che accusa il premier di aver cambiato idea: «Mi auguro che possa prevalere la posizione espressa da Berlusconi nel precedente dibattito, con l’Onu e per il rafforzamento del ruolo dell’Europa». Si astiene pure Vittorio Sgarbi annunciando la sua imminente partenza per Bagdad: «Saluto lo spostamento a sinistra del presidente del Consiglio e della sua famiglia». Il ministro Alemanno parte invece per Assisi, i frati organizzano un concerto in basilica con Dalla e Bocelli, Gnudi e Pezzotta. De Mita cita Moro e i suoi distinguo sul Vietnam. Il senatore Castagnetti si inoltra in un complesso excursus sui rapporti tra Papa Pio XII e la Germania nazista. Il ministro Bossi semplifica: «La Lega è come sempre un baluardo contro l’Islam. Come i veneziani a Lepanto. I profughi iracheni? Non li vogliamo, restino a casa loro!». Renitenti anche Massimo Grillo e Anna Maria Leone dell’Udc. E il loro leader Follini, pur votando con la maggioranza, esprime «contrarietà alla guerra». Nessuno è in stridente contraddizione perché tra il dispositivo del governo - né uomini, né mezzi, basi solo a patto che non vi partano attacchi all’Iraq - e la posizione di Ulivo e Rifondazione i margini sembrano minimi; sono le parole a divergere, Berlusconi non è belligerante ma bellicoso e non convince Buontempo che assicura: «Ho vissuto un profondo travaglio». Ci sono anche i parlamentari dell’opposizione che si astengono sulla mozione della maggioranza, Riccardo Illy, Nicola Fusillo, Roberto Damiani; a complicare ulteriormente le cose, parlottano fitto Enzo Bianco e Gerardo Bianco. Si sfiorano Previti e Di Pietro. Nonostante la gravità dell’ora e la nobiltà dei dubbi il tono medio di Montecitorio non è mai quello del dramma. Applausi da sinistra alle bandiere arcobaleno dei visitatori; esplode An, La Russa in piedi tenta di placare i suoi. Fisichella: «I dubbi prevalgono sulle certezze». Si dissocia dalla maggioranza pure Bobo Craxi citando il padre. D’Alema concorda e rievoca quando Bettino negò le basi agli americani che bombardarono la Libia, Pasquale Laurito giornalista dalemiano (praticamente un ossimoro, come i profughi di Bossi che dovrebbero restare a casa) precisa: «Non solo, Craxi avvertì Gheddafi che così salvò la vita». De Mita invita alla rilettura «dell’ultimo articolo di Moro sul ”Giorno”, in cui il dissenso dagli americani viene ripreso in positivo». Il senatore Castagnetti, alzando la voce per coprire le proteste della sinistra: «Nei libri scritti dai vostri amici girotondini Papa Pacelli viene relegato fra i compagni di Hitler!». Il ministro Bossi: «La Lega è come sempre un baluardo contro l’Islam. Come i lanceri padani che travolsero i musulmani a Vienna. E poi salvarono la Voivodina. E la Croazia. I kamikaze? Noi, siamo noi che abbiamo i kamikaze! E comunque questa guerra finirà prima che lei abbia tempo di fumare un sigaro». Aldo Cazzullo