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 2003  marzo 19 Mercoledì calendario

Ma il raìss, alla fine, risbucherà fuori, la Repubblica, 19/03/2003 Il Cairo. «Quando sarà il momento, risbucherò fuori»: potrebbero essere queste le ultime parole famose che Saddam Hussein consegna alla storia

Ma il raìss, alla fine, risbucherà fuori, la Repubblica, 19/03/2003 Il Cairo. «Quando sarà il momento, risbucherò fuori»: potrebbero essere queste le ultime parole famose che Saddam Hussein consegna alla storia. credibile che gli appartengano, perché, come sempre, stanno in bilico tra minaccia e illusione d’invincibilità. Fanno parte di un dialogo che potrebbe diventare il suo testamento immorale, dato il silenzio in cui si è chiuso nelle ore che precedono la guerra. Il testo è stato pubblicato ieri dalla stampa egiziana. La fonte è credibile, qualche frase probabilmente ritoccata, l’effetto verosimile. Un particolare lo avvalora: con largo anticipo sul discorso di Bush, l’interlocutore americano comunica a Saddam che la scadenza dell’ultimatum avrà la data di oggi, mercoledì 19 marzo. Quando l’incontro avviene è sabato 8 marzo. A organizzarlo è un mediatore speciale: l’ex presidente libanese Gemayel, sodale di Saddam negli Anni Settanta e Ottanta. Porta con sé sull’elicottero che atterra fuori Bagdad un colonnello dell’esercito americano. Proviene dal Kuwait e ha incontrato Saddam sia ai tempi del conflitto con l’Iran che durante la guerra del ’91. presente un quarto uomo, l’interprete del dittatore, così descritto: «un tipo basso, che parlava solo quando Saddam gli sussurrava qualcosa all’orecchio». Gemayel ha già illustrato in precedenza a Saddam l’offerta degli Stati Uniti: l’esilio in cambio dell’incolumità per lui, per i familiari, i fedelissimi e, anche, per i conti cifrati in banche estere. Saddam ha sempre detto no. Il colonnello americano è venuto a spiegargli di persona che cosa sta rischiando. Si stringono la mano. Lo yankee indugia sui convenevoli, Saddam va dritto al punto: «Quando pensate di attaccare per farmi fuori?». La risposta, in anticipo su ogni disponibile notizia, è: «Appena scadrà l’ultimatum del 19 marzo. Secondo gli ordini che abbiamo ricevuto quella è la data in cui dovremmo venirla a prendere. E quel che ci hanno raccomandato è di non tornare indietro finché lei sarà ancora al suo posto». A questo punto la fonte della stampa egiziana (ufficialmente, un alto esponente dell’intelligence, forse lo stesso Gemayel) riferisce un colorito e comunque non rilevante sfogo a base di: «Siete figli di Satana, andate all’inferno». Poi Saddam si calma e domanda: «E io, dov’è che dovrei andare, secondo voi?». «Sudan, Siria, anche l’Iran si è offerto». Quest’ultima proposta sarebbe come mandare un vivisettore in una gabbia di ratti. Nessuna meraviglia se la risposta, in inglese benché maccheronico, per evitare equivoci, è: «Morirò, piuttosto che arrendermi». «Se non se ne va, la colpiremo», minaccia il colonnello. Teatralmente, riferisce la fonte, Saddam bisbiglia nell’orecchio dell’interprete basso, che traduce: «Il presidente sta pensando di rispedirla ai suoi capi dentro una scatola, come avvertimento». L’americano, che ha visto tutti i film con John Wayne e, soprattutto, Ronald Reagan, replica: «In questo caso, la guerra comincerebbe oggi». Poi contrattacca: «Sappiamo sempre dove trovarla. Quanto pensa di poter sopravvivere chiuso nel bunker? Quattro, sei settimane al massimo...». a questo punto che Saddam dice le ultime parole famose: «Non preoccupatevi. Quando sarà il momento risbucherò fuori». Il colonnello ribatte ancora: «La guerra sarà cominciata, la sua stessa gente la farà a pezzi». Ma Saddam non ha altro da dire, fa un gesto d’insofferenza con la mano, si alza e congeda gli ospiti. La guerra sta per cominciare. Saddam sta per sparire nel sottosuolo. Quando sarà il momento risbucherà fuori: in catene, in una scatola come avvertimento per il futuro, o in un deserto dove qualcuno per lui o contro di lui avrà cancellato ogni traccia di vita. Gabriele Romagnoli