Guido Ceronetti La Stampa, 13/03/2003, 13 marzo 2003
L’insolita grandezza del comando solitario, La Stampa, 13/03/2003 Non mi va di riciclare me stesso, ma vorrei segnalare il saggino che pubblicai in occasione della prima guerra del Golfo, nel 1991, su queste colonne, e poi inserito riveduto nel libretto mio Adelphi Cara incertezza (1997) col titolo Nostradamus e la guerra del Golfo
L’insolita grandezza del comando solitario, La Stampa, 13/03/2003 Non mi va di riciclare me stesso, ma vorrei segnalare il saggino che pubblicai in occasione della prima guerra del Golfo, nel 1991, su queste colonne, e poi inserito riveduto nel libretto mio Adelphi Cara incertezza (1997) col titolo Nostradamus e la guerra del Golfo. Chi vuole lo ritroverà là. Non è da buttare quanto risultava da quell’indagine: mi sorprende di essere qua, ancora, a parlarne, a riprendere in mano quei fili. Mi sorprende innanzitutto la presenza e l’incombere tuttora di quell’uomo, Saddam (talmente nominato oggi da nauseare) nel groviglio dei destini. Dodici anni dopo è di nuovo incredibilmente calamìta di un uragano di fuoco, di un fuoco che nel frattempo ha assunto facce sempre più di spavento. In categorie criminologiche e psichiatriche non lo stringi, e ancor meno con quelle politiche (chiamarlo dittatore lo inzucchera, quello là è tutt’altro). Ma nei suoi arcani scrutamenti davvero l’avrà visto in visione, «in solitudine... sul sedile di bronzo», quattrocentocinquanta anni fa, sorgere dal presente-futuro, inesistente e preesistente, il veggente di Provenza, Nostradamus? Nei suoi testi si agita una notevole folla di mostri, e questo sembrerebbe specificamente designato nella quartina 70 dell’Ottava Centuria. Riproduco, senza variazioni, la mia traduzione di dodici anni fa: Tristo malvagio infame [sorgerà Sopra Mesopotamia regnerà Tutti amici si fa l’infida [nazione La terra inorridita [dalla bieca apparizione. I primi due versi e l’ultimo, nel testo, sono sufficientemente chiari, ma non il terzo «Tous amis fait d’adulterine Dame», per cui la mia versione è congetturale. Nella lingua visionaria e freneticamente criptica di Nostradamus la Dama fedifraga, adultera, mentitrice può indicare la Mesopotamia (l’attuale Iraq) come nazione infida, perfida, ingannatrice, di cui tutti hanno voluto essere amici (e questa è storia di ieri e anche di oggi, provatissima) per poi accorgersi che la tigre, anche con qualche dente in meno, può sempre sbranare. Circa la Dama adultera l’ipotesi della nazione è bene suffragata dalla metafora biblica, dove Israele appare come la figlia di Sion, il popolo come la sposa del Signore che tradisce, quella che è colmata di doni e si comporta da troia, ecc. L’ultimo verso è modificabile, per più aderenza all’immagine testuale, così: La nera faccia farà la terra orripilare. Ma a chi interessa questa filologia nostradamista? Resta che: anche quel sinistro personaggio è predestinato e venuto, ab aeterno, per fare il male, per aggiungere male alla terra malata di male. Non è un fungo, né una carriera. Potrebbe trattarsi di lui ancora in II, 30, in figura di «uno che farà rivivere gli dei infernali di Annibale» contro Roma, a partire da Babel (Babilonia, Baghdad). Ma Romani potrebbe alludere a tutto il popolo romanzo, non soltanto agli spensierati dei Parioli e ai mangiatori di Trastevere nelle loro dispute puerili. Qua e là, per il tremendo affresco manicomiale delle Centurie, lampeggia il temutissimo «scontro di civiltà» tra cristianesimo e Islam che tutti si sforzano di scongiurare. Il linguaggio strategico del Veggente di Salon è della sua epoca: flotte, sbarchi, conquiste e riconquiste di città, piogge di fuoco rudimentali, inadatte ai nostri ben più ambiziosi progetti di disintegrazione umana. Tuttavia un filo. Figlio e suddito fedele di monarchia cristianissima, immerso in travolgenti guerre di religione (Riforma, invasioni turche) Nostradamus non è tenero verso l’Islam, che indica in modi spregiosi e bislacchi (addirittura come «fede punica», di popoli sempre barbares). L’ultrascettica Europa si muove male perché orba, sulle dimensioni religiose ed escatologiche di questo conflitto appena uscito dall’ombra. Anche dal primo al secondo Bush - piuttosto oscuro e non casuale transito familiare del potere - c’è un mutamento significativo: nel figlio c’è una determinazione etico-religiosa sorda ad ogni altro appello, avendo ricevuto, dopo una misera elezione politica, dalle Torri Gemelle, una autentica unzione... Difficile farlo ragionare: la percezione esatta dei rischi gli sfugge nella pregustazione del nemico morto, gettato sulla graticola. Perciò i linguaggi della Casa Bianca e delle diverse case europee, compreso il Cremlino, sono quanto di più lontano tra loro. Tutti parlano inglese, ma l’emisfero cerebrale che emette le parole cambia, da una sponda all’altra. L’America ha un’anima che si direbbe più africana che europea... anche in una rete astrologica totalmente altra... Nelle crisi cruciali queste realtà sotterranee si percepiscono, almeno nelle conseguenze. C’è una grandezza insolita in questa solitudine del comando mondiale. Guido Ceronetti