Adalberto Signore il Giornale, 07/03/2003, 7 marzo 2003
Gli anni delle sedicenti Br, il Giornale, 07/03/2003 «Le sedicenti Brigate rosse», «Chi si nasconde dietro i brigatisti», «Trame nere all’ombra delle Br», «I fascisti mascherati»
Gli anni delle sedicenti Br, il Giornale, 07/03/2003 «Le sedicenti Brigate rosse», «Chi si nasconde dietro i brigatisti», «Trame nere all’ombra delle Br», «I fascisti mascherati». Si potrebbe andare avanti all’infinito, ma bastano questi pochi esempi per capire come buona parte della stampa italiana lesse inizialmente il fenomeno terrorista. E non solo prima del 25 gennaio 1971 (data a cui si fa risalire la prima ”azione ufficiale” delle Br), ma almeno fino alla metà degli anni ’70. Sfogliando L’Eskimo in redazione (Edizioni Ares, 1991), un ottimo libro scritto da Michele Brambilla, si può rileggere a mente fredda un articolo molto significativo pubblicato su ”Il Giorno” a firma Giorgio Bocca. datato 23 febbraio 1975. Per inquadrare il momento storico, può far comodo sapere che Renato Curcio e Alberto Franceschini sono già stati arrestati, il primo è perfino già evaso dal carcere in seguito a un assalto proprio delle Br. Scriveva Bocca: «A me queste Br fanno un curioso effetto, di favola per bambini scemi o insonnoliti; e quando [...] ricominciano a narrarla, mi viene come un’ondata di tenerezza, perché la favola è vecchia, sgangherata, puerile, ma viene raccontata con tanta buona volontà che proprio non si sa come contraddirla». Probabilmente a causa di una buona dose di conformismo, quasi tutta la stampa - chi più, chi meno - fu presa dall’abbaglio. Il ”Corriere della Sera”, ”la Repubblica”, ”La Stampa”, ”Paese Sera”, ”Panorama”, ”L’Espresso” e via elencando: tutti si chiedevano chi ispirasse e finanziasse le «sedicenti Br». Una menzione particolare la merita ”l’Unità”. Ne L’ombra del Kgb sulla politica italiana - una delle relazioni di minoranza depositata in commissione Stragi nel luglio 2000 e curata dal consulente Sandro Iacometti - c’è un capitolo di un certo interesse dal titolo «La disinformazione della stampa comunista». Iacometti ricorda lo stretto rapporto finanziario tra Pcus e Pci, citando a questo proposito uno scritto di Gianni Cervetti, succeduto nel 1975 ad Armando Cossutta nella gestione delle finanze di Botteghe Oscure. «Gli introiti di fonte sovietica - scrive Cervetti - [...] riguardavano quasi esclusivamente il sostegno alla stampa». Ma torniamo alla Relazione depositata in Stragi: «Per [...] comprendere il modo in cui la stampa di partito veniva utilizzata per orientare l’opinione pubblica è [...] istruttivo rileggere alcuni articoli apparsi su ”l’Unità”. E qui parte un lungo elenco. Il 17 aprile 1971 il quotidiano commenta il rapporto del prefetto di Milano Libero Mazza - che in un documento inviato al Viminale denunciava il pericolo dell’eversione di destra e di sinistra - con queste parole: «Mazza stila uno pseudo rapporto nel quale si farnetica di fantomatiche organizzazioni paramilitari di estrema sinistra. Il prefetto non si accontenta di andare in cerca di farfalle, invece di colpire i fascisti. ora che se ne vada». Il 3 marzo 1972, in occasione del sequestro (il primo delle Br) del dirigente della Sit-Siemens Idalgo Macchiarini: «Le Br sono una fantomatica organizzazione che si fa viva in momenti di tensione sindacale con gravi atti provocatori». Il 17 marzo 1972, all’indomani della morte di Giangiacomo Feltrinelli, su ”l’Unità” si legge: «L’episodio giunge nel momento più opportuno per le forze reazionarie e conservatrici». Due giorni dopo si parla apertamente del «sospetto di una mostruosa messinscena, una trama nera nella catena delle provocazioni». Il 18 maggio 1972 ”l’Unità” commenta così l’omicidio Calabresi: «Oggi il suo assassinio a chi serve? La risposta è nella ignobile speculazione che la stampa e gli uomini della destra hanno montato su questa uccisione». E - scrive ancora Iacometti - all’indomani del sequestro del giudice Mario Sossi, il 19 aprile 1974, ”l’Unità” parla di «nuovo atto provocatorio per rilanciare la strategia della tensione». Il giorno dopo le Br rivendicano il sequestro e il quotidiano del Pci riporta la notizia: «Nessuno può credere alla imprendibilità delle sedicenti Br». Insomma, questo era il clima che accompagnò (favorì?) la nascita del terrorismo tra la fine dei ’60 e i ’70: ignoranza, conformismo, benevolenza, qualche volta complicità. Eppure, quando qualcuno si «permette» di ricordare che l’estremismo trova strada fertile nei movimenti di contestazione e nello scontro sociale, una parte della sinistra continua a non gradire. Prc, Pdci, Verdi e parte dei Ds definiscono «ridicolo e folle» qualsiasi «accostamento» ai movimenti, un «tentativo di criminalizzare i no global». Come ha detto il ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, «i movimenti sono una risorsa della democrazia». «Ciò chiarito - ha però aggiunto - anche la violenza politica diffusa e le relative forme di illegalità operano nella stessa direzione delle Br». Adalberto Signore