Alessandro Trocino Corriere della Sera, 06/03/2003, 6 marzo 2003
«Tutte le vittime sono un problema», Corriere della Sera, 06/03/2003 Ai suoi compagni di partita, a Grosseto, probabilmente appare solo un pensionato come tanti che gioca a briscola al dopolavoro e che non parla mai di politica
«Tutte le vittime sono un problema», Corriere della Sera, 06/03/2003 Ai suoi compagni di partita, a Grosseto, probabilmente appare solo un pensionato come tanti che gioca a briscola al dopolavoro e che non parla mai di politica. E anche ieri mattina, mentre usciva dal portone del carcere di Sollicciano, pareva solo un vecchio acciaccato dai suoi 69 anni e dai postumi di un incidente, che si reggeva su un bastone e leggeva con mano tremante un mucchietto di fogli spiegazzati e scritti a mano. Soltanto che quei fogli erano il «proclama politico» della brigatista Nadia Desdemona Lioce e lui è l’avvocato Attilio Baccioli. Uno che, a metà degli anni ’80, è arrivato a difendere 140 militanti delle Brigate Rosse: per star dietro a tutti i processi passava le notti in treno e di giorno si presentava freschissimo nelle Corti d’Assise. Nel carcere di Voghera c’è stato un momento in cui assisteva 40 detenute donne: quando andava per i colloqui ne usciva a notte fonda, esausto. Anche ieri Baccioli è rientrato nel suo studio, nel quale spesso dorme, ed era spossato. « stata dura. Oggi ero molto stanco, ma ho voluto comunque essere presente all’autopsia di Mario Galesi. morto anche lui e come tale merita rispetto. Lo sa che nessuno ha chiesto di lui? D’altronde è normale, se qualcuno ci va finisce pedinato dalla polizia». Tanti anni fa - Baccioli è nato a Manciano (Grosseto) il 10 maggio del ’33, è avvocato dal 1958 e Cassazionista dal ’74 - probabilmente non credeva che avrebbe vissuto una vita così. Sposato (ma si separerà quasi subito), difendeva qualche cliente, ma era soprattutto un insegnante di filosofia e pedagogia alle magistrali di Grosseto. Poi, con il ’68 è cambiato tutto. Così, raggiunta l’anzianità minima, Baccioli è diventato uno dei tanti baby pensionati dell’epoca e ha indossato la toga sul serio. «In quel periodo ero vicino ai maoisti e ai marxisti-leninisti» racconta. Nessun feeling invece con il Pci («mai stato iscritto») e l’unico partito di cui fa parte è il Pdup. «Sono gli anni della contestazione e comincio a difendere ragazzi e operai che occupano università e fabbriche». Difende personaggi come Moretti, Gallinari, Vallanzasca, Cutolo, Giorgieri e Vendetti. Non prova imbarazzi a difendere brigatisti: «Non posso né condividere le idee delle Br, perché altrimenti entrerei a farne parte, né posso pubblicamente e in modo attivo sostenere idee diverse». Se c’è da correre il rischio di essere associato ai brigatisti, lo corre volentieri: «Anche se la cosa in passato mi ha creato qualche problemino». Ne ha fatti tanti di «processi politici» e le sue non sono state «difese tecniche»: «Non lo sono mai, figuriamoci nei processi politici. sempre stato così anche ai tempi di Socrate e Giovanna D’Arco. Certo, si dibatteva sul fatto che fosse o meno una strega, ma si parlava d’altro. Qui sono in gioco valori». Per cinque anni è andato avanti e indietro da Parigi, dove ha difeso un terrorista arabo e diversi militanti di Action Directe. Nel tempo libero ne approfittava per dare un’occhiata alle statue greche esposte al Louvre. A metà degli anni ’90 il lavoro è cominciato a calare: «E la maggior parte dei brigatisti li ho difesi gratis». rimasto il tempo per rileggersi i classici, da Socrate alla Rivoluzione francese. «Bisogna vedere le cose in una prospettiva più ampia. Nei processi politici nove volte su dieci la storia ha dato ragione ai condannati. Pensiamo ai martiri cristiani. Io credo che i valori portati avanti da chi fa la lotta armata siano apprezzabili». E delle vittime? «Già, le vittime sono un problema, tutte le vittime, anche i brigatisti. Però anche piangere troppo è sbagliato: mi sembra esagerato questo lacrimismo facile». Alessandro Trocino