Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  febbraio 19 Mercoledì calendario

Il ”padre dei popoli” è tornato, La Stampa, 19/02/2003 Il compagno Stalin accoglie i visitatori, riflettendosi negli specchi e fluttuando in una nuvola di fragranze

Il ”padre dei popoli” è tornato, La Stampa, 19/02/2003 Il compagno Stalin accoglie i visitatori, riflettendosi negli specchi e fluttuando in una nuvola di fragranze. Lo sguardo sornione, un mezzo sorriso bonario sotto i baffi, il suo ritratto gigantesco domina l’entrata di una megaprofumeria appena aperta a Mosca. Non è una provocazione postmodernista, ma un tentativo di impegno patriottico in un settore frivolo: inaugurato nell’anniversario di Stalingrado, il negozio dovrebbe richiamare alla memoria, tra un’annusatina di Chanel e una spruzzatina di Dior, le glorie del passato. Sono trascorsi cinquant’anni da quando i ritratti di Iosif Dzhugashvili, in arte Stalin, erano appesi in ogni ufficio, fabbrica o scuola. La sua morte, il 5 marzo 1953, ha fatto piangere milioni di orfani del «padre dei popoli» ed è stata salutata come una liberazione dal popolo del Gulag. Ma mezzo secolo dopo il dittatore ritorna con il suo famoso passo felpato, non ancora assolto, ma nemmeno più spettro sanguinoso della storia russa. Nella piazza centrale di Makhachkala è stato inaugurato un busto di Stalin, il primo in Russia dopo mezzo secolo. Un altro monumento sorgerà nella gelida Narym, una delle isole dell’arcipelago Gulag, le autorità locali sperano che diventi un’attrazione turistica. Il giornale dell’esercito ”Stella rossa” ha indetto un convegno per discutere i meriti - finora dubbi - del dittatore nella Seconda guerra mondiale. Dopo le rivelazioni del XX congresso, Stalin è diventato un tabù, tonnellate di marmo e bronzo, chilometri di tele, mari di inchiostro che immortalavano il suo volto e il suo nome furono di colpo cancellati. Con la perestrojka dagli archivi e dalle testimonianze dei sopravvissuti del Gulag è emersa l’agghiacciante verità, e da allora del dittatore georgiano si è parlato secondo la regola «o male, o nulla». Il profilo baffuto è rimasto solo sulle bandiere dei nazionalcomunisti e nel catacombale culto popolare del mitico «ordine di Stalin» da contrapporre al caos della democrazia. Ma nonostante la storia e la politica ufficiale continuino a dipingerlo con tinte esclusivamente negative - solo pochi giorni fa Vladimir Putin si è rifiutato di restituire a Volgograd il nome storico di Stalingrado - il compagno Stalin riemerge dal girone dei dannati nel limbo delle personalità da ridiscutere. Questo è il suo primo anniversario in mezzo secolo a venire celebrato, seppure con un certo imbarazzato pudore. Il Museo di storia contemporanea gli ha dedicato una mostra: volutamente distaccata da ogni giudizio, non troppo grande per non far gridare allo scandalo, ma nemmeno troppo piccola per passare inosservata. Anche gli ambienti accademici non applicano più nei confronti del personaggio quello che lo storico Alexandr Zipko definisce «fondamentalismo morale». Sulla ”Komsomolskaja Pravda” un altro studioso accreditato, Jurij Zhukov, in ben 9 puntate ha spiegato che Stalin era un grande riformatore che ha salvato il paese e il mondo da un bagno di sangue. Se la storia la scrivono i vincitori, nella Russia tormentata che cerca una nuova identità, non ha ancora vinto nessuno. Anna Zafesova