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 2003  febbraio 20 Giovedì calendario

Rumsfeld è un Rambo con la passione per il jet set, Franks un mastino schivo, Sette, 20/02/2003 Li chiamano «I Dioscuri», ma sarebbe meglio chiamarli «la strana coppia»

Rumsfeld è un Rambo con la passione per il jet set, Franks un mastino schivo, Sette, 20/02/2003 Li chiamano «I Dioscuri», ma sarebbe meglio chiamarli «la strana coppia». Sono i due leader che il mondo vedrà ogni giorno alla tv nella guerra dell’Iraq, se e quando scoppierà. Gli occhi e le orecchie di Bush su Baghdad, la voce dell’amministrazione: il ministro della Difesa Donald Rumsfeld, e il comandante in capo della invasione Tommy Franks. Il politico e il generale, la volpe e il lupo, gli eredi di Richard Cheney (oggi diventato vicepresidente Usa) e di Norman Schwarzkopf (oggi in pensione) nel primo conflitto del Golfo Persico. Un binomio collaudato un anno fa in Afghanistan, quello dei vincitori del mullah Omar e dei talebani, se non anche di Osama e Al Qaeda. Perché una «strana coppia»? Perché per estrazione, per formazione, per carattere, persino fisicamente, Rumsfeld e Franks sono agli antipodi. Il ministro della Difesa è un miliardario, figlio di un ricco agente immobiliare, che è stato campione di lotta libera e «top gun» della Marina (e che pensa ancora di esserlo, secondo i detrattori). Viene da Chicago, la metropoli del vento, e si è laureato a Princeton, dove insegnò Einstein, una delle prestigiose «Ivy league», le università private dette dell’edera dai rampicanti sulle loro pietre antiche. Il comandante del Cent. Com., o comando centrale, un’area che include mezza Africa e mezza Asia, appartiene invece al ceto medio basso, il padre era meccanico, e giovanissimo ha combattuto nella guerra del Vietnam, subendo tre ferite e ricevendo tre medaglie. Proviene dalla provincia texana, quella Midland che la dinastia Bush trasformò da sonnacchiosa stazione ferroviaria in un centro petrolifero, e ha lavorato per studiare all’università di Stato. I loro percorsi alle vette del Pentagono non potrebbero essere più contrastanti. Rumsfeld viene eletto deputato nel ’63 a soli 29 anni, e nel ’69 è chiamato alla Casa Bianca dal presidente Richard Nixon come consigliere. Tre anni dopo è ambasciatore alla Nato a Bruxelles. Nel ’74, dopo la caduta di Nixon nello scandalo Watergate, diviene capo di gabinetto del presidente Gerald Ford, carica che cederà a Richard Cheney, e nel ’75 ministro della Difesa, carica di cui sarà privato in seguito alla sconfitta elettorale del suo mentore. è l’enfant prodige repubblicano, una star, il contrario di Franks, che ha dodici anni di meno, e che in quel periodo è un «Mr. Nobody», un signor nessuno, che rientra nelle forze armate dopo la parentesi universitaria, un ufficiale che sale faticosamente i gradini dell’esercito, per la precisione nell’artiglieria. Negli anni Ottanta, le loro strade divergono. Il politico torna alla vita privata, al «business», e si arricchisce. Il soldato, con una laurea in gestione aziendale, viene promosso colonnello. Nessuno può immaginare che un giorno i loro destini si incroceranno. Periodicamente, il vulcanico Rumsfeld flirta con la Casa Bianca. Nell’83 tiene buoni i rapporti con Saddam Hussein per il presidente Ronald Reagan (il nemico in quel momento è l’Iran, con cui l’Iraq entrerà presto in guerra). Poi si candida vicepresidente degli Stati Uniti, ma viene sconfitto. Nel ’96 dirige la sfortunata campagna elettorale del senatore Robert Dole contro il presidente democratico Bill Clinton. Nel ’99 viene incaricato dal Partito repubblicano di preparare il progetto dello scudo spaziale. Dopo l’elezione di Bush Jr. nel 2000, ritorna a fare il ministro della Difesa: è un ciclo che si chiude, è trascorso un quarto di secolo, ma «Rummy», come lo chiamano gli amici, è felice. Nel frattempo, il metodico Franks si è distinto nella guerra del Golfo Persico, ed è diventato generale. I due uomini s’incontrano nel 2001 quando Franks assume il comando del «Cent. Com», poco prima dell’attentato alle Torri Gemelle e al Pentagono. Nell’amministrazione Bush, c’è chi sostiene che Rummy e Tommy dovrebbero invertire i ruoli, se non altro per una questione di carattere. Il ministro, che si alza alle 5 del mattino ed è in ufficio alle 6,30, è aggressivo, impaziente e visionario, un Rambo tecnologico che concepisce la guerra in termini di computer e missili, corpi speciali e aerei automatici. Il vicepresidente Richard Cheney dice che tra di loro nulla è cambiato: «Mi considera sempre il suo vice e successore, come 30 anni fa». Franks, un altro che si sveglia all’alba, è invece un condottiero convenzionale e prudente come lo fu il segretario di Stato Colin Powell, sostiene che «programmi e hi-tech funzionano solo finché comincia la battaglia», in Afghanistan ha mostrato di procedere coi piedi di piombo. Per i falchi è una sfortuna che sia lui a dirigere l’attacco all’Iraq, ma per le colombe è una fortuna. Nel conflitto afghano, i due si scontrarono: in privato, Rummy accusò Tommy di essersi fatto sfuggire Bin Laden. Chi li conosce bene afferma che il ministro, una prima donna e polemista nato (chi ha scordato le sue critiche alla «vecchia Europa» ingrata e pavida?), avrebbe già fatto fuori il generale se questi non fosse il «darling» di Bush. Ma Franks ha dalla sua il fatto di essere un texano come il presidente, di avere studiato nella stessa scuola della first lady Laura, e di avere gusti molto semplici. Dietro le quinte, ha vinto la battaglia per la conquista del cuore di Bush. Rumsfeld immaginava di mettere ko l’Iraq con 75 mila uomini, Franks ne ha ottenuti tre volte tanto; e ogni volta che il ministro ha proposto al presidente di fare la guerra da solo, il generale ha insistito su una coalizione. «L’uno è un avventuriero, ha lo spirito di Indiana Jones», commenta il politologo Larry Sabato. «L’altro non ha mai dimenticato la lezione del Vietnam, è un analista ed è un mastino. Direi che è più riflessivo, professionale, e ha maggiore fiuto politico». Perché Bush, che non ha mai impugnato le armi, pur essendo stato pilota della Guardia nazionale, si sente più in sintonia con Tommy? La Casa Bianca non nasconde che è questione di pelle. Mentre Rumsfeld ama la pubblicità, il gesto teatrale, ed è a suo agio a Wall Street e nel jet set internazionale, il generale ne rifugge e si rintana tra i soldati e in famiglia. In una recente visita in Qatar, da dove dirigerà le operazioni, rifiutò di sedersi al tavolo d’onore per mangiare con i sergenti maggiori e discutere con loro di strategia militare. Non solo. Franks, un uomo di statura gigantesca, è dedito all’esercizio fisico ed è parco di parole (è lapalissiano: «Bin Laden è dentro o è fuori dell’Afghanistan», dichiarò un giorno). Questo piace a Bush, che è di casa tra i cow-boy, manca di eloquenza, fa jogging e sollevamento pesi tutti i giorni. «In un certo senso, sono al medesimo livello, non è così con Rumsfeld», nota ancora Sabato. Se l’Iraq verrà liberato, come spiega la Casa Bianca, la ribalta sarà occupata per intero non dal ministro, ma dal generale: Franks farà il proconsole di Bush in Iraq per sei mesi, un anno, il tempo necessario a formare un governo di transizione, svolgerà un ruolo simile a quello del generale Doug McArthur nell’occupazione del Giappone dopo la Seconda guerra mondiale. Nessuno dubita che interpreterà bene la sua parte. L’unico neo potrebbe essere la moglie Cathy - sono sposati da 30 anni - che lo segue ovunque, siede accanto a lui alle riunioni, ha il primo sedile sul suo aereo, e si fa scortare da una guardia del corpo. Il Pentagono ha aperto un’inchiesta su questi privilegi perché vietati dai regolamenti. Non è escluso che il generale venga censurato, e Rumsfeld si è trovato nella insolita posizione di difenderlo: «Sono certo che non mette al corrente la moglie dei nostri segreti. è un grande condottiero del nostro tempo». C’è qualcosa in comune tra i due protagonisti e rivali del confronto con Saddam? Certo, proclama il Pentagono. L’amor di patria, la dedizione alla causa, l’attaccamento alla famiglia. Entrambi sono nonni, Rumsfeld quattro volte, Franks due. Coi nipoti, entrambi sono agnelli: il ministro li porta a sciare e a giocare a golf, il generale insegna loro ad andare a cavallo e a guidare i carri armati. I bambini chiamano Rumsfeld «champion» per i suoi trascorsi di lottatore e aviatore, e Franks «Pooh» dall’orsacchiotto dei cartoni animati. Hanno capito la personalità dei nonni meglio di chiunque altro. Non gli importa nulla che uno sia un ideologo, un altro conservatore che vuole imporre al mondo la Pax americana, la logica dell’impero, e l’altro un soldato schivo, che presentandosi ai media dichiarò: «Non sono Schwarzkopf», il suo guasconesco predecessore della «Tempesta del deserto» del 1991. Ennio Caretto