Alessandro Trocino Corriere della Sera, 23/01/2003, 23 gennaio 2003
Il ”Papillon” che fuggì di galera ma venne ripreso per stupidità, Corriere della Sera, 23/01/2003 Nizza
Il ”Papillon” che fuggì di galera ma venne ripreso per stupidità, Corriere della Sera, 23/01/2003 Nizza. Mancavano solo la palla al piede e la divisa a righine. Poi gli elementi classici di un film d’evasione c’erano tutti. Compresa la fuga rocambolesca, la caccia all’uomo e il trionfo, o quasi, della giustizia. L’americano Ted Maher, 44 anni, e il suo compagno di cella italiano, Luigi Ciardelli, 46 anni, hanno studiato il piano nei dettagli. Si sono procurati, non si sa come, uno strumento da taglio e per giorni, con pazienza, hanno segato sei pesanti sbarre di ferro e scardinato due inferriate, avendo cura di non far troppo rumore. Martedì, completata l’opera, hanno atteso il buio, poi hanno arrotolato le lenzuola nella branda e sul cuscino. Un classico del grande schermo: i secondini guardano dallo spioncino, vedono due sagome dormire e si allontanano. A quel punto, i due hanno annodato una corda con alcuni sacchetti di plastica per i rifiuti e, leggeri quasi come Steve McQueen in ”Papillon”, si sono calati lungo le mura del piccolo carcere del principato di Monaco. Otto lunghissimi metri con il fiato sospeso. Ma nessun ”occhio di bue” li ha illuminati e nessun testimone ha infranto il silenzio della notte. Infine, l’atterraggio sull’asfalto di un parcheggio pubblico. Ma per Maher, condannato a dieci anni per l’omicidio di Edmond Safra, uno dei banchieri più ricchi del mondo, è mancato il lieto fine: la sua fuga è finita presto, qualche ora dopo, in un albergo di Nizza. Più abile e fortunato il compagno di cella, Ciardelli, sparito senza lasciar tracce. Ted Maher era depresso, dice il suo avvocato Donald Manasse. «Lo scorso anno è morta la madre. E da tempo non stava bene». Almeno da quando, il 3 dicembre del 1999, aveva appiccato l’incendio mortale di Monaco. Una vicenda dai contorni mai chiariti. Maher, infermiere e guardia del corpo di Safra, ha sempre detto di non avere avuto l’intenzione di uccidere. Voleva solo, dice lui, «salvare» la vita al suo datore di lavoro e ottenere così il suo riconoscimento in denaro. Non gli bastavano, evidentemente, i 600 dollari al giorno (netti) che già prendeva per proteggere e assistere Safra, affetto dal morbo di Parkinson. Ma le cose non andarono per il verso giusto. Il maldestro Maher, secondo la sua versione, diede fuoco a un cestino di carta con un fiammifero, ma i pompieri tardarono e l’incendio si estese inopinatamente a tutto il palazzo. Il banchiere, terrorizzato, rifiutò di uscire dal bagno nel quale si era rifugiato con l’infermiera Vivian Torrente, nonostante le presunte offerte d’aiuto di Maher. Il quale nel frattempo si era ferito con un coltello alla gamba per simulare un’aggressione. Che sia andata così non è affatto certo. L’unica cosa sicura è che i due muoiono per intossicazione e Maher, lo scorso dicembre, viene condannato a dieci anni di prigione. «Un’ingiustizia», continua a ripetere ai suoi legali. E anche ieri lo ha ripetuto. Solo che, maldestro com’è, ha sbagliato tempo e mezzo: dall’albergo del centro di Nizza nel quale si era rifugiato, a 50 chilometri di distanza da Monaco, l’ex Berretto verde ha pensato bene di chiamare la moglie, i legali e qualche altro, ripetendo la sua versione dei fatti. Chiamate prontamente intercettate dai gendarmi francesi che sono andati a prenderlo alle 11 di ieri mattina. Molto più esperto, invece, Luigi Ciardelli. Dopo aver accumulato in Italia condanne per otto anni, mai scontate, per rapine, traffico di droga e sfruttamento della prostituzione, Ciardelli emigra in Francia dove prosegue le sue attività. Arrestato nel ’94, rimane in carcere fino allo scorso anno, quando approda a Monaco, dove era in attesa di giudizio per una rapina in farmacia. E Ciardelli doveva restare dietro le sbarre, se condannato, per non più di due anni. Poi però lo aspettava l’estradizione in Italia per gli altri otto anni da scontare. Prospettiva poco allettante, che lo ha convinto a unirsi alla fuga di Maher. Dal quale si è prontamente separato dopo aver messo piede sull’asfalto del parcheggio. Maher ora potrebbe essere condannato a una pena tra i tre mesi e un anno. «Con questo gesto - spiega tra l’ironico e lo sconfortato uno dei suoi legali, Sandrine Setton - non ci dà una grande mano. Per un po’ sarà difficile farlo uscire dal carcere». Alessandro Trocino