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 2003  febbraio 09 Domenica calendario

Programmi per giovani e donne, quiz e ”La Piovra”, Corriere della Sera, 09/02/2003 Kabul. «Come si chiama la bella capitale dello splendido Paese che ha ospitato il nostro re durante l’esilio?»

Programmi per giovani e donne, quiz e ”La Piovra”, Corriere della Sera, 09/02/2003 Kabul. «Come si chiama la bella capitale dello splendido Paese che ha ospitato il nostro re durante l’esilio?». Il concorrente risponde: «Roma». Esatto, altra domanda. «Qual è il compito dei soldati tedeschi, italiani e greci che girano per Kabul?». Breve esitazione, e poi: «Pattugliano le strade per garantire la nostra sicurezza». «Giusto - dice il presentatore -, ci aiutano e noi li ringraziamo». «Un test per la mente», il quiz televisivo del venerdì sera - ore 21 - è il punto forte di ”Kabul Tv”, l’unica televisione afghana, che trasmette quattro ore al giorno, dalle 18 alle 22. Si comincia con le canzoni popolari di Mangrel e sua moglie Nayima. Poi, programmi per gli adolescenti (’Il club dei giovani”), con sketch umoristici autoprodotti e strisce serali che si chiamano così: ”Trenta minuti sulla sicurezza del Paese”, ”Tu e la tv”, ”Donne e società”, ”La conferenza di Bonn”. Dopo, vecchi film e sceneggiati stranieri. L’Italia vista su ”Kabul Tv” è un Paese fantastico (come anche gli Usa e la Germania). Un uomo anziano rifiuta il cibo che la figlia più grande gli ha preparato: «Non sai cucinare». Lei si scusa: «Padre, sono sfortunata perché sono cresciuta durante il regno dei talebani. Oh se sapessi cucinare come le donne italiane...». una scena della ”sit-com” in onda durante ”Il club dei giovani”. Martedì sera a Kabul hanno visto morire il commissario Cattani. Le raffiche di mitra, Michele Placido ucciso dalla ”Piovra”. Titoli di coda, poi un signore con i baffi, prima di dare la buonanotte, ha detto: «La violenza delle immagini non corrisponde alla realtà dell’Italia». «Non è piaggeria verso chi ci sta aiutando e neppure ingenuità. I testi che scrivo sono tutti mirati a un solo progetto: educare il nuovo Afghanistan. Unificarlo, creare un terreno comune. E una televisione propedeutica. Per ora, ci proviamo con Kabul, perché ci vedono solo qui». Mohammad Usman Azimi, 42 anni, piccolo, gentile e vispo, è un professionista. Sa fare la televisione. Una dote che gli ha permesso di lavorare con il governo di Najbullah, durante l’invasione russa, poi con i talebani - dirottato però a ”Radio Sharia” - e adesso nell’era di Karzai. Azimi prende sul serio il suo lavoro. E fa bene, perché ne ha moltissimo. Scrive tutti i testi dei 19 programmi che compongono il palinsesto di ”Kabul Tv”. Prima delle riprese sistema lo studio. L’unico. Un fondale rosa per gli sketch, uno azzurro per quiz e programmi sulla società afghana. Due telecamere fisse. Le muove Azimi: zoom, focus, e basta. «Kabul è il centro nevralgico di questa terra e il nostro governo - come quelli che lo hanno preceduto - vuole partire da qui per creare un vero Stato. Anche con la televisione». Azimi dice che «il programma fondamentale per cambiare veramente la nostra patria» è ”Donne e società”. Esiste da anni. Un talk-show. Quando i talebani abolirono la televisione, lo trasferirono alla radio cambiandone il nome: ”Donne e famiglia”. Imposero ad Azimi condizioni che gli rendevano difficile il lavoro. In ”Donne e famiglia” non potevano parlare le donne, non si dovevano citare nomi femminili. «Non era molto pratico», dice. Quella afghana è, ovviamente, una televisione povera, la sede in uno dei quartieri più devastati di Kabul. Le facciate del palazzo sono crivellate dai proiettili. I vincitori di ”Un test per la mente” si aggiudicano un lettore cd portatile. Premio di consolazione: una teiera di produzione russa. «In un Paese senza giornali, dove pochi sanno leggere, la televisione è fondamentale per educare», dice Azimi. Le lodi all’Italia e agli altri paesi di Enduring Freedom hanno un senso educativo e politico, aggiunge. Azimi ha sempre vissuto a Kabul. Conosce la sensibilità del suo pubblico. E sa dove si deve fermare: «Quando parliamo di Paesi occidentali nostri amici, lodiamo le loro virtù, non il loro stile di vita». Ci sono altri limiti. Non si scherza sulla religione e sull’attuale governo. «Siamo strategici. Ci adoperiamo - dice il direttore, produttore e regista di ”Kabul Tv” - per dare coraggio alla gente, convincerla che adesso va meglio». Una delle ultime produzioni s’intitola ”Nei giorni dei talebani”. Contiene scenette di questo tipo: una donna di Kabul manda la figlia, senza burqa, a fare la spesa al bazar. Un talebano dalla barba grottesca, lunga fino ai piedi e oltre, non la fa entrare. Ci prova la madre, questa volta con il burqa: anche lei viene respinta. Lo sketch si chiude con la donna che dice triste: «Non ci fanno mangiare». Gli afghani hanno sviluppato un senso dell’umorismo macabro, giura Azimi. Anche qualche domanda di ”Un test per la mente” è virata al nero: «Con quale inganno è stato ucciso il nostro amato Shah Massud?». La risposta: con una telecamera piena di esplosivo che gli ha dilaniato la gola. «Ma sappiamo ridere, anche di noi stessi - assicura Azimi - E dopo venticinque anni di lacrime, ne abbiamo tanto bisogno». Marco Imarisio