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 2003  febbraio 06 Giovedì calendario

Di fronte alla guerra, l’Ulivo e l’Onu rischiano entrambi di diventare enti inutili, Corriere della Sera, 06/02/2003 Il più contento è il verde Paolo Cento, ma anche Massimo D’Alema ha l’aria piuttosto soddisfatta: «Uno a zero, Cassano al decimo», sussurra il presidente di Italianieuropei varcando la soglia della Sala della Regina dove l’Ulivo si confronta sulla guerra

Di fronte alla guerra, l’Ulivo e l’Onu rischiano entrambi di diventare enti inutili, Corriere della Sera, 06/02/2003 Il più contento è il verde Paolo Cento, ma anche Massimo D’Alema ha l’aria piuttosto soddisfatta: «Uno a zero, Cassano al decimo», sussurra il presidente di Italianieuropei varcando la soglia della Sala della Regina dove l’Ulivo si confronta sulla guerra. D’Alema, come Cento, è riuscito a godersi il gol in tempo reale. Il verde, intanto, sostiene che i fatti (i gol della Roma?) «fanno giustizia» delle parole di Boselli, deciso a garantire agli americani il sorvolo e l’uso delle basi: «La mia posizione sarà chiara domani - annuncia Cento -. Arriverò sventolando la Costituzione, l’articolo 11: l’Italia ripudia la guerra». Enrico Boselli, per conto dello Sdi, elabora una sorta di dilemma del prigioniero: «Se noi ci opponiamo all’Impero che decide da solo, dobbiamo rafforzare l’Onu. Ma se sosteniamo che, comunque, l’Onu decida, bisogna dire ”no” alla guerra, non indeboliamo l’Onu, lasciando forti gli Stati Uniti?». In fondo, se si parlassero, arriva alle stesse conclusioni di Fabio Mussi: «Colin Powell ha annunciato che, se l’Onu non approverà la guerra, diventerà di fatto un ente inutile». Circolano nella sala molti big dell’Ulivo, chi stanziale come Nicola Mancino, chi in moto perpetuo come Bersani. Tutti hanno in mano le copie della risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Iraq e un sintetico documento approvato dalla conferenza dei capigruppo. Enrico Letta raccoglie firme a sostegno di quest’ultimo foglio e a dire la verità sembrano starci tutti, Rosy Bindi lo legge e garantisce: «Va bene», Goffredo Bettini si fa coraggio: «Su questo dovrebbero concordare», pure Fabio Mussi e la Melandri condividono, Achille Occhetto dice che potrebbe andar bene «però sarebbe meglio specificare meglio la questione del sorvolo, benchè se ne possa parlare anche in un altro momento». Il nodo, in effetti, è proprio questo: il sorvolo e l’utilizzo delle basi. Clemente Mastella arriva e per via del sorvolo quasi non si toglierebbe il cappotto: «Sono cose da pazzi»: «Ma per carità, vogliamo dividerci sul fatto che gli americani possano o no usare le basi o sorvolare il territorio italiano? Benissimo. Però un minuto dopo usciamo dalla Nato. Qui va in frantumi tutto. E io dico: ”Noi ce ne andiamo e voi provate a vincere le elezioni solo con Cofferati”». L’aveva ammesso anche Castagnetti aprendo la riunione: è lì che si va a parare, sulla liceità del sorvolo e dell’utilizzo delle basi. Marco Minniti, già sottosegretario alla Difesa nel governo Amato, tenta una mediazione. Lui, che ai tempi della guerra del Kosovo, riconobbe di essere stato al corrente di aerei americani sorvolanti all’insaputa del Parlamento, propone una modifica machiavellica ma altrettanto pragmatica. Si cambi il documento dei capigruppo, là dove chiede «di non fornire alcun sussidio per operazioni di guerra, ivi compresi l’uso delle basi e il sorvolo», sostituendolo con l’articolo 3 della risoluzione del Parlamento europeo. Ma la compagna di partito Fulvia Bandoli fiuta la trappola e non ci sta: «Così ci si limita ad aspettare che il Consiglio di sicurezza dia il via alla guerra». Anche Fabio Mussi dice che la versione originaria, quella non geneticamente modificata da Minniti, gli piace di più. Tocca a Carlo Rognoni adesso: «Ma siamo matti a dividerci sul sorvolo e sull’uso delle basi?». Fin qui sembra Mastella, ma poi l’argomentazione collima totalmente con quella di Boselli: «Non vi rendete conto che dire ”no” alla guerra, quale che sia la decisione dell’Onu, significa dar ragione a Powell, ammettere che l’Onu è un ente inutile?». No, il comunista Rizzo non si rende conto: «Non fingiamo: il discrimine è proprio il sorvolo e l’uso delle basi», insiste. Sono le 22.30, Fassino e Violante si appartano un momento, Fistarol della Margherita si è già messo il cappotto e se la fila all’inglese. «La verità - sintetizza Cento - è che domani la maggioranza dell’Ulivo in Aula non vuole votare. E, allora, de che stiamo a parlà?». Il finale di partita, nella Sala della Regina, è più mesto che all’Olimpico nella curva Nord dei laziali: «Potevano dircelo che venire non serviva a niente», bofonchia un gruppetto di nordici. Poi, di corsa, tutti verso il taxi. Maria Latella